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Donne e Covid: la disoccupazione femminile aumenta e non si risolverà da sola

Lo studio dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro fa preoccupare per il futuro, l'Italia è il secondo paese peggiore in Europa per le donne lavoratrici

Una lavoratrice controlla la qualità dei capi realizzati in una fabbrica nicaraguense (Foto/ILO/Marcel Crozet)

Fin dall’inizio delle chiusure dovute alla pandemia da Covid-19, le donne sono state le sfavorite sul campo del lavoro. In Italia, in particolare, il calo dell’occupazione femminile ha raggiunto tassi altissimi, secondi solo alla Spagna. Sebbene anche la disoccupazione maschile sia aumentata per via della crisi economica causata dalla pandemia, quella femminile ha raggiunto il 6.4%, quasi il doppio. A poche ore dalla dichiarazione del Primo Ministro Draghi sulla ripresa dell’economia italiana, rimane il quesito di come aiutare le donne che vogliono tornare a far parte della forza lavoro.

Anche l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) ha toccato l’argomento, con un rapporto intitolato “Costruendo un futuro più giusto: il diritto delle donne a lavorare alla base della ripresa dal COVID-19”. Nel riassunto pubblicato questo mese, l’agenzia dell’ONU ha studiato le tendenze nella disoccupazione nell’ultimo anno e i pronostici per il futuro.

 Rispetto al 2019, l’occupazione femminile nel mondo è diminuita del 4.2%, mentre quella maschile ha sofferto una perdita del 3%. Le statistiche dell’OIL hanno predetto che, alla fine del 2021, solo il 43% delle donne nel mondo avrà un lavoro, mentre per molti uomini sarà possibile tornare al lavoro e raggiungere livelli simili a quelli del 2019: si calcola che il 69% di loro, a livello globale, sarà impiegato entro la fine dell’anno.

A detta dell’OIL la ragione principale per la vasta differenza tra i sessi in questo senso è dovuta ai settori in cui le donne erano impiegate, quelli maggiormente colpiti dai lockdown durante la pandemia come il settore alberghiero, di ristorazione e manifatturiero. Non si può, però, ignorare la delicata posizione delle donne, fragile e poco protetta dalle istituzioni, senza tralasciare anche il ruolo che sono spesso obbligate ad adempiere per le loro famiglie.

In Italia, per esempio, in molte hanno abbandonato il loro impiego durante la pandemia per prendersi cura dei figli in didattica a distanza, quando i parenti erano troppo vulnerabili al coronavirus per farlo. Il fatto che, in media, le donne italiane guadagnino ancora il 23.7% in meno rispetto alla controparte maschile, rende troppo spesso scontata la scelta su chi debba abbandonare il lavoro nelle famiglie con due figure genitoriali.

Questi dati sono particolarmente drammatici considerato che nel 2020, l’Italia avrebbe dovuto raggiungere il target della Strategia Europa 2020, con il 67% delle donne italiane occupate. Questo è uno dei campi, quindi, in cui la pandemia ha causato un passo in dietro per lo sviluppo del nostro paese.

Secondo lo studio dell’OIL, le Americhe (Nord, Centro e Sud) sono la regione che ha subito il peggiore aumento della disoccupazione femminile, sebbene paesi come Cile e Colombia abbiano usato strategie di successo per evitare che ciò accadesse. In questa vasta area geografica, le donne hanno perso più del 5% dei lavori, il doppio rispetto all’Europa.

Parte dello studio dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro sui tassi d’occupazione nel 2006 e nel 2021 (Fonte/ILO)

L’ONU e l’OIL hanno realizzato il rapporto per spronare gli stati a creare strategie attente ai problemi di genere per la risoluzione della crisi economica degli ultimi due anni. Le pratiche suggerite si focalizzano sulla chiusura del divario di genere, l’aumento della flessibilità degli orari lavorativi e il favorimento della partecipazione delle donne nei corpi decisionali. Queste pratiche permetterebbero un incremento nel dialogo sociale, tra donne e uomini lavoratori di diverse classi sociali, e un clima di rappresentazione e trattamento equi.

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