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Editoria italiana in crisi: 2,4 miliardi di euro di ricavi persi in 10 anni

L’arrivo nella società dei primi cellulari ha cambiato il nostro modo di comunicare e le nostre vite. Eppure resta meraviglioso il consiglio di Pasolini

La possibilità di leggere le notizie online sul nostro smartphone, sia sul web che sui social, ha trasformato il nostro modo di fruire delle informazioni. In una società in cui il tempo corre veloce, visto che siamo tutti troppo impegnati, leggere al volo una notizia è diventato fondamentale

E’ diventato un tema che ha coinvolto spesso i sociologi negli ultimi mesi, complice la pandemia. In queste ultime settimane sono stato più volte intervistato o coinvolto in dibattiti pubblici su un argomento molto importante che riguarda l’aumento del numero degli scrittori rispetto al numero dei lettori. Si, perché secondo diverse indagini, la percentuale di scrittori ha superato, in Italia, quello dei lettori di libri, riviste e quotidiani ed è un dato che deve farci pensare.

Questi dati vengono confermati da un articolo scritto da Fabio Pavesi per Il Fatto Quotidiano. Il giornalista ha evidenziato il grave declino dell’editoria italiana e negli ultimi dieci anni i giornali sono stati poco venduti nelle edicole. Il cambio dalla copia cartacea alla copia digitale porta con sé perdite incredibili. L’indagine mostra come tutti i gruppi editoriali abbiano subito il dramma di questa assurda crisi.

Il Sole 24Ore: “Solo dal 2018 ha ritrovato un margine industriale positivo, ma a livello dell’ultima riga di bilancio il rosso non è scomparso. Anche nei primi sei mesi del 2021, pur con il margine operativo lordo a 7,3 milioni su ricavi per 97 milioni, il gruppo ha chiuso ancora in perdita per 3,3 milioni. Nel mezzo della lunga crisi il giornale di Confindustria ha usufruito, come tutti, di tutte le tipologie di ammortizzatori sociali: dalla cassa integrazione, ai contratti di solidarietà ai prepensionamenti”.

A seguire anche Rcs ha patito il crollo dei ricavi dai 940 milioni del 2016 ai 750 milioni del 2020. Un miglioramento è arrivato nel 2021 con un recupero di 100 milioni di ricavi e il gruppo concluderà l’anno, a quanto pare, con un fatturato che si aggira intorno agli 880 milioni. Rcs risulta essere tra i gruppi editoriali con i risultati migliori.

Rcs è oggi, tra i grandi gruppi editoriali, quello con le performance di gran lunga migliori del settore.

Perdite per Gedi l’ex gruppo L’Espresso Repubblica, attualmente diretto all’89% dalla Exor della famiglia Agnelli e che ha assorbito sia La Stampa sia Il Secolo XIX.

Dal 2017 al 2020 si evidenzia una pesante crisi di diffusione de La Repubblica, de La Stampa e il Secolo. Basti pensare che: “solo tra il 2019 e il 2020 Repubblica è stata svalutata di oltre 130 milioni, portando il valore del brand da oltre 200 milioni a solo 80 milioni. Sorte analoga anche per la divisione Gnn che edita i giornali locali, oltre a La Stampa e Il Secolo XIX, svalutati solo nel 2020 di 48 milioni.”

E non è finita: “Perdite da 400 milioni per le testate di Caltagirone – Una serie decennale di perdite per 394 milioni per il Caltagirone editore. I suoi giornali (Il Mattino, il Messaggero, il Gazzettino) che fatturavano 242 milioni nel 2010 ora fanno ricavi solo per 119 milioni”.

Stessa situazione per Andrea Riffeser Monti, l’editore di Qn (Il Giorno, La Nazione e del Resto del Carlino), nonché presidente della Fieg, la Confindustria dei padroni dei giornali.

Non ha evitato la crisi anche il gruppo Class il quale fatturava nel 2010 128 milioni, adesso ricavi sono scesi a 64 milioni. Nell’arco di dieci anni pare che le perdite siano state 140 milioni.

Infine: “Seif, editore de Il Fatto Quotidiano e Ilfattoquotidiano.it nati rispettivamente nel 2009 e 2010 prima della crisi dell’editoria italiana, ha chiuso sempre in utile nel decennio con la sola eccezione del 2019, anno della quotazione sul listino Aim (rosso di 1,49 milioni). Nel 2020 i ricavi sono saliti da 32 a 38 milioni con margine industriale a quota 5,2 milioni e un utile netto di 300mila euro”.

Il Fatto Quotidiano celebra giustamente il suo successo ma il contesto è preoccupante. Indipendentemente dalle singole decrescite e/o crescite dei singoli gruppi editoriali.

