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Banca mondiale: crescita economica globale nel 2022 rallentata da inflazione e Covid

A frenare la ripresa possibili nuove varianti del coronavirus, aumento dei prezzi e disparità di reddito. La pandemia amplia il divario tra Paesi ricchi e poveri

Women in Nigeria collect food vouchers as part of a programme to support families 
struggling under the COVID-19 lockdown.
 (WFP/Damilola Onafuwa)

Il tasso di crescita economica globale passerà dal 5,5% del 2021 al 4,1% nel 2022, scendendo ulteriormente al 3,2% nel 2023. È la previsione della Banca mondiale nel suo report Global Economic Prospects, che evidenzia come la minaccia di nuove varianti di Covid-19 nonché l’aumento dell’inflazione, del debito e della disuguaglianza di reddito provocheranno un rallentamento significativo dell’aumento del PIL mondiale.

In particolare, secondo gli analisti, a pagare il prezzo più elevato saranno le economie emergenti e in via di sviluppo. Non disponendo infatti degli stessi margini di manovra dei Paesi avanzati per sostenere l’attività interna, esse hanno dovuto frenare anzitempo i sostegni alla popolazione al fine di contenere l’inflazione.

“La crisi del Covid-19 ha spazzato via anni di progressi nella riduzione della povertà”, ha affermato il presidente della Banca Mondiale, lo statunitense David Malpass. “L’economia mondiale sta affrontando contemporaneamente Covid-19, inflazione e incertezza politica, con la spesa pubblica e le politiche monetarie in un territorio inesplorato. L’aumento della disuguaglianza e le minacce alla sicurezza sono particolarmente deleteri per i Paesi in via di sviluppo”, ha aggiunto l’economista nella presentazione dell’indagine. “Condurre più Paesi su un sentiero di crescita favorevole richiede un’azione internazionale concertata e una vasta gamma di risposte politiche nazionali”.

Nelle economie avanzate (USA, eurozona e Giappone), il tasso di crescita nel 2022 e il 2023 sarà rispettivamente di 3,8% e 2,3%, mentre nell’anno appena trascorso è stato del 5%. Una decelerazione che consentirà lo stesso di raggiungere entro il 2023 i livelli di produzione e investimenti pre-pandemia. Il discorso è significativamente diverso per le economie emergenti e in via di sviluppo, dove la crescita sarà del 4,6% e del 4,4% nel prossimo biennio (lo scorso anno è stato del 6,3%). Ciò significa che la loro produzione rimarrà inferiore ai livelli pre-Covid di almeno quattro punti percentuali, che salgono a 7,5 nel caso dei Paesi in guerra e a 8,5 nei piccoli Stati insulari (molti dei quali dipendenti dal turismo).

“La priorità immediata dovrebbe essere quella di assicurare che i vaccini siano distribuiti più ampiamente ed equamente in modo che la pandemia possa essere portata sotto controllo”, ha suggerito Mari Pangestu, direttrice generale della Banca Mondiale per le politiche di sviluppo. “In un contesto di elevato indebitamento, la cooperazione globale sarà essenziale per aiutare a espandere le risorse finanziarie delle economie in via di sviluppo in modo che possano raggiungere una crescita verde, resiliente e inclusiva.”

Per gli Stati Uniti, la Banca mondiale stima un incremento del PIL del 3,8% nel 2022 e del 2,3% nel 2023. Non troppo dissimile la situazione dell’eurozona, dove è prevista una crescita del 4,2% nel 2022 e del 2,1% nel 2023.

A livello regionale, l’area con la migliore prestazione in termini assoluti nel prossimo biennio sarà l’Asia meridionale (7,6% nel 2022 e 6% nel 2023), seguita dall’Asia orientale-Pacifico (5,1% e 5,2%), dal Medio Oriente-Nord Africa (4,4% e 3,4%), dall’Africa sub-sahariana (3,6% e 3,8%), dall’Europa-Asia centrale (3% e 2,9%) e, fanalino di coda, dall’America Latina (2,6% e 2,7%).

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