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Trump promette un nuovo ordine esecutivo: rimuovere lo Ius Soli dalla Costituzione

A una settimana dalle Midterm Elections, Trump promette un ordine esecutivo che mira a rimuovere lo Ius Soli attaccando direttamente la Costituzione

Trump durante il periodo di campagna elettorale nel 2016.

Stando a quanto detto all’emittente della rete HBO, il quarantacinquesimo presidente statunitense intende adoperare un ordine esecutivo mirato a rimuovere la birthright citizenship dalle leggi Americane. Il processo, che già si prospetta legalmente difficoltoso, se cambiato attraverso executive order, non necessita di passare attraverso il Congresso Americano. “Sicuramente, si può fare passando per il Congresso, ma ora mi dicono che lo posso direttamente fare con un ordine esecutivo”, ha detto ai microfoni targati HBO.

Il quattordicesimo emendamento della costituzione Americana recita: “All persons born or naturalized in the United States, and subject to the jurisdiction thereof, are citizens of the United States and of the State wherein they reside”. In italiano, leggerebbe “Tutte le persone nate o naturalizzate negli Stati Uniti, e dunque soggetti alla loro giurisdizione, sono cittadini degli Stati Uniti e dello stato nel quale risiedono”. In Italia, il concetto lo conosciamo colloquialmente come ius soli: il diritto alla cittadinanza fornito dalla località natale, indipendente dallo stato legale dei genitori.

Criticato dal nostro stesso ministro degli interni Matteo Salvini in tempi di campagna elettorale, lo ius soli non rientra, al di fuori di alcune condizioni eccezionali, nella Costituzione italiana. D’altro canto, però, è sempre stato un punto di riferimento, quanto meno quando visto dall’estero, della Costituzione americana. Il suo regno all’interno del quattordicesimo emendamento della costituzione, però, potrebbe avere vita breve, viste le odierne dichiarazioni del Presidente Trump in un’intervista rilasciata da Axios.

Stando a quanto detto all’emittente della rete HBO, il quarantacinquesimo presidente statunitense intende adoperare un ordine esecutivo mirato a rimuovere la birthright citizenship dalle leggi Americane. Il processo, che già si prospetta legalmente difficoltoso, se cambiato attraverso executive order, non necessita di passare attraverso il Congresso Americano. “Sicuramente, si può fare passando per il congresso, ma ora mi dicono che lo posso direttamente fare con un ordine esecutivo”, ha detto ai microfoni targati HBO. Nonostante l’importanza di executive order non sia in discussione, le possibilità che uno di loro riesca a cambiare la costituzione sono particolarmente povere. A quanto riportato dal National Constitution Center, l’ordine esecutivo del presidente Americano verrebbe trattato come legge federale, ma non comporterebbe il cambio effettivo della costituzione Americana. Per arrivare a modificare il quattordicesimo emendamento, Trump dovrebbe dunque passare per le mura del Congresso, azione che da quanto recitato nell’intervista di Axios non intende intraprendere, o virare direttamente verso la Corte Suprema, cosa che oltre a tempi proibitivi, presenta moltissimi ostacoli legislativi che non garantiscono affatto il cambiamento della costituzione. 

Nonostante ciò, a una sola settimana di distanza dalle midterm elections che vedranno milioni di votanti muoversi verso le urne elettorali, Trump riprende una politica che aveva trovato molta trazione durante la sua campagna elettorale nel 2015. Nonostante più di altri trenta paesi nel mondo adottino la politica dello ius soli, quello americano ne è sempre, forse, stato a capo. Durante gli anni più intensi dell’immigrazione verso il nuovo mondo, il quattordicesimo emendamento ne rappresentava l’apprezzamento interno, una specie di messaggio di benvenuto che assicurava la cittadinanza a tutti i figli di chi cercava fortuna in America. Ora, però, con il ribaltamento trumpiano della dialettica che circonda l’immigrazione americana, la rimozione di questo pilastro concettuale dell’idea societaria che per secoli ha rappresentato l’America non sembra stonare affatto.

Si va a unire, dunque, alla durissima linea intrapresa dall’amministrazione Trump sugli immigrati, sia legali che non. Per un certo verso, c’era da aspettarselo. Ciò che diventa interessante, dunque, è il tempismo di queste dichiarazioni. Arrivate durante un periodo che potrebbe rivelarsi fondamentale per il successo o il fallimento dell’amministrazione repubblicana, paiono cercare di soffiare sul fuoco conservativo che ha caratterizzato tutta la sua campagna elettorale. Sarà inoltre interessante osservare come altri capi di stato localizzati nel resto del mondo interpreteranno queste intenzioni, se ci si schiereranno in parallelo o di traverso.

Quel che è certo è che, in questo polarizzante periodo elettorale, le dichiarazioni odierne e le conseguenti azioni future del presidente sapranno certamente trovare la luce di moltissimi riflettori sia sociali che politici. Senza dubbio, per lo meno parti della sinistra americana si schiereranno istintivamente contro l’ultima sfaccettatura della sua dura linea anti-immigrazione. Rischia, dunque, di polarizzare ulteriormente il clima politico e sociale americano, marginalizzando ancor di più la fascia della popolazione immigrata, fetta importantissima della torta socio-culturale a stelle e strisce. Non è ben definita, inoltre, neanche la reazione dei gruppi tradizionalisti nazionali, poiché, per certi versi, emendare la costituzione americana potrebbe significare, ai loro occhi, un dietrofront sulla promessa contenuta nel celebre slogan Make America Great Again. Modificare o eliminare il quattordicesimo emendamento, per certi versi uno di quelli più strumentali nell’ascesa dell’America verso la grandezza, rischia dunque di creare una spiccata instabilità non solo tra le file di chi si oppone al suo governo, bensì anche tra i suoi stessi sostenitori.

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