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Emergenza nazionale, sedici Stati contro Donald Trump

California e New York in prima fila per fermare la costruzione del muro con budget di “emergenza”

Donald Trump (Gage Skidmore / Flickr.com).

È impossibile valutare la portata della nuova causa chiamata “State of California et al v. Trump et al”. Ma le ragioni che hanno portato ad un conflitto così esasperato sono almeno due, una di matrice costituzionale ed una politica. Il Presidente, utilizzando lo stato d’emergenza per aggirare il Congresso, aprirebbe una ferita profonda nella costituzione Americana, facendo da precedente per futuri provvedimenti simili. Sotto il punto di vista politico, invece, il Muro sembra essere diventato terreno di scontro all’ultimo sangue fra Democratici e Repubblicani

Lo scorso lunedì, durante il Presidents’ Day, festa nazionale americana per commemorare i Presidenti, ha fatto discutere la causa intentata da 16 stati contro Donald Trump per fermare il piano di costruzione della barriera con il Messico. Lo scontro legale nasce dall’annuncio sullo stato di emergenza nazionale dello scorso 15 Febbraio. Secondo Xavier Becerra, Attorney General della California e depositario della causa, Donald Trump non potrebbe aggirare il veto del Congresso sul budget da dedicare alla costruzione del Muro con il Messico. La sfida fra i 16 stati ed il Presidente, verterebbe su temi come le prerogative presidenziali sullo stato d’emergenza e la separazione dei poteri fra organo esecutivo e legislativo.

Apripista, nello scontro con il tycoon, la California e New York, seguiti da Colorado, Connecticut, Delaware, Hawaii, Illinois, Maine, Maryland, Michigan, Minnesota, Nevada, New Jersey, New Mexico, Oregon e Virginia. Fra questi, solamente il Maryland è governato dai Repubblicani ma può contare su un Attorney General Democratico.

La causa nasce come via legale per contrastare la decisione di Trump, qualora la battaglia politica dovesse concludersi con la sconfitta dei Democratici. Questi ultimi, infatti, sono pronti a votare al Congresso una risoluzione contro lo stato di emergenza nazionale, nella speranza di ricevere l’endorsement di alcuni rappresentanti Repubblicani. Una vittoria in questo frangente, però, non sarebbe risolutiva, avendo il Presidente il potere di rispedire la patata bollente alle camere, dove i Democratici non possono contare su numeri decisivi. Per questo motivo, Becerra avrebbe aperto la causa nel Distretto Nord di San Francisco, covo di uno zoccolo duro di giudici in aperto contrasto con il Presidente. Come riporta il Washington Post, nel distretto Trump avrebbe perso nove importanti cause.

Donald Trump, che negli scorsi giorni si è dovuto difendere dalle critiche degli oppositori politici, ha fatto sapere di essere perfettamente in linea con il National Emergencies Act del 1976, usato più e più volte dai Presidenti USA nel corso degli anni. Il problema e punto focale della discussione non sarebbe lo stato di emergenza in quanto tale, tanto più il suo utilizzo improprio atto a scavalcare la decisione del Congresso, organo con poteri sul budget. Per superare lo shutdown, quest’ultimo ha deciso di concedere $1,375 miliardi per la costruzione del Muro. Trump, chiamando l’emergenza nazionale, ha invece deciso di attingere ulteriori fondi dal Dipartimento del Tesoro ($600 milioni), dalle operazioni antidroga dell’esercito ($2,5 miliardi) e dagli stanziamenti per le costruzioni militari ($3,6 miliardi). Il nuovo totale sarebbe di circa $8 miliardi per la costruzione di nuove barriere soprattutto nello stato del Texas.

È impossibile valutare la portata della nuova causa chiamata “State of California et al v. Trump et al”. Ma le ragioni che hanno portato ad un conflitto così esasperato sono almeno due, una di matrice costituzionale ed una politica. Il Presidente, utilizzando lo stato d’emergenza per aggirare il Congresso, aprirebbe una ferita profonda nella costituzione Americana, facendo da precedente per futuri provvedimenti simili. Questo, ovviamente, contrasterebbe con il sistema dei “pesi e contrappesi” che da sempre difende gli Stati Uniti da derive autoritarie e dall’accentramento dei poteri. Sotto il punto di vista politico, invece, il Muro sembra essere diventato terreno di scontro all’ultimo sangue fra Democratici e Repubblicani. I primi, che hanno fatto da apripista negli anni ’90 con le barriere innalzate da Clinton, sono stati coloro che più hanno costruito al confine, con un picco nella prima era Obama. Il Muro di Trump, però, è una faccenda diversa, essendo il punto focale della campagna elettorale vinta dal tycoon nel 2016. Una sua sconfitta politica adesso potrebbe insidiare dubbi sull’inconsistenza di alcune sue proposte nelle menti dei supporters e minare le possibilità di rielezione nel 2020.

Il Presidente, in risposta, ha sminuito la causa degli Stati Democratici, denigrando lo spreco di denaro pubblico in California per la costruzione del Treno ad alta velocità.

La palla, adesso, è nuovamente nelle mani del Congresso, dove la maggioranza democratica sa di poter contare sul potere giudiziario per mettere i bastoni fra le ruote al Presidente Trump.

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