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Dopo Putin, Biden ritrova a Washington tutti gli ostacoli per il suo piano economico

Tirato a sinistra dal senatore indipendente Bernie Sanders e a destra dal senatore del Gop Mitch McConnell, la trattativa del presidente sembra vana

Joe Biden and Bernie Sanders (Illustration by Antonella Martino)

Rientrato nella notte da Ginevra dove ha concluso il suo tour europeo terminato con il vertice con Vladimir Putin, Joe Biden viene confrontato dalla politica di Washington.

La riforma elettorale, il piano di rilancio dell’economia e dell’occupazione basato sull’ammodernamento delle infrastrutture, la riforma del filibuster, la tattica dell’opposizione per bloccare la maggioranza, sono gli impegni che ora deve affrontare.

I media hanno generalmente dato un tono positivo agli incontri con i partner europei e con il leader russo. Il New York Times e il Washington Post hanno evidenziato l’importanza delle ristabilite relazioni con i partner del G7, con l’Unione Europea, con la Nato. Scetticismo, invece, per l’incontro con Putin. Il New York Times pubblica l’opinione di Alexander Vindman, responsabile per gli affari europei e russi per il National Security Council dal 2018 al 2020, il quale promuove la tattica di Biden che prima dell’incontro con il leader russo ha riallacciato i rapporti con gli europei e con la Nato presentandosi al vertice di Ginevra con la riconquistata leadership dei partner. E soprattutto la chiarezza con cui ha fatto capire che se Mosca non interviene per bloccare i cybercriminali ci saranno conseguenze. E non più solo da parte americana, ma anche degli alleati europei. Lo scetticismo è provocato dalla scarsa credibilità del leader russo.

“Non si capisce come i repubblicani possano criticare il vertice con Putin – scrive il Washington Post – dopo che loro gli hanno dato le munizioni chiedendo la forza per reprimere le manifestazioni di Black Lives Matter. Oppure affermando che le violenze al Campidoglio del 6 gennaio sono state causate dalla polizia per impedire una manifestazione pacifica in favore di Trump”.   

Il capo della Casa Bianca al suo rientro è confrontato con la rivolta all’interno del partito democratico tra conservatori e progressisti. Una frattura che potrebbe far saltare i suoi piani. La causa della discordia è la ricerca della Casa Bianca per ottenere anche l’appoggio dei repubblicani per lanciare le riforme. Il fatto è che i democratici hanno la maggioranza al Senato solo se sono tutti compatti. Basta una sola defezione che la perdono. E nel partito democratico almeno due senatori, Joe Manchin e Kyrsten Sinema non condividono i piani di Biden. Joe Manchin ha apportato delle modifiche alla legge elettorale, cambiamenti che sono stati accettati dall’attivista politica Stacy Abrams, leader di questa riforma, ma Manchin è anche contrario al cambiamento delle regole del filibuster e perplesso dal piano di Biden per il rilancio dell’economia. Kyrsten Sienema, con una ventina di senatori, 11 dei quali repubblicani, ha presentato un piano di compromesso per la ripresa economica che comporterebbe una spesa di 579 miliardi di dollari, quasi un quarto di quello presentato da Biden di 2mila e 200 miliardi, ridotto poi a mille e settecento miliardi, e quasi la metà di quello negoziato le settimane scorse con la delegazione repubblicana. Anche Kyrsten Sinema si oppone al cambiamento del filibuster. Non si conosce la sua posizione sulla riforma elettorale. E molti democratici “conservatori” che pubblicamente non si sono pronunciati concordano con loro.  Una quadratura del cerchio per Biden, che immobilizzato dai conservatori del suo stesso partito ha mandato su tutte le furie l’ala progressista dei democratici.

Il senatore Bernie Sanders, leader della rivolta, ha preparato un piano alternativo da 6 mila miliardi, tre volte quello proposto da Biden, che secondo fonti contattate da Insider, il media economico on line, avrebbe l’appoggio anche dei dissidenti. Non si sa ufficialmente nulla di questo piano che Sanders avrebbe presentato solo ad alcuni dei senatori che si oppongono o sono incerti su quello proposto da Biden. Comunque ha detto che lo presenterà nei prossimi giorni.

Il piano economico per passare al Senato non ha bisogno della maggioranza qualificata dei 60 senatori, ma di quella semplice perché contenendo piani di spesa può essere presentato e approvato con il meccanismo del “reconciliation”, come è stato fatto per l’American Rescue Plan da mille e 900 miliardi di dollari per la lotta al coronavirus e per aiutare i milioni di disoccupati e le aziende in crisi per la pandemia.

La lotta a tutti i piani della Casa Bianca lanciata dal leader della minoranza repubblicana al senato, Mitch McConnell, divide gli stessi repubblicani che non vogliono seguire una linea così intransigente. Molti senatori, Mitt Romney, Susan Collins, Lisa Murkowsi sono per la mediazione.

Oggi la Corte Suprema ha dato un duro colpo ai repubblicani convalidando la validità dell’Affordable Care Act, l’Obamacare, che è sempre stata al primo posto dei cambiamenti voluti dal Gop. E’ la terza volta che la Corte Suprema respinge i tentativi dei repubblicani che, con differenti argomentazioni giudiziarie, vogliono l’abrogazione della legge anche durante la pandemia perchè l’Obamacare offre la copertura medica a tutti i lavoratori che non hanno la mutua.

Repubblicani sulla difensiva anche dopo che 21 congressmen del loro partito, capeggiati da Marjorie Taylor Greene e Matt Gaetz,  hanno votato contro l’assegnazione  della Medaglia d’oro del Congresso per gli agenti che hanno difeso i parlamentari durante l’insurrezione del 6 gennaio. Ovviamente i contrari sono tutti fedelissimi di Donald Trump e tutti negazionisti impegnati a sminuire la gravità della vicenda.

L’ex presidente ha annunciato che il 30 giugno visiterà il confine “senza legge” col Messico, una mossa per cercare di screditare la Casa Bianca che non ha nell’immediato un piano per affrontare la complessa riforma della legge sull’immigrazione cercando di risolvere una situazione che per anni né i presidenti né il Congresso hanno voluto affrontare.  Neanche Trump che con le sue direttive ha limitato l’immigrazione, ma non ha voluto esaminare il problema della regolarizzazione dei milioni di “illegali” che da decine di anni hanno lavoro e famiglia negli Stati Uniti, né di quelli che portati dai genitori entrati illegalmente negli Stati Uniti, i dreamers, si trovano in una situazione precaria. Nella sua visita Trump sarà accompagnato dal governatore repubblicano del Texas Greg Abbott che ha messo a disposizione 250 milioni di dollari per continuare la costruzione del Muro con il Messico bloccata da Joe Biden.

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