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Perché dovremmo rivedere la nostra idea sull’elettorato di Trump

Un nuovo studio del Pew Research Center stima che fra i supporters di Trump solo il 33% sia costituito da uomini bianchi poco istruiti

Il presidente Usa Donald Trump.

Il centro di ricerca ha intervistato alcuni elettori registrati alle elezioni del 2016 in più occasioni riuscendo, così, ad aggiornare la percentuale di gradimento del Presidente in occasione delle primarie repubblicane, della sua elezione e ad un anno e mezzo dal suo insediamento. Ha inoltre analizzato inoltre il comportamento di voto per etnia, religione, educazione e ideali politici

Se, come gran parte dell’opinione pubblica, anche voi pensate che il profilo dell’elettore di Trump sia il classico uomo bianco poco istruito, vi sbagliate. Lo scorso 9 agosto, il Pew Research Center ha diffuso i dati di un sondaggio condotto su quasi 4.000 persone secondo il quale la nostra idea sull’elettorato di Trump è parzialmente distorta. Il centro di ricerca ha intervistato alcuni elettori registrati alle elezioni del 2016 in più occasioni riuscendo, così, ad aggiornare la percentuale di gradimento del Presidente in occasione delle primarie repubblicane, della sua elezione e ad un anno e mezzo dal suo insediamento. Oltre a questo, lo studio è andato ad analizzare il comportamento di voto per etnia, religione, educazione e ideali politici, stilando le caratteristiche essenziali dell’elettore medio di Donald Trump che spesso non corrisponde a come siamo soliti immaginarlo.

Fra coloro che hanno partecipato al sondaggio, il 54% dei bianchi ha dichiarato di aver votato per il candidato repubblicano mentre solo il 39% ha preferito Hillary Clinton che, comunque, ha conquistato la schiacciante maggioranza dei voti dei neri e due terzi degli ispanici. Per quanto riguarda i voti in base al genere, il 52% degli uomini intervistati ha preferito Trump così come il 39% delle donne, fra le quali la maggioranza delle donne bianche. Come previsto, poi, la Clinton ha conquistato più voti dei laureati rispetto a Trump che sembra essere il candidato di punta dei poco istruiti.

Nel complesso, grazie ad un lavoro di precisione riportato dai maggiori giornali americani, scopriamo che, fra gli elettori di Trump, i maschi bianchi poco istruiti rappresentano solo il 33% del totale. Quindi, solo un terzo dei supporters del presidente rispecchia la nostra idea di pro-Trump, dato in linea, tra l’altro, con gli elettori di George W. Bush, John McCain e Mitt Romney. Il 66% mancante è composto da donne, parte dei latinos e una fetta di persone altamente istruite.

È l’elettorato repubblicano ad essere standardizzato e Trump non si discosta da questo ideal-tipo. Generalmente, il partito di Lincoln è il preferito dei bianchi poco istruiti, dei conservatori, dei bianchi protestanti e cattolici e di una fetta degli ispanici. Ma allora, perché abbiamo sempre pensato che la frangia pro-Trump fosse costituita solo da uomini bianchi poco istruiti?

La risposta risiede in un paradosso politico riguardante il rapporto fra l’eletto ed il suo presunto elettorato di riferimento. Obama vinse le sue prime elezioni grazie ad una coalizione elettorale formata da una maggioranza di bianchi poco istruiti. La retorica della vittoria del primo Presidente nero fu quella del candidato preferito dalle minoranze e, così, i democratici hanno curato meno quel tipo di elettorato pensando che fosse maggioritario all’interno della propria coalizione. Come risultato, un minor numero di bianchi poco istruiti contribuirono alla rielezione di Obama, che venne invece conquistata grazie a una crescente percentuale di voti delle minoranze. Hillary Clinton, nel 2016, ha subito la fuga dei bianchi poco istruiti dalla coalizione democratica, colpevole di essersi schierata solo a difesa degli interessi delle minoranze. Trump, quindi, ha vinto grazie a questo esodo e al parziale ritorno dei bianchi fra i repubblicani. Per questo motivo, quel gruppo è stato considerato responsabile della vittoria del Presidente anche se, come dimostrato, rappresenta solo una parte della sua coalizione elettorale.

Adesso, però, i repubblicani stanno affrontando lo stesso problema in vista delle elezioni di medio termine. Trump sta cadendo nella stessa trappola di Obama e, credendo che il suo elettorato sia composto solo da maschi bianchi poco istruiti, si sta alienando la simpatie delle donne e dei latinos a causa delle sue politiche in materia di migrazioni e diritti civili. Se il Pew Research Center stima che il tasso di gradimento fra gli elettori di Trump sia sempre molto elevato, lo stesso studio registra un crescente scetticismo da parte dell’elettorato femminile.

I repubblicani camminano sul filo di un rasoio. Secondo le stime, nel 2016 vinsero le presidenziali grazie al voto delle campagne e delle periferie e le midterms spesso si giocano nelle città e nei grandi centri urbani dove i democratici sono i favoriti. Trump, quindi, potrebbe essere doppiamente sotto attacco.

I democratici devono stare pronti a cogliere la palla al balzo, ascoltando le istanze dei più scettici per capovolgere la maggioranza al Congresso. A quel punto, farsi carico delle problematiche di un ampio spettro della popolazione sarà la vera arma con cui battere i repubblicani nel 2020. Come nella vita quotidiana, anche in politica le etichette e gli stereotipi riescono solo nell’intento di semplificare grossolanamente una realtà molto più complessa e sfaccettata. In politica nulla deve essere dato per scontato e, il prossimo 6 Novembre, le donne potrebbero farsi portavoce di un nuovo cambiamento.

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