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Italia paese dell’anno: l’effetto Mario Draghi continua…

L'Economist ha incoronato lo stivale, ma le sfide sono appena cominciate. Sarà necessario completare il piano di riforme e spendere in tempo i soldi del PNRR

Mario Draghi applaudito dai leader europei - Ansa

“L’Italia di oggi è un posto migliore dell’Italia del dicembre 2020”.

Non ha dubbi l’Economist che con poche brevi righe incorona Mario Draghi sulla poltrona di Palazzo Chigi e affossa l’ipotesi Berlusconi sulla poltrona del Quirinale. Per la prestigiosa rivista britannica, è l’Italia il paese dell’anno per una sola chiara ragione. Non perché abbia vinto la Uefa e i suoi calciatori siano stati i più bravi, non perché i Maneskin abbiano trionfato agli Mtv Music Awards europei, no.

La copertina in cui l’Economista criticava Silvio Berlusconi – Ansa

L’Italia è il paese dell’anno per la sua politica, ma soprattutto grazie a Mario Draghi afferma l’Economist “un primo ministro competente e rispettato sulla scena internazionale”. L’avreste mai detto soli due anni fa? Più volte la rivista britannica ci ha criticato aspramente e nell’annunciare la sua decisione di incoronarci paese dell’anno, non a caso torna a colpire frontalmente Silvio Berlusconi suggerendogli di seguire il consiglio dei Maneskin e di stare “zitto e buono”.

“Nel 2019 , secondo l’Economist, eravamo più poveri di quanto lo fossimo nel 2000 a causa della nostra politica fragile e debole”. “ L’Italia è cambiata quest’anno” spiega e “per una volta un’ampia maggioranza di politici ha sepolto le sue differenze e ha concordato su un piano di riforme che consentirà all’Italia di ricevere i fondi europei per una ripresa post pandemia”.

L’Economist elenca quindi gli aspetti positivi di questa rinascita, il numero migliore di vaccinati nell’Unione, una crescita inaspettata più forte di quella francese e tedesca, dopo le difficoltà del 2020 con il Covid che ci aveva messo in ginocchio per primi. Un cambio di rotta positivo che, mette in guardia la rivista, potrebbe interrompersi se Mario Draghi lasciasse Palazzo Chigi per andare a fare un lavoro più cerimoniale e quindi meno operativo, come è quello del presidente della Repubblica.

Sergio Mattarella e Mario Draghi – ANSA/FRANCESCO AMMENDOLA/QUIRINALE PRESS OFFICE

Attenzione, dice, potrebbe succedergli un primo ministro meno competente e quindi meno influente in Europa e meno credibile sui mercati finanziari. Parole sacrosante che la classe politica italiana, troppo litigiosa e narcisa, dovrebbe tenere nel conto. I politici italiani non dovrebbero scordarsi mai che Mario Draghi siede su quella poltrona per la loro incapacità di esprimere in piena emergenza sanitaria una persona credibile che guidasse il paese.

Se non fosse stato per Mattarella, avremmo continuato ad assistere ai capricci di leader politici più attenti ai loro destini personali che al bene del paese. Indimenticabili gli irresponsabili ammiccamenti in una fase tragica della pandemia ai no mask e poi ai no vax e poi ai no green pass. E ancora adesso, con il governo alle prese con una manovra economica complicata, ci tocca assistere a un dibattito confuso su chi dovrà andare al Quirinale senza riuscire a trovare un nome credibile che possa compattare il maggior numero di parlamentari.

L’Economist ci indica come il miglior paese dell’anno non perché siamo il più ricco, il più felice o il più grande, ma perché siamo quello che è migliorato di più in un anno rispetto a dove stava. E non stavamo in una buona posizione, ci ricorda. L’invito a tutta la classe politica è a non trascinarci di nuovo nella polvere. Quei miliardi che ci sono stati promessi con il PNRR non ci verranno elargiti se non rispettiamo scadenze e non facciamo riforme.

European Commission President Ursula von der Leyen – ANSA/STEPHANIE LECOCQ / POOL

La ricreazione è finita da tempo, ma la classe politica pare non essersene accorta. Gli italiani sono prostrati da due anni di pandemia, c’è chi ha perso persone care, chi il lavoro, chi ha visto crescere una maggiore precarietà che non saranno altri scioperi generale a cancellare. C’è bisogno di rimboccarsi le maniche, di lavorare, di dare messaggi positivi agli italiani, alle donne, ai giovani che sono la struttura portante del paese.

Non riempite le nostre giornate di polemiche che, per fortuna, l’Economist non ha registrato. C’è bisogno di visione, di strategia a lungo termine. Il PNRR ci consente di rinnovare il paese, di cambiare metodi, di proseguire in questo trend di crescita che ci porterà fuori dall’angolo nel quale la cattiva politica ci aveva confinati. Serve fare in fretta però, perché perderemo tutto se entro il 2026 non spenderemo quella montagna di danaro europeo.

Si, perderemo tutto e avremo solo debiti in più, perché voi politici litigiosi e capricciosi lascerete il lavoro a metà. Noi non possiamo permettercelo, perché non vogliamo essere maledetti dai nostri figli e nipoti. Siate quindi meno narcisi, lavorate di più per il bene del paese e parlate di meno. Andate in tv non solo per polemizzare, ma per dire a noi italiani che state lavorando per rendere realtà quei progetti, rassicurateci spiegandoci che state aiutando i Comuni a rilasciare permessi in regola con i criteri europei, che li state affiancando con esperti che li aiuteranno a non perdere tempo e occasioni d’oro come sono i fondi europei.

Roma – Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il Presidente del Consiglio Mario Draghi con il nuovo Governo, il 13 febbraio 2021 – Foto di Paolo Giandotti, Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica

Questo dovete fare per rendere l’Italia un paese migliore. E un pensiero va anche alla burocrazia italiana. Tremo quando penso alla classe di burocrati che infelicita le nostre giornate. Anche voi dovete cambiare, uscite dalla palude, semplificate le nostre vite. Non si può più rinviare, perché il momento è adesso. Un’altra occasione con oltre 200 miliardi da investire sul nostro paese non ci si ripresenterà tanto facilmente. Cambiate linguaggio, sbrigatevi…a Milano dicono “disciuless…”. Datti una mossa!

E, come dice l’Economist forse un po’ ironicamente, auguroni!

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