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Wolfgang Schäuble e l’ossessione della Germania per i debiti italiani

Intervenendo sul Sole 24 Ore, il presidente del Bundestag ha parlato dei problemi economici che colpiscono l'Italia, consigliando misure più stringenti

Wolfgang Schäuble e Angela Merkel (Wikimedia)

Lo scorso 15 maggio il Sole 24 Ore ha dato spazio, e ne poteva fare anche a meno, ad un articolo di Wolfgang Schäuble che, dall’alto scranno di Presidente del Bundestag, si è riaffacciato dopo molto tempo da quando la Merkel lo aveva “promosso” adottando il vecchio motto latino: promoveatur ut amoveatur! E di cosa ha scritto? Del debito pubblico planetario, per poi ricadere sempre e comunque sull’Italia.

Una domanda, la più spontanea è: perché si dà tanto spazio a certi personaggi che, nemmeno tanto velatamente, tengono nei nostri confronti un atteggiamento pieno di pregiudizi? Si ha la sensazione, nella più candida delle ipotesi, che ci piaccia farci del male da soli e cospargere le nostre ferite, che ci sono nessuno lo nega, del sale per soffrire di più.

Anche al sottoscritto questo personaggio fa salire la pressione, ma, ad altri, può far odiare l’Europa.

La sede del Bundestag (wikimedia)

Nel premettere che Schäuble riconosce che le misure per contrastare gli effetti economici e sociali della pandemia erano necessarie, subito dopo paventa il rischio mortale dell’inflazione che gli proviene dalla storia del suo Paese per quanto accadde negli anni a cavallo della Prima guerra mondiale.

Infatti, la Germania si decise ad abolire la convertibilità aurea del marco e, allo stesso tempo, i risparmiatori ritirarono dalla banca Centrale tedesca 100 milioni di marchi in monete d’oro. Per poter reggere allo sforzo bellico e alla successiva sconfitta, le autorità proseguirono con la stampa di banconote. Come effetto, si ebbe che nel periodo fra il 1919 ed il 1923, l’inflazione raggiunse il 662,6% annuo e la Repubblica di Weimar predispose la strada al nazismo.

Questa grande ferita condiziona l’intero establishment germanico, che vede nel bilancio statale il centro motore di tutto, visione condizionante e, molto probabilmente, che tocca le sfere dell’inconscio freudiano.

Nel merito, il presidente del Bundestag evidenzia che la base monetaria dell’Eurozona è passata dai 1.000 miliardi del 2009 ai 6.000 di quest’anno e la conclusione apocalittica che ne trae è che il peso dei debiti pubblici vada ridotto, per evitare che dalla “pandemia da Covid-19” si passi ora ad una  “pandemia da debito” con conseguenze disastrose.

Nessuno nega una certa pericolosità insita in questa crescita esponenziale, infatti si va dagli Stati Uniti con un rapporto debito/Pil pari al 137% a quello medio dell’Unione europea pari al 100%. Quindi tutto il mondo! Ebbene, lui prende di mira solo l’Italia e Mario Draghi, a cui consiglia caldamente provvedimenti molto duri come l’istituzione di un “European Redemption Pact” e la contestuale creazione di un “Sinking Fund” simile a quello istituito negli Usa alla fine del 19° secolo.

Joe Biden oggi durante l’incontro alla Casa Bianca con una delegazione bipartisan (da yutube)

Le sue conclusioni sono legate a un debito pubblico che non deve superare il rapporto del 60% e la parte eccedente garantita dalle riserve auree e da valute pregiate.

Qualche anno fa, ai tempi della tangentopoli tedesca, i giovani leoni della democrazia cristiana, fra cui Wolfgang Schauble, cercarono di approfittare delle difficoltà del loro presidente e cancelliere, Helmut Kohl, costretto ad ammettere l’esistenza di conti in nero del partito, partirono all’attacco e lo defenestrarono, eleggendolo così presidente onorario del partito della Cdu.

I capi di questa storica rivolta furono il delfino del Cancelliere Wolfgang Schauble e Angela Merkel che, per affrancarsi entrambi dal padre padrone della Cdu, capitanarono una mezza rivolta. Ma, come avveniva in simultanea in Italia, appena qualcuno si faceva paladino contro il finanziamento illecito della politica ne veniva coinvolto direttamente e questo fu il caso anche di Schauble che, in una confessione televisiva, ammise di aver ricevuto anche lui nel 1994 una donazione in denaro dal noto mercante di armi bavarese, Karlheinze Schreiber, e che “sono stato anch’io parte del sistema con cui Helmut Kohl ha guidato il partito!”.

Il Cancelliere Kohl e il Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton nella Casa di Bach, il 14 maggio 1998 (wikimedia/ Bachhaus.eisenach)

Schreiber era già assurto all’onore delle cronache quando nel 1991 aveva consegnato una valigia con il valore di un miliardo di lire in contanti al segretario amministrativo della Cdu, Walter Leisler Kiep, in Svizzera. Questo rivolo di denaro proveniva, verosimilmente, dalla mega tangente del valore di 250 miliardi di lire per la fornitura di carri armati all’Arabia Saudita.

A differenza dell’Italia, dove tutto finiva nel macero delle Tv e decine di procuratori scorrazzavano in lungo e largo la Penisola ed il Partito Popolare europeo non spendeva una parola a difesa della DC italiana, in Germania, invece, avveniva l’esatto contrario: nessuno indagava, nessuno veniva incarcerato e né tantomeno inquisito. La differenza di valutazione fra la Tangentopoli germanica e quella italica la diede Hans-Gert Pottering, il segretario europeo dei democristiani, che dichiarò il proprio appoggio incondizionato alla Cdu ed in particolare: “Tutta la fiducia al leader del partito Wolfgang Schauble”.

Ma la valanga non si arrestò e venne fuori, ad un tratto, anche la sparizione di altri 4 miliardi di lire di valore dai conti esteri ed illegali della Cdu dell’Assia fra il 1993 ed il 1997.

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