Cerca

First AmendmentFirst Amendment

Commenti: Vai ai commenti

“Ricardo Merlo querela chi lo critica”: Salvatore Viglia teme per la stampa libera

L'avvocato e direttore di "politicamentecorretto" è stato denunciato dall'ex Sottosegretario e poi condannato in primo grado a 20.000 euro di risarcimento

Ricardo Merlo - EPA/ROBERTO MONALD / POOL

La libertà di stampa non è un diritto scontato. O almeno non in Italia, dove i giornalisti si trovano a fronteggiare un ambiente nel quale querele, o minacce di querele, sono all’ordine del giorno.

È il caso, ad esempio, di Salvatore Viglia, avvocato e direttore del sito di informazione politicamentecorretto.com, condannato in primo grado in sede civile dal giudice del tribunale ordinario di Roma per diffamazione a mezzo stampa dopo una denuncia presentata dall’Onorevole Ricardo Merlo, ex sottosegretario al Ministero degli Esteri e componente del MAIE.

Viglia, dal 2006, si occupa di italiani all’estero. Frequenta abitualmente Camera e Senato, intervista politici, contribuisce alla discussione delle leggi. Nel 2017, in occasione della campagna elettorale per le elezioni politiche del 4 marzo 2018, fonda insieme a Carmelo Cicala (colpito allo stesso modo dalla condanna) “Insieme per gli italiani”, un movimento politico con il quale si presenta nella circoscrizione Nord-Centro America.

Salvatore Viglia – Youtube

Viglia, alla guida del giornale politicamentecorretto, che figurava allora come organo di partito, contrasta la campagna di Merlo. “Come abbiamo fatto? – racconta Viglia – Portando i fatti, senza che sia mai stata data una risposta nel merito”. Cita un articolo in particolare, che titola “Le bufale di Merlo hanno invaso il mercato di Caserta”, al quale sostiene di non aver mai ricevuto repliche.

“Querela temeraria”, è definita da Viglia quella presentata a suo carico, che rende evidente come in Italia sia presente un problema in materia di libertà di stampa. “Noi ci troviamo di fronte a un uomo – prosegue – che querela ogni volta gli si contesti qualcosa”.

La condanna, però, c’è stata. Ventimila euro di risarcimento (contro i 250.000€ chiesti da Merlo), da sommarsi alle spese legali. “Il giudice ha commesso un errore di valutazione e questo è il motivo per il quale ho fatto ricorso. Nessuna Corte di Appello la accetterà come sentenza, di questo sono certo”. Tra le critiche mosse a Merlo, c’è quella di essere il più assente in Parlamento. I dati sono di Openpolis, “l’Istat della politica”, ma il giudice di primo grado ha comunque ritenuto diffamante questa affermazione, perché definita “senza prove”.

La sentenza di condanna in primo grado a carico di Viglia e Cicala

Viglia riconosce che, in Italia, la libertà di stampa sia spesso soltanto uno slogan. “Nel nostro Paese il problema è che non esiste certezza del diritto”. Dice di aver provato più volte a raggiungere Merlo con mezzi pacifici, cercando il dibattito civile, piuttosto che il ricorso al tribunale. “Non c’è stato verso – confessa – probabilmente la mia penna gli ha fatto male, quindi la sua non è più la rivendicazione di un diritto, ma una vendetta. Siamo nell’aera della vendetta e da questo si capisce perché l’Italia sia al 41° posto nel mondo nella classifica delle libertà concesse ai giornalisti”.

Tra l’articolo 21 della Costituzione e una serie di leggi internazionali, la stampa è in realtà già protetta. Il problema, racconta Viglia, è che, per come vanno le cose, servirebbe una legge che imponga il rispetto delle norme già esistenti. Un controsenso giuridico, mai così necessario come oggi.

Viglia rimane comunque fiducioso per l’esito dell’appello. Ha la coscienza pulita ed è convinto di non aver mai commesso un eccesso di critica. “Un giudice d’appello non si permetterà di confermare il primo grado, c’è troppa giurisprudenza consolidata che va in mio favore. Ci sono tutti gli elementi per definire inammissibile la sentenza di condanna”.

“Io avevo chiuso con la politica degli italiani all’estero – conclude – ma questa storia mi sta facendo venire voglia di ricominciare e se dovessi farlo, potete stare sicuri che farò fumare le penne. La gente deve sapere”.

 

 

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter