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Reddito di cittadinanza, se in UK ha fallito perché dovrebbe funzionare da noi?

Nel Regno Unito sono evidenti gli effetti intossicanti di questa forma di assistenzialismo: frodi, smantellamento del sistema sociale, divisione di classe

Frame della campagna video istituzionale sul reddito di cittadinanza.

Alla luce di tutto ciò viene da chiedersi: cosa direbbe un Giuseppe Di Vittorio dei principi che sorreggono il ‘reddito di cittadinanza’? Lui e i suoi compagni di lavoro che si sono formati e cresciuti all’interno delle realtà lavorative, discutendo e lottando per i diritti sociali?  L’ossatura del nostro sistema democratico nasce anche dai ‘banchi’ del loro Lavoro, come pure il nostro sistema scolastico conquistato da costoro che avevano voluto credere nel sogno di garantire l’istruzione ai figli della classe operaia: il sogno di creare la società mista nella quale viviamo oggi e che abbiamo il dovere di proteggere gelosamente

Si fa sempre più acceso in Italia il dibattito sul reddito di cittadinanza. Il paese è diviso fra i tanti che sperano di ottenerlo e coloro che avanzano qualche dubbio sulla validità di questa erogazione.

Nei numerosi dibattiti che scorrono sui media italiani il confronto con altre realtà europee viene tenuto in conto solo con l’obiettivo di giustificare la spesa: ‘così fan tutte’, è lo slogan ipnotizzate. Non sarebbe invece più utile imparare dalle esperienze decennali di altri paesi che tipo di risultati il ‘reddito di cittadinanza’ ha prodotto?

In UK sono evidenti gli effetti intossicanti che questa forma di assistenzialismo economico ha prodotto. Qui, il ‘social benefit’ (reddito di cittadinanza) devoluto alla popolazione più bisognosa ha origini ben lontane: nel 1942 venne introdotto grazie al progetto politico del Lord William Beveridge, ministro poi del governo labourista, il cui obiettivo era di rimuovere la povertà dovuta a disoccupazione o malattia. Ma lo stesso Beveridge, sollecitato da qualche titubanza, aveva debitamente messo in guardia i politici dall’azione deleteria dei “Cinque Giganti del Diavolo Sociale’: Squallore, Malattia, Ignoranza, Bramosia del volere e Indolenza che avrebbero ineluttabilmente potuto distruggere le buone intenzioni della riforma.

A quasi 80 anni dalla introduzione della riforma la realtà si palesa molto lontana dai principi che avevano ispirato l’autore.  Il generoso sistema di benefici britannico, soprattutto in anni di vacche grasse, ha potuto elargire ai più bisognosi soluzioni abitative, mensilità, sanità. Insomma, una vita corredata da estese forme di gratuità.

Un controllo effimero sulle erogazioni ha permesso a molti di costoro di continuare a incassare il reddito per tutta la loro vita passandolo come ‘eredità’ alla generazione successiva. Con il passare degli anni e il sedimentarsi di queste pratiche, una certa fascia sociale si è adagiata sulla facilità dell’ottenimento dei benefici venendosi a creare quella che qui si definisce la ‘underclass’.

Ancora oggi rimane una piaga della società Britannia l’elevato numero delle ragazze/adolescenti madri che con una bassa scolarizzazione ottengono, attraverso i ‘social benefic’, l’’indipendenza’ come ricompensa del proprio ruolo di madri: più figli si procreano più altro il reddito. Questo ha permesso il proliferarsi di donne che generano tre, quatto, cinque figli (tutti ‘Argenti vivi’) con altrettanti partener diversi.

In ogni città o cittadina britannica esistono quartieri con una maggioranza di famiglie in “Income Support/Social Benefit’; qui sono le scuole dove il livello di bambini con difficoltà di apprendimento è molto alta. A questo va aggiunto che è aumentato vertiginosamente il numero di coloro che al reddito aggiungono compensi ulteriori perché ‘malati’. Dalle osservazioni di questi ultimi decenni è evidente che il reddito così devoluto ha creato disoccupazione a lungo termine stimolando un stile di vita positivamente correlato, spesse volte, all’abuso di alcool e sostanze stupefacenti e con una forte ricaduta di conseguenze (alienazione, depressione, criminalità) sulle nuove generazioni.

Inoltre il forte esborso finanziario per il reddito così devoluto ha finito con erodere la ‘coperta dei finanziamenti sociali’ fino a sotto finanziare cronicamente il sistema scolastico statale che a tutt’oggi fa acqua da tutte le parti. Presso le Scuole Statali l’indisciplina la fa da padrona, fino a spingere i migliori insegnanti a rifugiarsi nel Sistema Scolastico Privato dove, invece, dietro un pagamento di 20.000 (!) sterline all’anno per studente, la cultura domina imperante e i ragazzi/e, futuri ospiti di Oxbridge, si concentrano sullo studio e competizione scolastica per prepararsi al futuro. Triste? Ma questa è la realtà, bellezza!   

