Cerca

EconomiaEconomia

Commenti: Vai ai commenti

L’inflazione continua a fare male: Wall Street si prepara a un’altra seduta in rosso

La Fed vuole stringere la politica monetaria prima del previsto. Il dollaro si rafforza, il rendimento del Treasury balza sopra l'1,70%. Crolla anche Tokyo

Traders work on the floor of the New York Stock Exchange - ANSA

Apertura in profondo rosso per le Borse europee nella giornata del 6 gennaio 2022, sulla scia dei ribassi in Asia e di Wall Street. Male soprattutto i titoli tecnologici. Dopo il beige book rilasciato ieri sera, gli investitori temono che la Fed possa rispondere in modo più aggressivo di quanto precedentemente previsto all’aumento dell’inflazione. I verbali della riunione di dicembre indicano infatti che la banca centrale guidata da Powell possa alzare i tassi di interesse prima delle attese.

L’allontanamento dal massiccio sostegno della banca centrale in tutto il mondo, in particolare da parte della Fed, scuote così i mercati, che avevano segnato una serie di record o massimi pluriennali sulla liquidità a buon mercato.

In realtà, il Federal Open Market Committee ha già iniziato a ridurre il vasto stimolo di acquisto di obbligazioni messo in atto all’inizio della pandemia, dato che l’aumento dei prezzi rimane ostinatamente alto, con il programma che terminerà a marzo. Ma ora prevede un ritmo più veloce in tema di politica monetaria: il costo del denaro potrebbe quindi essere rivisto presto al rialzo.

Per quanto riguarda Wall Street, anche in questo caso dovrebbe iniziare una seduta negativa, sulla scia del crollo di ieri, in particolare del Nasdaq, sul quale hanno influito le indicazioni provenienti dai verbali dell’ultima riunione della Fed.

Secondo gli esperti della centrale americana, l’inflazione si sta dimostrando più elevata e duratura del previsto e questo potrebbe rendere necessario alzare i tassi d’interesse prima di quanto stimato in precedenza. Inoltre, per il Fomc, è necessario ridurre gli stimoli monetari, non più così necessari. I future sul Dow Jones cedono lo 0,18%, quelli sullo S&P 500 lo 0,46%, sul Nasdaq perdono lo 0,71%.

I prezzi del petrolio perdono quasi l’1% dai livelli più alti da oltre un mese raggiunti dopo che le scorte di carburante degli Stati Uniti sono calate meno del previsto. Il Brent è sceso dello 0,92% a oltre 80 dollari al barile. I futures statunitensi sul greggio West Texas Intermediate (WTI) hanno perso lo 0,98%, ma erano arrivati a cedere oltre l’1% a 77,13 dollari al barile. (Agi)

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter