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La campagna elettorale permanente di Salvini, mentre in UE si discute di migranti

Mentre i ministri dell'Interno dell'UE si riunivano per discutere di immigrazione, Salvini era impegnato in un comizio. E non è la prima volta

Matteo Salvini a Paderno Dugnano (Facebook).

Nell’incontro appena concluso era in discussione un argomento molto importante: la riforma del Regolamento di Dublino, ovvero la normativa Ue che da mesi riceve critiche da Roma perché scaricherebbe il peso dei migranti in arrivo in Europa sulla spalle dei Paesi di frontiera, ovvero Spagna, Grecia e Italia. Tanto più che, al di là delle polemiche politiche e dei proclami e degli slogan propagandistici, gli sbarchi non si sono mai fermati. L’ultimo proprio oggi con l’ennesima carretta del mare approdata a Lampedusa. E non si tratta certo di un caso isolato: ieri, un’altra imbarcazione con a bordo decine e decine di migranti era stata indirizzata in un altro porto, sempre italiano.

Da tempo, su Internet, gira un video del 2014 che riprende l’intervento di un parlamentare europeo, Marc Tarabella, che, usando parole molto molto pesanti, bacchetta l’europarlamentare Matteo Salvini accusandolo di essere regolarmente assente e di non avere, quindi, alcun diritto di criticare le decisioni delle Commissioni.

Oggi, Salvini è Ministro degli Interni del Governo italiano in carica. E di nuovo si è tornati a parlare della sua assenza ad un incontro europeo importante: la riunione dei Ministri degli Interni del Consiglio d’Europa, che si è tenuta il 7 giugno. Tanto più che all’ordine del giorno c’era un argomento caldo: i  “migranti”. L’incontro sarebbe servito “per rendere più efficaci le regole per il rimpatrio dei migranti irregolari”, una posizione che “copre tutti gli aspetti della revisione proposta a parte le disposizioni sulla procedura di frontiera per i rimpatri” come si legge nel documento finale. 

Il Ministro Salvini, però, non c’era. Era impegnato nella campagna elettorale in Lombardia, come lui stesso ha comunicato in un messaggio su Twitter: “Chi si ferma è perduto”, ha scritto sul suo account il giorno del Consiglio di Lussemburgo. A rappresentare l’Itala agli incontri, al posto di Salvini, c’era il sottosegretario Nicola Molteni, che da quando c’è il nuovo governo ha seguito quasi tutti i vertici degli Interni.

Un’assenza, quella del leader leghista, che è stata notata e criticata da molti. “Dopo due mesi di campagna elettorale, di promesse e di arringhe nelle piazze italiane  il vicepremier diserta una riunione che ha in agenda questioni importanti come la riforma della direttiva sui rimpatri, i fondi europei per gli affari interni nel contesto del prossimo quadro finanziario pluriennale, le misure antiterrorismo e le sfide future su migrazione e asilo”, ha dichiarato l’eurodeputato PD Gualtieri, “l’Italia non sarà rappresentata a livello politico”. Tanto più che quella di ieri non sarebbe la prima riunone alla quale il ministro Salvini non partecipa: su sette riunioni dei ministri Ue degli Interni che si sono tenute da quando Salvini si è insediato al Viminale, avrebbe partecipato personalmente solo ad una, come non ha mancato di rimarcare Gualtieri.

Nell’incontro appena concluso era in discussione un argomento molto importante: la riforma del Regolamento di Dublino, ovvero la normativa Ue che da mesi riceve critiche da Roma perché scaricherebbe il peso dei migranti in arrivo in Europa sulla spalle dei Paesi di frontiera, ovvero Spagna, Grecia e Italia.

Tanto più che, al di là delle polemiche politiche e dei proclami e degli slogan propagandistici, gli sbarchi non si sono mai fermati. L’ultimo proprio oggi con l’ennesima carretta del mare approdata a Lampedusa. E non si tratta certo di un caso isolato: ieri, un’altra imbarcazione con a bordo decine e decine di migranti era stata indirizzata in un altro porto, sempre italiano.

Anche i numeri degli sbarchi e dei migranti nel Bel Paese sono stati ogggetto di polemiche: il dato relativo alle presenze nei centri di accoglienza riportato dal Ministero dell’Iterno mostra un calo sensibile nei numeri.

Ma sono in molti a pensare che i dati reali potrebbero essere ben diversi. Al punto che un altro deputato del PD, Ubaldo Pagano, membro della Commissione Affari Sociali della Camera, ha chiesto al governo di fare chiarezza: “I ministri della Difesa, Elisabetta Trenta, e della Salute, Giulia Grillo, facciano chiarezza sugli arrivi fantasma nelle nostre coste. Da settimane si susseguono mini sbarchi, arrivi con barchini, la stampa parla addirittura di 7mila irregolari giunti nelle spiagge delle regioni del Sud senza alcun controllo e senza registrazione”. Vista “l’assenza del ministro Salvini, la cui strategia si sta rivelando totalmente fallimentare”,  ha aggiunto Pagano “siano gli altri ministeri competenti a fare luce”. “È evidente che Salvini, che parla di porti chiusi solo per ingannare i cittadini quando i porti sono ben aperti, sta cercando di nascondere la realtà”.