L’arrivo nella società dei primi cellulari ha cambiato il nostro modo di comunicare e le nostre vite. La possibilità di leggere le notizie online sul nostro smartphone, sia sul web che sui social, ha trasformato il nostro modo di fruire delle informazioni. In una società in cui il tempo corre veloce, visto che siamo tutti troppo impegnati, leggere al volo una notizia è diventato fondamentale. Ormai, in pochi si dedicano alla lettura di un giornale cartaceo, perché assorbiti da milioni di altre attività.

Come se non bastasse la pandemia ci ha fatto capire come le fake news, immesse nel vortice della nuova comunicazione, hanno un peso, una capacità di produrre danni enormemente più grande che in qualunque altro momento storico. Sui social bastano pochi click per esprimere il nostro pensiero sotto ad un link che riporta una notizia e, molto spesso, ci trasformiamo in esperti di politica, di economia, di letteratura, di scienza e tante altre discipline. Continuiamo a condividere le notizie, non leggendo attentamente l’argomento affrontato e non documentandoci attraverso fonti attendibili.

Basti pensare che Il Sole 24 ore è stato costretto a fare un comunicato, perché su Twitter una falsa immagine del suo sito web presentava un titolo di una notizia sulle misure allo studio del governo per contrastare le conseguenze economiche dell’emergenza coronavirus.

Malgrado i caratteri della grafica fossero diversi da quelli peculiari del Sole 24 ore, e altri particolari denotassero che si trattava di un fake, molti utenti di Twitter sono caduti nella trappola e hanno creduto alle ipotesi riportate. Tanti i lettori del Sole 24 ore che hanno segnalato quanto stava avvenendo e la testata giornalistica si è vista costretta ad intervenire con un post per dichiarare che si trattava di una notizia infondata e non ascrivibile al Sole 24 ore.

Pertanto, il problema coinvolge l’editoria e anche il giornalismo, perché deve riacquistare  il suo ruolo di “Cane da guardia della democrazia” proprio mettendo in campo un’opera costante di smentita delle fake news. In questo momento combattere le fake news significa far comprendere alle persone l’importanza delle vaccinazioni. Bisogna fermare l’industria della disinformazione che continua a creare grossi danni, dando voce alle teorie più assurde dei “no vax” e dei “ni vax”, compromettendo la salute di tutti.

Il crollo dell’editoria, e della vendita dei giornali, ha portato alla chiusura di tante edicole. Facciamo un esempio-campione in una regione del Sud: la Sicilia. Un articolo de La Repubblica Palermo, scritto da Marta Occhipinti, riporta dati allarmanti.

Infatti, “Secondo i dati Snag, il sindacato autonomo dei Giornalai, su 24mila edicole attive in tutta Italia, meno di un decimo sono in Sicilia. Negli ultimi due anni, l’Isola è passata da 1817 punti vendita, tra chioschi e piccoli negozi, a poco più di 1400, perdendo circa il 25 per cento dei rivenditori di giornali e riviste.”

Insomma, stiamo assistendo ad una grande trasformazione che ha investito il mondo della comunicazione e dell’editoria. Questo comporta una riflessione abbastanza amara e per certi versi molto triste. Non leggere significa proferire parola su tutto, significa non informarsi e soprattutto dare sfogo al proprio ego e, perché no, alle proprie frustrazioni sui social. Inoltre, non leggere bene, e attentamente, comporta anche la diffusione continua di fake news che generano paura e confusione, soprattutto in un momento delicato come quello che stiamo vivendo.

Ci sono due approcci, uno nostalgico e l’altro ipertecnologico. Il primo si pone la domanda: il giornale online, e le notizie in rete, non possono realmente sostituire la bellezza della carta stampata e l’emozione sentirne l’odore. E il secondo approccio invece pensa che la carta appartenga al passato e che ci aspetta un futuro solo ed esclusivamente on line. Forse la vera strada è quella di essere interessati alla lettura indipendentemente dalla carta o dalla rete. Bisogna tutti i costi recuperare il valore della lettura e rivalutiamo la possibilità di tornare a confrontare le nostre esperienze, e il nostro vissuto, con un bel giornale o con un bel libro, ma anche con un giornale on line o un E-Book.

Ascoltiamo il consiglio di Pier Paolo Pasolini: “Puoi leggere, leggere, leggere, che è la cosa più bella che si possa fare in gioventù: e piano piano ti sentirai arricchire dentro, sentirai formarsi dentro di te quell’esperienza speciale che è la cultura“.

Che consiglio meraviglioso!

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