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Quel legame tra Bettino Craxi e la libertà di espressione degli studenti su Salvini

Nella scuola di Palermo, l’Apparato si “riallinea” contro la Libertà. Ma, a volerla vedere, lì è indicata anche la via del riscatto

Il Craxi "Duce" di Forattini

Per chi vanta, o subisce, una certa anagrafe, è facile ricordare il tempo in cui Giorgio Forattini, sulla prima pagina di Repubblica, con frequenza bi o tri-settimanale, poteva raffigurare Bettino Craxi Presidente del Consiglio in stivali e camicia nera, senza che ne seguisse alcun effetto sanzionatorio o, comunque, repressivo.

Le cronache tramandano solo un esplicito riferimento dell’interessato a quell’immagine; ma fu all’insegna dell’ironia e della serena accettazione, verso quella che pure era una critica angusta, se non superficialmente ingiusta, come dovrebbe essere ormai pacificamente intellegibile anche ai meno benvoluti da Madre Natura: “Metto gli stivali, e vado all’Assemblea Nazionale” (organo del P.S.I., n.d.r.), disse una volta a Gianni Bisiach, durante la trasmissione Radio anch’io.

Mi è tornato alla memoria questo quadro, a proposito della sospensione per quindici giorni, da stipendio e funzioni, calata a colpire “l’omessa vigilanza” della Professoressa Rosa Maria dell’Aria, docente a Palermo. 

Due suoi alunni, di quattordici anni, in una slide complementare ad un elaborato, preparato per il Giorno della Memoria di quest’anno, avevano accostato due fotografie. Una, del Ministro Salvini, mentre, radioso, esibiva un cartello con l’annuncio che il cd Decreto Sicurezza era stato approvato; e un’altra, su cui compariva una prima pagina, coeva ed entusiasta, del Corriere della Sera, con l’annuncio che anche l’Italia Fascista aveva le sue Leggi per la Difesa della Razza (c’era anche un’altra fotografia; ma vi si svolgeva un paragone a più ampio raggio: fra le due Europe di allora e di oggi, per così dire; “lo scandalo” è stato quello che toccava corde nazionali). 

Il confronto qui, fra le due diverse critiche compiute mediante il richiamo di Mussolini, non è stato lungamente meditato: una volta venuto, però, mi si è imposto con una fermezza insuperabile: suggerendomi un paio di considerazioni, che provo brevemente ad esporre.

La prima considerazione, è che l’aggressione alle libertà fondamentali, secondo ampia tradizione, si muove sempre su due piani: uno è quello dei macro-eventi (guerre, invasioni, formali instaurazioni tiranniche); l’altro, è quello che si misura a passo d’uomo: non ci sono fanfare, proclamazioni di un Nuovo Ordine; no: in compenso, si presenta all’uscio di casa, con la veste di un foglietto di carta tutto pieno di “legittimità formale”, “impugnabile”, e tale da rassicurare sulla continuità dell’esistente; cioè, della vita libera, proprio mentre quella continuità oscuramente, tenacemente, velenosamente, si lavora ad abbattere e a seppellire (i quindici giorni passano prima che si possa effettivamente rimediare; lo scossone mortificante rimane nell’animo di chi lo subisce pressocchè definitivamente; e, per questa sua caratteristica, funziona perfettamente, in una prospettiva che intende essere, com’è, di oppressione).

Questa seconda specie di azione, deve il suo carattere essenziale a quello che possiamo definire lo Spontaneo Adeguamento.

L’Apparato, giudiziario o amministrativo, è il volto del Potere  che noi uomini e donne di ogni giorno conosciamo: e l’Apparato risponde ad un solo bisogno fondamentale: preservarsi. Annusa, e agisce “in conformità”.

C’è, all’inizio della catena, un’allerta di un qualche tirapiedi di rango; nel caso in esame, la Sottosegretaria Lucia Bergonzoni che, a sua volta, si diceva allarmata dalla denuncia dell’accaduto, frutto del diligente servizio di un “militante sovranista” (autodefinizione”), tale Claudio Perconte da Monza il quale, su Twitter, segnalava; nessuno stupore, peraltro: essendo movenza conforme alla più vieta cultura delatoria e legal-sopraffattrice oggi al Governo (e con non marginali osservanti anche in larga parte del PD).

Ora, il punto è questo: a Palermo (come sui balconi da cui, altrove in Italia, si erano esposte alcune domestiche e civili espressioni di opposizione politica), non è arrivato il Ministro Salvini in persona: ci mancherebbe. Sono arrivati gli Ispettori, in organico al Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica (mica rozza sbirraglia qualsiasi, che pensate!); che hanno ispezionato, visto e rilevato.

L’Ufficio Scolastico Provinciale, poi, a completare indefettibilmente il suo gravoso ma grato magistero di Alta Vigilanza e di Inesausto Controllo del Pensiero, ha preteso, disposto, e imposto l’irrefragabile mercede sanzionatoria: a emendativo lavacro e pubblico ammonimento che giammai, d’ora innanzi, Alcuna Indisciplina Pedagogica e Sovversiva Inosservanza della Superiore Dignità Ministeriale Saranno Tollerate, o comunque incoraggiate, per fiacchezza o viltà. Stop.

A suggellare la mostra del Rigore Disciplinare con la morsa della Forza Statuale, è giunta infine anche la Polizia di Stato: già delegata alla ricerca di Bagarella e Brusca, nell’Era del Cambiamento, si è vista impiegata (si può sperare, con qualche imbarazzo) a presidiare il territorio di Palermo da inedite, ma sempre pericolose mene nemiche; da nuove, tenaci, pervasive, attentatrici minacce alla Pace e all’Ordine.

La seconda considerazione, apparentemente, ci riporta all’immagine iniziale; ma, in realtà, definisce i termini effettivi di una futura possibilità di reazione, civile e di Libertà. L’azione segue il pensiero. Ma il pensiero, per essere seguito, deve essere credibile.

Ricorriamo ad una formula. Per essere, in nome della Libertà, credibili oppositori di Salvini e del M5S in vicendevole cupo connubio, bisogna non essere stati nemici (non avversari) di Craxi; o, in termini reali e presenti, non esserlo più. Spiritualmente, politicamente, culturalmente.

Superfluo qui richiamare le Superstizioni Fondamentali che hanno sorretto quell’improvvido atteggiamento: basti ricordare che l’Italia riassunta il quel nome, ebbe di fronte la forca indegnamente parlamentare di Leoni Orsenigo, le squadre larussiane di “arrendetevi: siete circondati” e, naturalmente, la Sinistra duramente e puramente analfabeta e liberticida, che imbastì il Grande Processo, a riscatto definitivo dalla sua ingiusta “cattività babilonese” (e se ne dovrebbe rammentare anche il Sindaco Leoluca Orlando, pure pronto a stigmatizzare, condivisibilmente, un provvedimento che attenta alla libertà di docenza e di espressione).

Cioè, basti ricordare i padri ignobili di questi sciaguratissimi e tirannici figliastri.

“I Nemici della Repubblica, e della Sinistra liberale e moderna che, fra i suoi errori, tuttavia mai fece annoverare la formale coercizione politico-amministrativa per  “eccesso di pensiero critico”, o la Polizia nelle scuole, a presidio di un già discutibilissimo “4”, o “5”, o “6-” nella pagella di un ragazzino.”

Non ci si può improvvisare sostenitori della Libertà. Bisogna rendersi credibili. Altrimenti, semplicemente, non funziona.

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