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Scanzi, Tosa e Porro: il giornalismo italiano ha successo sui social col tifo da stadio

I tre giornalisti più seguiti sul web seguono strategie di comunicazione molto simili tra loro, basate sulla stimolazione dei sentimenti dei loro followers

Andrea Scanzi durante una diretta Facebook

Quanto è diventato social il mestiere del giornalista. Condivisioni, like, commenti: tutto gravita attorno a quante persone interagiscano con i post condivisi sul web.

Nella classifica compilata dal sito primaonline.it, che da tempo si occupa del fenomeno, per il mese di aprile il podio dei giornalisti più seguiti sui social è stato dominato da Andrea Scanzi, con 7 milioni di “interactions”, seguito da Lorenzo Tosa con 2,9 milioni e Nicola Porro con 2 milioni.

Ma come si fa a fare successo sulle piattaforme virtuali? Le chiavi sono più o meno sempre le stesse. Partendo da Andrea Scanzi, leader assoluto della competizione, uno sguardo approfondito ai contenuti pubblicati dalla sua pagina rende bene l’idea di quale tipo di comunicazione sia oggi la più efficace. Il fenomeno Scanzi, giornalista del Fatto Quotidiano e volto televisivo spesso ospite di La7, è scoppiato con l’avvento del coronavirus.

Da marzo dello scorso anno in poi, la pagina dell’aretino ha cambiato volto, popolandosi di contenuti molto ben confezionati. Scanzi ha trovato un target, gli elettori del Movimento 5 Stelle e i simpatizzanti di Giuseppe Conte (popolarissimo durante il lockdown dello scorso anno) e poi un paio di nemici giurati, ovvero la destra capitanata da Matteo Salvini e Matteo Renzi.

Un post su Matteo Renzi nella pagina Facebook di Scanzi

Su questa dicotomia ha fatto fortuna, esprimendosi con toni sempre accomodanti nei confronti di Conte e con astio volgare nei confronti degli “altri”.

Un esempio? Nel post dedicato ai saluti di Conte dopo le sue dimissioni scrive: “Una persona così perbene, a Palazzo Chigi, nella nostra Repubblica l’abbiamo vista poche volte. Ma poche”. Su questa falsa riga si riconduce qualsiasi altro pensiero sull’ex Premier che si possa trovare sulla sua pagina. Il tutto ovviamente accompagnato da foto in cui Conte appare sempre in forma ed elegante.

Quando invece si tratta di Salvini o Renzi, i due bersagli su tutti preferiti, ogni post è accompagnato da un’immagine derisoria del protagonista (di solito mentre apre la bocca per mangiare, con il doppio mento e gli occhi sbarrati), rigorosamente in primissimo piano e con il testo sottinteso di sbeffeggio che serve per fidelizzare i lettori orfani del tifo da stadio.

La didascalia di un post tra i tanti recita: “Ieri, in tivù, Salvini ha ripetuto la solita stronzata dei giornalisti che devono essere “super partes”. È, appunto, una stronzata. Ripetuta anche da quegli asini dei suoi ultrà latranti. Chiedere a un giornalista di essere “super partes” è demente come chiedere all’acqua di non bagnare. Una pretesa così ignorante e deficiente che, se la leggo qui, la blocco in un nanosecondo. Se non si capisce questo concetto fondamentale, si è ontologicamente ignoranti. E si vota chi è ignorante come te”.

Il post di Scanzi su Matteo Salvini

Perché Scanzi fa questo? Perché ha capito che funziona, ovviamente. Sui social vince chi dà sfogo ai sentimenti, chi cattura le emozioni, chi individua un nemico e lo bersaglia dalla mattina alla sera. Così ha fatto Salvini prima di lui e infatti il successo è stato lo stesso. Certo, fare informazione in questo modo diventa alquanto difficile. Ma se l’informazione non è più il tuo obiettivo principale, allora questa strategia è la migliore che tu possa seguire.

Lorenzo Tosa (facebook)

Discorso simile, ma con altre sfumature, è quello su Lorenzo tosa. direttore di nextQuotidiano. Tosa ha portato all’estremo una tipologia di scrittura che si basa esclusivamente sul coinvolgimento emotivo. Un’emotività che però non è rabbiosa come quella di Scanzi, ma molto più sentimentale. Ogni avvenimento, rilevante o meno che sia, è un pozzo da cui Tosa riesce a estrarre un post strappalacrime e acchiappa like. Certo, non proprio tutte le storie vanno bene. Anche lui, come ogni esperto di social che si rispetti, ha targetizzato il suo pubblico e preso la parte dei simpatizzanti di sinistra. Per questo la sua pagina è ricca di migranti, persone meno fortunate e figure ai margini della società. È questo ciò che le persone gli chiedono e quindi lui, con una prosa sempre uguale, le accontenta.

Per celebrare la decisione di una libraia di non vendere il nuovo libro di Giorgia Meloni, scrive: “Alessandra Laterza è una libraia indipendente di Tor Bella Monaca, una visionaria, una di quelle che porta fisicamente la cultura nella periferia estrema e abbandonata dalla politica. E ha appena fatto un annuncio: nella sua libreria non venderà il libro di Giorgia Meloni. Rifiuta di farlo, per scelta, per convinzione, per coerenza con la sua storia. Piccoli, grandi, atti di resistenza”.

Questa è la tipica costruzione di Tosa, che eleva ogni argomento a gesto epico. Se dovesse raccontare il percorso di un piccione, scoperto in una giornata di pioggia a fare il nido sotto la tettoia di un condominio, probabilmente scriverebbe: “Lui è Omar, un piccione che nella vita ha sofferto molto. Per arrivare fino qui, è stato costretto a migrare, sotto i proiettili spietati del cielo. Ma alla fine, un battito d’ali dopo l’altro, Omar è riuscito a vincere sul disegno malvagio del destino. Ora ha un tetto, una famiglia ed è felice. E se si guarda indietro vede tutti i compagni che, partiti insieme a lui, purtroppo non ce l’hanno fatta”. Migliaia di like e appuntamento al prossimo post di sentimenti a orologeria.

Nicola Porro durante la sua diretta Facebook

Infine Nicola Porro, medaglia di bronzo, punta su una strategia molto simile a quella di Scanzi, soltanto applicata al lato opposto della barricata. Il conduttore di Quarta Repubblica, esponente di spicco del giornalismo di destra, ha fatto fortuna sui social soprattutto grazie alla diretta giornaliera chiamata “Zuppa di Porro”. In questa, ogni mattina viene presentata una rassegna stampa delle principali notizie, con tanto di commento che, ovviamente, è di parte.

Porro davanti alla telecamera urla, si arrabbia, attacca spesso con toni molto duri. Segue anche lui lo schema preconfezionato e i risultati, come da attese, arrivano.

A oggi, per vivere sul web serve questo: non tanto buona informazione, quanto più un discreto show. Se si riesce a fidelizzare una fetta di tifo, il gioco è fatto. E da quel momento in poi, i numeri non potranno che aumentare.

 

 

 

 

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