Addirittura la Channel 4 ha dedicato al fenomeno della ‘Underclass’ britannica, una serie televisiva, ‘Shameless’ (Senza Vergogna), in onda dal 2005 fino al 2013. Non ci ricordiamo, forse, il senso di depressione e dissoluzione dei valori raccontato in “Full Monty”? Nonostante tutti i governi succedutosi abbiano dichiarato ‘tolleranza zero’ verso le frodi, il fenomeno si è rivelato molto difficile da controllare. Il deputato Frank Field, ministro per la Sicurezza Sociale sotto il governo di Tony Blair, si è reso famoso per aver dichiarato: “La frode è così seria che nessun ministro sarebbe felice di pubblicare i dati veritieri’.

È ormai chiaro che neanche un sistema giuridico e di controllo come quello britannico, dove la certezza della pena è molto più garantita che in Italia, ha il potere di debellare tale specie di frodi. Per decenni questa tematica ha avuto un forte peso sui programmi elettorali e sulle decisioni di tutte le forze politiche che hanno perpetuato il sistema. Di fatto la elargizione ha creato e alimentato una cultura del ‘ottenere qualcosa dando in cambio nulla’, la versione britannica del ‘divano’ italiano.

In una indagine fatta a 50 anni dalla Beveridge, il 55 % della popolazione britannica ha dichiarato di credere che ‘il sostegno economico è troppo alto e scoraggia la gente a cercare il lavoro ’. Questo sentimento ha indotto prodotto una pericola conseguenza: ostilità da parte di coloro che pagano le tasse verso coloro che ricevono il sussidio. Una lotta e divisone fra classi sociali che hanno esacerbato il dibattito della società civile.

James Bartholomew, celebre autore e giornalista, asserisce provocatoriamente che “questa generosa erogazione ha fatto più danni alla società che benefici”. Nel suo libro, “The Welfare State We Are In”, scrive “la frode ha danneggiato il senso di rispetto della legge, il senso di rispetto di se stessi e il senso di onestà”  e continua “l’abitudine a commettere frodi si riflette sulla popolazione con un aumento di tassazione che rischia di abbassare la crescita del paese”.

Lo stesso Tony Blair, leader del New Labour, era corso ai ripari cercando di erodere il finanziamento della spesa sociale per devolvere più finanziamenti a sostegno delle scuole pubbliche. Il suo slogan “Education, Education, Education” lo portò alla poltrona di Primo Ministro (1997-2007). David Cameron, fedele primo ministro Tory (2010-2016), ha continuato a tagliare i contributi ai social benefit, lasciando però la scuola pubblica sotto finanziata e destinandola al fallimento.

In tal modo è chiaro come la società inglese corra su due binari paralleli venendo a mancare un motivazione politica che incentivi la mobilità sociale.  Questi elementi ci offrono la possibilità di interpretare la ‘rabbia sociale’ che di tanto in tanto affiora nella società britanna e che dall’inizio del 2019, si è espressa con l’uccisione per accoltellamento di 20 giovani per mano di altri giovani nei sobborghi di Londra.

Anche i movimenti di politici di natura socialista hanno da sempre intravisto nelle forme di assistenzialismo una sorta di inganno a danno della stessa classe sociale bassa. ‘Perché è un modo per mantenere il potere nelle mani della classe dominante’ aveva osservato Franklin Roosevelt e, in base ad Eduard Bernstein (1850-1032, teorico politico e socialista membro della SPD) “l’assistenzialismo potrebbe perpetrare il ‘pauperismo’ della classe lavoratrice”.

Come si è visto nella realtà inglese, i finanziamenti della Income Support hanno garantito al popolo un livello di sopravvivenza, a discapito però del funzionamento della scuola statale, seminando in tal modo povertà di spirito e solcando sempre di più la divisione sociale, anzi, di classe. È questo un rischio che vogliamo correre?

Alla luce di tutto ciò viene da chiedersi: cosa direbbe un Giuseppe Di Vittorio dei principi che sorreggono il ‘reddito di cittadinanza’? Lui e i suoi compagni di lavoro che si sono formati e cresciuti all’interno delle realtà lavorative, discutendo e lottando per i diritti sociali?  L’ossatura del nostro sistema democratico nasce anche dai ‘banchi’ del loro Lavoro, come pure il nostro sistema scolastico conquistato da costoro che avevano voluto credere nel sogno di garantire l’istruzione ai figli della classe operaia: il sogno di creare la società mista nella quale viviamo oggi e che abbiamo il dovere di proteggere gelosamente. 

A ciò si può obiettare che in Italia comunque non esistono posti di lavoro e la disoccupazione è alta. Ma, possiamo permetterci manovre pericolose in un periodo di forte crisi? Occorrono politici in grado di produrre idealismi a lungo raggio che, pur salvaguardando le conquiste del passato, inventino nuovi modalità di convivenza sociale, senza il bisogno di scopiazzare modelli che appartengono ad altre culture, alte storie. Luciano Canfora ci ammonisce quando afferma che “nuove forme di lavoro devono essere inventate, è depressivo gettare la spugna e affidarsi ad un sistema assistenziale”. 

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