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Il dilemma degli eletti all’estero: sacrificare le Comunità per l’Aula?

Spesso si parla di assenteismo, senza considerare che gli eletti all'estero, per far visita alle proprie comunità, devono assentarsi dai lavori parlamentari

Camera dei Deputati (Palazzo Chigi / Flickr.com).

Mi trovo spesso a decidere se andare all’incontro di una associazione di italiani, nella mia Circoscrizione di elezione, oppure essere presente in Aula. Di fronte a questa scelta mi sento fortemente combattuta tra la necessità della presenza sul territorio ed il senso del dovere che mi spinge a non trascurare i lavori parlamentari. Ma è necessario raggiungere un giusto equilibrio

Recentemente sulla stampa nazionale sono apparsi articoli sull’assenteismo dei parlamentari, in cui le presenze e le assenze diventano indici di laboriosità o di pigrizia. In realtà, il lavoro del parlamentare è molto più complesso e presenta tante sfaccettature in cui gli aspetti più squisitamente parlamentari devono essere conciliati con gli aspetti politici e di presenza sul territorio, vicino agli elettori. In effetti non era questa, essere vicini al cittadino, l’istanza principale della prima stagione di riforme della fine del secolo scorso? Poi, i sistemi elettorali sono cambiati ed hanno sempre più premiato la visibilità di partito a livello nazionale rispetto all’impegno del singolo candidato sul territorio. Ma all’estero, dalla prima volta che si è votato, dal 2006, si è sempre votato con le preferenze e la gente ha sempre chiesto la presenza del proprio rappresentante sul territorio, alle varie manifestazioni.

L’onorevole Fucsia Nissoli.

Quindi, ecco che mi trovo spesso a decidere se andare all’incontro di una associazione di italiani, nella mia Circoscrizione di elezione, oppure essere presente in Aula. Di fronte a questa scelta mi sento fortemente combattuta tra la necessità della presenza sul territorio ed il senso del dovere di non trascurare i lavori d’Aula. Infatti, quando sono a Roma, la mia priorità è chiaramente essere presente in Aula, e chi mi conosce lo sa, perché alcune volte, purtroppo, ho dovuto cancellare impegni assunti in precedenza per essere in Aula. Al tempo stesso, voglio continuare a mantenere vivo il rapporto con le Comunità all’estero, quelle che ho incontrato durante la campagna elettorale ma anche quelle che non ho avuto l’opportunità di incontrare ancora, compreso chi non mi ha votato.

Consapevole di questo problema, sin dalla scorsa Legislatura, ho scritto all’allora Presidente Boldrini per rappresentarle la necessità di individuare un meccanismo che non fosse punitivo per gli eletti all’estero al momento in cui ci saremmo recati a visitare le nostre Comunità, chiedendo, quindi, che non venissimo considerati assenti ai fini dei lavori parlamentari anche rinunciando, molto volentieri, alla diaria. Quello che mi dà fastidio è il fatto che il lavoro svolto sul territorio non venga considerato rilevante: è come se la Comunità non fosse importante e si potesse fare politica nelle Istituzioni della Repubblica a prescindere dalla Comunità stessa.

Noi eletti all’estero abbiamo un rapporto stretto e continuo con gli elettori e con le associazioni e non sarebbe possibile fare un lavoro adeguato su un territorio vasto come un continente senza il loro contributo, il che richiede presenza e condivisione. Tuttavia, dopo la promessa che se ne sarebbero occupati, il problema è stato messo nel dimenticatoio di Montecitorio. Per questa ragione, in questa Legislatura sono tornata alla carica ed ho sollecitato, questa volta, la Presidente del mio Gruppo parlamentare, On. Gelmini, confidando nella sua sensibilità per gli italiani all’estero. Mi aspetto che il tema venga affrontato presto per darci regole adeguate a svolgere il nostro mandato all’estero con serenità.

A chi fa demagogia sulle presenze-assenze dei parlamentari chiedo di fare più attenzione e guardare il lavoro parlamentare nel suo complesso e soprattutto di non fare confusione tra Camera e Senato; infatti, quest’ultimo ha un regolamento diverso con una diversa organizzazione dei lavori, cosa che influenza anche la partecipazione ai lavori stessi. Insomma, voglio dire ai giornalisti che si occupano di fare le statistiche sull’assiduità dei parlamentari, di valutare con più elementi e non in maniera semplicistica, perché sembra che chi va ad incontrare le Comunità italiane all’estero, per ascoltarle e rappresentarle di conseguenza in Parlamento, se ne sia andato a spasso. Mentre, invece, anche questo è importante, sicuramente secondario al lavoro in sede parlamentare ma pur sempre necessario. Bisognerebbe prevedere un tempo in cui i parlamentari possano garantire la presenza sul territorio, questo farebbe bene alla politica e toglierebbe ogni scusa ai veri assenteisti.

È vero che, come dice l’art. 46-bis del regolamento della Camera, “È dovere dei deputati partecipare ai lavori della Camera”, ma è anche vero che c’è una attività del parlamentare fuori da Montecitorio che pure deve essere espletata, sarebbe cosa saggia che gli organismi di governo del Parlamento organizzassero i lavori per permettere entrambe le attività e consentire a chi è eletto all’estero di essere presente tra le Comunità senza nulla togliere all’impegno legislativo. In attesa che questo avvenga, userò la pausa estiva per visitare le Comunità italiane del Nord e Centro America, per ascoltarle, stare insieme e riscoprire le radici. Un caro saluto a Tutti e buone vacanze all’insegna dell’italianità!

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