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Genova, Di Maio, Salvini, e quegli applausi meritati segno del cambiamento

Per la prima volta, ho visto un applauso genuino, lungo, spontaneo per due politici che in qualche modo hanno conquistato gran parte dell’Italia

Fermo immagine dell'applauso che ha accolto Luigi Di Maio e Matteo Salvini ai funerali di Stato delle vittime di Genova.

Ero abituato a vedere quello snobismo tipico di una certa sinistra, che anche in occasioni atroci come Amatrice, son stati capaci soltanto di sfilare con la puzza sotto il naso, sfoderando un piglio di malcelata superiorità perfino dinanzi allo strazio di chi aveva perso tutto. E invece quei due ragazzi hanno capovolto tutto

Quell’applauso in qualche modo inatteso, impensabile soltanto qualche mese fa, è stato forse uno de segnali più forti di come i tempi siano cambiati.

Genova. Un funerale di Stato che in tanti aspettavano e che in troppi hanno pianto, con una sequela di bare da far paura e quel lungo applauso che ha accolto Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Poco importano i fischi, e anche qualche insulto, ai rappresentanti della “vecchia” politica, Martina e Pinotti per fare un esempio. Certo se avessero avuto un po’ di senno e sensibilità sarebbero stati a casa, ma sembra quasi di sparare sulla croce rossa quando si parla del PD.

Quell’applauso in un istante sembra aver riconciliato un Paese, con quei due leader così giovani ma al contempo così sicuri, forti di essere il cambiamento e di non aver alcuna responsabilità per quanto accaduto al Ponte Morandi, così sobri e popolari al contempo, così stranamente normali.

Non so voi, ma al sottoscritto quella scena ha destato una sensazione particolare. Per la prima volta in trentadue anni, ho visto un applauso genuino, lungo, spontaneo per due politici che in qualche modo hanno conquistato gran parte dell’Italia, numericamente ed emotivamente.

Lo ammetto, mi sono commosso. Forse perché ero abituato a vedere quello snobismo tipico di una certa sinistra, che anche in occasioni atroci come Amatrice, son stati capaci soltanto di sfilare con la puzza sotto il naso, sfoderando un piglio di malcelata superiorità perfino dinanzi allo strazio di chi aveva perso tutto. Ricordo quando decisi di donare il dieci percento sul prezzo di copertina del mio libro “Le parole della Jihad” (uscito proprio nel giorno in cui Amatrice fu praticamente rasa al suolo il 24 Agosto 2016) e la frase infelice di un rappresentate del centrosinistra abruzzese sotto il post in cui annunciavo la mia decisione “ora si che Amatrice verrà ricostruita.” Feci notare che io non ero il Governo, ma un semplice professionista che in qualche modo voleva aiutare i suoi connazionali. Certo, era una goccia in un oceano di bisogno, ma non mi importava, era la cosa giusta da fare. Chiesi quanto lui avrebbe donato, dato anche il suo stipendio da amministratore locale a quattro zeri, mi rispose che ero un populista. Una conversazione semplice ed indicativa di quanto questa gente si sentiva intoccabile, sino soltanto a qualche mese addietro.

E invece quei due ragazzi hanno capovolto tutto. Tutto è cambiato. Sembra quasi di dire una banalità, ma erano due cittadini tra i cittadini, a prescindere dalla scorta e dal fiume di persone al loro seguito. Mi son sentito rincuorato da quell’applauso dei genovesi.

Anni fa lasciai l’Italia anche per colpa di quella politica fatta da finti aristocratici, che quasi esigevano il baciamano dalla plebe, ovvero il popolo italiano. Io, come milioni di altri italiani e tantissimi altri ragazzi della mia generazione, quel baciamano decisi di non farlo e andai altrove, in un posto dove le parole merito e futuro, erano e sono ancora valide, validissime.

Ed ecco perché oggi mi levo il cappello dinanzi questi due ragazzi. Meritano la mia fiducia, meritano di governare, meritano di provare a cambiare un Paese che per troppo tempo è stato immerso in un pantano fatto di ipocrisia ed immoralità.

Io nella vita mi occupo di sicurezza e cerco di rendere la vita difficile ai terroristi, decisamente non mi occupo di politica ne tantomeno di psicologia sociale. Ma se esiste un’immagine che esprime quanta colla stanno usando Salvini e Di Maio per rimettere insieme i cocci dell’Italia che crolla, ecco quell’immagine è tutta racchiusa in quella applauso. In quegli abbracci.

Grazie Genova. Grazie Matteo e Luigi. E grazie anche un po’ a noi che anni fa siamo stati cacciati quasi a pedate dall’Italia, perché probabilmente siam parte della sveglia che è suonata all’interno delle coscienze di chi è rimasto.

Quell’applauso ripaga anni di grigiore. Quell’applauso ripaga decenni di sfiducia. Quell’applauso ha dato nuova dignità ad un intero Paese.

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