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Resistenza e mafia: il 25 aprile di Salvini e la liberazione in “salsa” siciliana

Il Ministro dell'Interno viene il 25 Aprile del 2019 in Sicilia per liberarla dalla mafia. Toh, solo una coincidenza che intanto si vota e in lista c'è la Lega

Matteo Salvini in un precedente viaggio in Sicilia (Foto da www.nuovosud.it)

Verrà armato in Sicilia, Matteo Salvini, per sconfiggere la mafia? Porterà l'elmetto? Cercherà i covi di Matteo Messina Denaro (può chiedere agli amici degli amici del suo sottosegretario). Lo informiamo che non c'è bisogno di eccitazione, né di spirito militare: la lotta alla mafia la stiamo vincendo, ma non da ora, da circa venticinque anni, quando lo Stato (Salvini magari ancora giocava a fare la secessione, non se ne ricorderà...) ha deciso di farla davvero la guerra alla mafia

Matteo Salvini, Ministro dell’Interno, passerà il 25 Aprile, Festa della Liberazione, in Sicilia. La scelta è elettorale. Impegnato nella sua campagna elettorale perenne, Salvini va dove ci sono elezioni in vista, Basilicata, Sardegna, e adesso Sicilia, dove si vota il 28 Aprile per le elezioni amministrative, con la Lega che ha diversi candidati a Sindaco e liste proprie per la prima volta. Tuttavia, Salvini, per giustificare questa Liberazione in salsa siciliana, se n’è uscito fuori con questa cosa: vado in Sicilia, ha detto, perchè mentre gli altri festeggiano la liberazione dal nazismo e dal comunismo, io voglio lottare per la liberazione della Sicilia, dalla mafia. Applausone, amici.

Il Ministro dell’Interno viene il 25 Aprile del 2019 in Sicilia per liberarla dalla mafia. A parte la castroneria dell’equiparare una momento fondativo del nostro essere occidentali, ancora prima che italiani, il 25 Aprile, con la lotta alla criminalità organizzata (parafrasando Elio e le Storie Tese è come dire: non vengo al matrimonio, sai, ci avevo judo…), è singolare che tutto questo avvenga in contemporanea con l’inchiesta che racconta di mazzette per favorire l’installazione di nuovi parchi eolici in Sicilia, che partono dalla provincia di Trapani, da Vito Nicastri, ritenuto vicino a Matteo Messina Denaro, e arrivano fino al sottosegretario leghista Armando Siri, quello che ha il nome come l’assistente dell’Iphone. Inchiesta allo stato iniziale, è vero, dove Siri è indagato e ha tutto il diritto di chiarire la sua posizione. Ma io, fossi nel Ministro dell’Interno, un po’ mi vergognerei di parlare di mafia in Sicilia, oggi, con questo bel po po di inchiesta che è piovuta addosso.

Salvini non si vergogna, d’altronde ha voluto Siri nel governo nonostante la condanna per bancarotta fraudolenta, quindi di cosa parliamo? Verrà armato in Sicilia, Salvini, per sconfiggere la mafia? Porterà l’elmetto? Cercherà i covi di Matteo Messina Denaro (può chiedere agli amici degli amici del suo sottosegretario). Lo informiamo che non c’è bisogno di eccitazione, né di spirito militare: la lotta alla mafia la stiamo vincendo, ma non da ora, da circa venticinque anni, quando lo Stato (Salvini magari ancora giocava a fare la secessione, non se ne ricorderà…) ha deciso di farla davvero la guerra alla mafia. E oggi Cosa nostra è messa all’angolo, e la Sicilia è pronta a liberarsene, ma perché lo hanno voluto i siciliani, inventori della mafia, è vero, ma anche e soprattutto dell’antimafia. E insomma, deve capire il signor Ministro, che oggi, se parliamo ancora di mafia viva e vegeta è perché vale quel vecchio brocardo, quello che dice che la forza della mafia sta fuori dalla mafia, e mentre noi contiamo su una mafia stracciona e puzzona di quattro boss che sono rimasti, intorno a loro gravitano affaristi, politici, altri personaggi, che della mafia si approfittano per fare i loro loschi affari. E tutti questi stanno un po’ dappertutto, poco in Sicilia. Quindi qui, che ci viene a fare?

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