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Aukus, sarà l’inizio di una guerra economico finanziaria planetaria

I risvolti economici finanziari dell'accordo trilaterale Australia, Regno Unito e USA ci riguarda eccome, ma l’Italia tace e come al solito, l’Europa cincischia

Boris Johnson, Joe Biden e Scott Morrison in occasione del patto trilaterale "Aukus" (twitter, @AusHCUK)

Anche noi siamo coinvolti in Aukus, ma a leggere o ad ascoltare i nostri media pare che nessuno se ne sia accorto. Allora sulla particolare attenzione che ha suscitato l’accordo Aukus vorrei sommessamente ricordare alcune cose.

La prima è legata al fatto che la nostra gloriosa ed antica Fincantieri, con 230 anni di storia, è unita a doppia maglia al Naval Group francese attraverso una joint venture da cui è nata Naviris. L’operazione nacque a seguito di un forte e ritrovato spirito nazionalistico con cui la Francia annullò il contratto di acquisizione che Fincantieri aveva stipulato per prendersi la compagnia navale francese e diventare uno dei primi player al mondo. Purtroppo, il colpo di mano fu, come al solito, subito dagli italiani ed appoggiato dall’Unione. Fincantieri è uno dei più importanti complessi cantieristici al mondo, leader italiano a livello globale nella progettazione e nella costruzione di navi da crociera, operatore di riferimento in tutti i settori della navalmeccanica ad alta tecnologia, dalle navi per la Difesa all’offshore e navi speciali, dai ferry ad alto valore aggiunto fino ai mega-yacht. Nella sua lunga storia ha costruito più di 7.000 navi e con 10.000 dipendenti in Italia contribuisce a 90.000 posti di lavoro nell’indotto dovuto ai 6.000 fornitori della penisola. Come se non bastasse è anche un player di levatura mondiale con 52 società controllate in tutto il mondo: Italia 17, India 3, Norvegia 6, Romania 2, Croazia 1, Svezia 1, Polonia 1, Cina 2, Qatar 2, Singapore 3, Giappone 1, Vietnam 1, USA 9, Canada 1, brasile 1, Australia 1 senza contare che ha già 97 navi da costruire nel proprio portafoglio.

La seconda, storicamente ancora più importante e che molti pare abbiano chissà perché dimenticato, è l’UKUSA STRATEGY AGREEMENT firmato quando, finita la Seconda Guerra mondiale e dopo le nefaste esperienze con gli U-Boot ed i tentativi di decrittare il codice Enigma, la preoccupazione costante degli USA fu quella di costruire un sistema mondiale di controllo delle comunicazioni e, a tal fine, fu avviato a realizzazione col nome di Echelon.

La formula fu trovata con la sottoscrizione, nel 1947, dell’accordo UKUSA STRATEGY AGREEMENT fra i soli paesi anglofoni del mondo e precisamente: Australia, Nuova Zelanda, Canada, Regno Unito e, ovviamente, gli Stati Uniti che ne furono gli ideatori ed i promotori.

La National Security Agency (NSA), il National Reconnaissance Office (NRO) e la Central Intelligence Agency (CIA) statunitensi per ordine di importanza lo coordinano e lo supportano perché, tra i vari compiti, c’è quello di interagire in costante collegamento fra loro. Il sistema si basa su una rete terrestre molto capillare e diffusa che dialoga con un sofisticatissimo sistema di satelliti spia in grado di localizzare ed ascoltare chiunque e dovunque. Opera, quindi, direttamente sui sistemi di cavi sottomarini, dei dati del web, della telefonia mobile e fissa, tv, radio e di qualunque altro sistema di comunicazione che, tutt’insieme, vengono controllati da super computer che raccolgono miliardi di dati al giorno e la cui selezione avviene attraverso l’uso di parole chiave che servono a ridurre di molto il numero di controlli da effettuare.

Nel frattempo l’Italia tace, come al solito, l’Europa cincischia, la Francia richiama gli ambasciatori e Taiwan si eccita per il patto anti-Cina.

Nello scontro globale fra Stati Uniti e Cina si deve evidenziare, purtroppo, che Biden non è diverso da Trump in politica estera e lo stanno a dimostrare le forti decisioni assunte per lasciare l’Afghanistan ed ora le decisioni sul Mar della Cina.

Le responsabilità della linea USA FIRST, mai abbandonata da nessun inquilino della Casa Bianca, non sono esclusivamente degli Stati Uniti che hanno sempre guardato e guardano giustamente alla difesa dei propri interessi, ma l’altrettanto pari responsabilità di un’Europa silente ed assente che cerca, sotto traccia, solo la difesa di qualche forte Stato al suo interno. E’ opportuno ricordare che questo è l’inizio di una guerra economico finanziaria planetaria.

 

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