Polemiche che si aggiungono a quelle di qualche mese fa quando l’ex capogruppo di Forza Italia nella passata legislatura, Romani, contestò la diminuzione degli sbarchi. Non tanto sui totali, quanto sui meriti dato che il calo sarebbe inziato prima che Lega e M5S salissero al governo: “La forte diminuzione delle partenze dalle coste libiche è iniziata il mese di settembre del 2017 con la definizione da parte di Minniti del codice di condotta per le ONG. Il cambiamento di registro da parte del governo Gentiloni è avvenuto dopo l’indagine pretesa ed ottenuta da Forza Italia in commissione Difesa per iniziativa del sottoscritto e del senatore Gasparri”.

Anche le misure adottate dal governo per chiudere i centri di accoglienza per i migranti non avrebbero avuto l’effetto di rimpatriarli. Stando ai numeri pubblicati su alcuni giornali, dal primo gennaio ci sarebbero stati in media 19 rimpatri al giorno; ovvero uno meno di quelli del governo precedente, nel 2017. Una lentezza che, secondo alcune stime, richiederebbero quasi un secolo per rimpatriare tutti gli irregolari (senza considerare che il loro numero continua ad aumentare!).

Quali che siano i numeri reali del fenomeno migratorio che sta interessando l’Italia e l’Europa, ormai è innegabile che il vero problema, sia a livello nazionale che internazionale, è un altro: è la mancanza di norme chiare e soprattutto efficaci per far fronte al fenomeno migratorio. L’incapacità (o la mancata volontà) di mettere a punto iniziative concrete per fronteggiare il problema “all’origine”, ovvero nei paesi africani da cui provengono la stragrande maggioranza dei migranti che giungono in Italia e in Europa. Quali sono cause he generano questi flussi migratori è noto da tempo: sottosviluppo socio-economico, mancanza di accesso all’educazione, scarsa integrazione sociale specie per le minoranze, fenomeni come il landgrabbing e molti altri. Eppure non sembrano essere stati mai adottati seri programmi da parte dei governi dei paesi sviluppati che poi lamentano o dichiarano di voler arrestare (insieme o da soli) questi flussi migratori. Gli aiuti concessi ai paesi africani, spesso,  sono serviti per lo più a dotarli di infrastrutture utili alle multinaizonali che sfruttano le risorse locali piuttosto che per la crescita locale (senza contare che molti di quesi soldi sono tornati nelle casse delle aziende dei paesi sviluppati che si sono aggiudicati appalti milionari impossibili per le aziende del posto).

Tanto più che si tratta di fenomeni che sono destinati ad aumentare a causa dei cambiamenti climatici in atto (anche questi causati per in massima parte dai paesi sviluppati e da loro, molto spesso, “negati” – si pensi alla politica degli USA e del Brasile degli ultimi anni o alle scelte di molti paesi europei, come la Polonia).

Si è sempre cercato di far fronte ai fenomeni migratori con misure insostenibili e, alcune volte, anche disumane. Non è un caso se, proprio nelle scorse settimane, gli esperti ONU per i diritti umani hanno espresso un giudizio negativo sul decreto del Ministero guidato da Salvini, dove si diceva di voler “multare coloro che salvano migranti e rifugiati in mare, e ha esortato il governo a sospenderne l’approvazione”. “Il diritto alla vita e il principio di non respingimento dovrebbero sempre prevalere sulla legislazione nazionale o su altre misure presumibilmente adottate in nome della sicurezza nazionale”, hanno detto gli esperti dell’OHCHR, che hanno “esortato le autorità a smettere di mettere in pericolo la vita dei migranti, compresi i richiedenti asilo e le vittime della tratta di persone, invocando la lotta contro i trafficanti. Questo approccio è fuorviante e non è in linea con il diritto internazionale generale e il diritto internazionale dei diritti umani. Invece, politiche di migrazione restrittive contribuiscono ad esacerbare le vulnerabilità dei migranti e servono solo ad aumentare la tratta di persone”.

Tutti temi fondamentali legati ai flussi migratori per l’Italia, che il Ministro Salvini avrebbe potuto e dovuto discutere nella riunione dei Ministri degli Interni del Consiglio d’Europa che si è tenuta ieri.

Ma alla quale il nostro Ministro ha preferito non partecipare, per concentrarsi sulle elezioni in Lombardia….

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