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Se quindici libri per le vacanze sembrano tanti: ma svegliate i figli d’Italia

Se i figli sono ignoranti, la colpa è dei genitori che vogliono tenerli nel limbo dell’ignoranza, come il governo per fare demagogia?

Foto di John Morgan da Flickr https://www.flickr.com/photos/aidanmorgan/4151100524)

Se i giovani sono incapaci di amare, è perché hanno paura di soffrire. E se sono razzisti, è perché lo sono i loro genitori. Ma che generazione è questa?

“Quindici libri da leggere per le vacanze gli hanno dato a mio nipote! Quindici! Ma non li fanno lavorare abbastanza durante l’anno scolastico?”

La nonna è furente e si confida con la cassiera mentre fa la spesa. Le avrei riso in faccia, ma ho un’educazione che non mi permette di interferire con i discorsi altrui, benché gli italiani amino enunciare a voce alta i loro problemi, convinti che siano di interesse capitale. E in questo caso, sì. Ma non come intendeva la signora.

Facciamo un po’ i conti: sono circa 5 libri al mese per i quasi 3 mesi di vacanza. Possibilissimo. Ma già vedo mamme, nonne e zie impegnate a leggere e riassumere i libri per i bamboccioni. Che nel frattempo bivaccano al computer, si fanno selfie che postano su istagram o mandano whatsapp alla velocità della luce. Poverini, devono socializzare. Virtualmente?

Se i figli sono ignoranti, la colpa è dei genitori che vogliono tenerli nel limbo dell’ignoranza. Se i figli insultano gli insegnanti, è perché i genitori imprecano a casa contro di loro. Se i figli sono nichilisti, senza progetti né prospettive, è perché i genitori gli hanno reso la vita comoda. Se i giovani sono incapaci di amare, è perché hanno paura di soffrire. E se sono razzisti, è perché lo sono i loro genitori. Ma che generazione è questa?

Nonostante ciò qualcuno arriva anche al governo. Come Giggino, che pensa che Matera stia in Puglia e a Taranto non vi siano musei dedicati alla Magna Grecia. Ma almeno sa che l’Italia ha la forma di uno stivale? E possono verificarsi due scenari: lo stivale va alla deriva oppure qualcuno glielo dà sulla testa.

Mario Draghi, presidente della Bce, finalmente si è fatto sentire: “Negli ultimi mesi le parole sono cambiate molte volte e quello che ora aspettiamo sono i fatti, principalmente la legge di bilancio e la successiva discussione parlamentare. La Banca centrale europea si atterrà a ciò che hanno detto il primo ministro italiano, il ministro dell’Economia e il ministro degli Esteri, e cioè che l’Italia rispetterà le regole. Il mandato della Bce è la stabilità dei prezzi e il Qe è uno degli strumenti con cui lo perseguiamo. Non è nostro compito assicurare che i deficit dei governi siano finanziati in qualsiasi condizione”.

Giggino, vice premier e ministro del Lavoro, non è stato nemmeno preso in considerazione, ma è avvisato.
Ora c’è da chiedersi come uno che non sa nemmeno la geografia che si apprende alle elementari, uno che non ha titoli di studio, uno che non ha mai lavorato, possa guidare un dicastero ed essere vice premier. Se lo stivale affonderà, ci dirà che non è un calzolaio? O darà la colpa al suo alter ego, Conte?

E’ trascorso un mese dal crollo del ponte Morandi di Genova e siamo in alto mare. Perché questi al governo, essendo incompetenti, non sanno che pesci pigliare. Non hanno gli strumenti cognitivi per capire e per prendere delle decisioni. Pensavano di andare al governo e navigare a vista, ma non avevano pensato che c’è sempre l’incognita: lo scoglio che ti può far affondare.

Per costruire un ponte ci vogliono gli ingegneri, per distruggerlo basta un calcolo errato. Per sistemare l’Italia ci vogliono molte persone competenti, per distruggerla basta un Di Maio qualsiasi. Ma in questo caso il calcolo errato lo abbiamo fatto tutti noi con il nostro voto: saremo tutti responsabili del naufragio del Paese.

Poco male, si può sempre formare un ponte umano dalla Libia alle coste italiche. Tutti ci potranno camminare sopra e andare e venire da un continente all’altro. Inutile che ci dicano che gli sbarchi sono diminuiti dell’80 per cento, quando gli extracomunitari entrano in Italia pure via terra, dalla Slovenia. Una pattuglia controlla tutte le auto al confine, mentre i bengalesi, scaricati dai passeur, varcano il confine a piedi a soli dieci metri di distanza. E poi cosa fanno in Italia? Chi gira per i ristoranti simulando di vendere fiori ma vende droga, chi va a lavorare in nero per i terzisti di abbigliamento in Campania. Ma sembra che l’organizzazione che in Italia gli procura questi lavori sia intoccabile. Anche se abbiamo degli ignoranti al governo, non possono ignorare la faccenda. Allora finora hanno fatto solo demagogia?

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