Cerca

PoliticaPolitica

Commenti: Vai ai commenti

Il ciclone Harris travolge Biden e la “vecchia” generazione che rappresenta

Il frontrunner dem è uscito indebolito dal dibattito, che ha visto spiccare la senatrice californiana. Bene anche Warren, Castro e Booker; meno Sanders

Joe Biden e Kamala Harris nel momento più teso del dibattito (screenshot YouTube).

Emerge con forza una crepa generazionale nel Partito Democratico, non solo per via dell’età, ma anche e sopratutto per via delle idee. Il progressismo dirompente della Harris è molto più attuale, e offre soluzioni innovative rispetto alle proposte moderate di Biden, il quale si basa in larga parte sul lavoro già svolto dall’amministrazione Obama, che poi ha portato Trump ad essere Presidente. Biden deve capire che ripetere costantemente “noi abbiamo fatto questo, noi abbiamo fatto quello” non serve a convincere i nuovi Democratici, vogliosi di nuove idee e di un cambio radicale nel partito. Questo discorso vale anche per Sanders, che magari è un radicale per via delle sue idee, ma che ieri sera è apparso molto distante dalla nuova ala progressista. Un Sanders che propone le stesse soluzioni da oltre quarant’anni e che quando gli viene chiesta la sua opinione sui diritti civili preferisce schivare la domanda con un semplice “va bene la diversità ma pensiamo ad attaccare l’1% della popolazione” di super-ricchi, dimostrando, dunque, di non essere pronto a raccogliere il voto della nuova base progressista che vuole risposte concrete sui diritti civili e sull’uguaglianza.

Per tutto mercoledì sera, e per buona parte di giovedì sera, Joe Biden – il leader indiscusso del Partito Democratico stando agli ultimi sondaggi – non è stato minimamente sfidato dagli altri candidati Democratici, quasi come se avessero paura a bruciarsi, attaccando un mostro sacro del genere.

Poi è arrivata lei, Kamala Harris, la cinquantaquattrenne Senatrice delle California che senza paura ha attaccato l’ex Vice Presidente degli Stati Uniti sul tema dei diritti civili. L’accusa della Harris contro Biden è stata quella di non aver opposto resistenza, anzi, di aver supportato il movimento contro la pratica del ‘busing’ nei lontani anni Settanta. Il busing ha avuto come obiettivo quello di fermare la discriminazione tra i bambini bianchi e quelli di colore assegnandoli ad autobus misti e rendendo le scuole più miste. Ma quello che ha reso questa pratica di quasi quarant’anni fa cosi rilevante è stata la connotazione personale che ha dato la Harris, attraverso il racconto di quando era una bambina di colore e proprio grazie al busing è riuscita ad integrarsi con i bambini bianchi.

Si è dunque creata l’immagine di un giovane Senatore bianco contro una bambina di colore. Biden non ha avuto modo di ribattere a questa accusa, visto che i dati affermano che lui, assieme ad altri due Senatori segregazionisti con cui Joe si è addirittura complimentato la settimana scorsa per essere stati ‘civili’, è stato il primo oppositore al busing, considerandola una pratica che forzava i bambini bianchi a stare con quelli di colore, e viceversa.

Da questo scontro emerge con forza una crepa generazionale nel Partito Democratico, non solo per via dell’età, ma anche e sopratutto per via delle idee. Il progressismo dirompente della Harris è molto più attuale, e offre soluzioni innovative rispetto alle proposte moderate di Biden, il quale si basa in larga parte sul lavoro già svolto dall’amministrazione Obama, che poi ha portato Trump ad essere Presidente. Biden deve capire che ripetere costantemente “noi abbiamo fatto questo, noi abbiamo fatto quello” non serve a convincere i nuovi Democratici, vogliosi di nuove idee e di un cambio radicale nel partito. Questo discorso vale anche per Sanders, che magari è un radicale per via delle sue idee, ma che ieri sera è apparso molto distante dalla nuova ala progressista. Un Sanders che propone le stesse soluzioni da oltre quarant’anni e che quando gli viene chiesta la sua opinione sui diritti civili preferisce schivare la domanda con un semplice “va bene la diversità ma pensiamo ad attaccare l’1% della popolazione” di super-ricchi, dimostrando, dunque, di non essere pronto a raccogliere il voto della nuova base progressista che vuole risposte concrete sui diritti civili e sull’uguaglianza.

Un’altra ottima performance nel dibattito di ieri sera è stata quella del sindaco gay Pete Buttigieg, che se non fosse stato per la Harris sarebbe uscito come vincitore del dibattito. Buttigieg si è presentato come un candidato autentico, diretto, e onesto, avendo addirittura ammesso di non essere stato in grado di risolvere il problema dello scontro tra polizia e persone di colore nella sua città. Non è spesso che si sente un politico ammettere i propri errori, specialmente in campagna elettorale, e il popolo Democratico potrebbe particolarmente apprezzare questa sua onestà,  dopo quasi quattro anni di un Presidente che non si scusa per niente. Ma il grande momento della serata di Buttigieg è stato quando ha contrastato i valori religiosi del Partito Repubblicano con il loro atteggiamento menefreghista verso la separazione dei bambini dai loro genitori al confine con il Messico. Buttigieg, come la Harris, riesce ad emergere grazie a un tema sui diritti civili, dimostrando che il Partito Democratico sta velocemente cambiando rispetto a quello che si immaginavano Sanders e Biden. Il voler trasformare il sistema economico quando l’economia sta andando alla grande non è una grande strategia per Sanders, e il voler tornare indietro agli anni di Obama che hanno fatto emergere il movimento di Trump non lo è per Biden. Bisogna dunque guardare avanti e sia la Harris che Butigieg hanno dimostrato di poterlo fare, mentre i meno giovani Sanders e Biden hanno fatto molta fatica a star loro dietro. Riusciranno a recuperare o è ormai troppo tardi?

Nella prima serata dei dibattiti, certamente meno scoppiettante e polemica della seconda, la Warren è uscita come vincitrice indiscussa. Non avendo nessuno “dei grandi” con cui confrontarsi, ha potuto tranquillamente esporre le proprie idee radicali contro le grandi corporation americane e la sua proposta rivoluzionaria di eliminare le assicurazione private. La Warren si posiziona dunque come la candidata più “a sinistra” del partito Democratico in materia economica, assieme a Sanders. Sarà interessante valutare come la Warren si comporterà sul tema dei diritti civili quando sarà messa al cospetto della Harris e sopratutto bisognerà vedere se quest’utlima troverà un modo convincente per attaccare la Warren come ha fatto con Biden.

Il grande perdente della prima serata è certamente il texano Beto O’Rourke, che solo un anno fa aveva quasi strappato lo Stato Repubblicano a Ted Cruz. Beto, attaccato ripetutamente sui temi della sanità pubblica e della politica estera da un aggressivo De Blasio, non è riuscito a dar seguito all’ottima prestazione nei midterm del 2018, anche per via della sua incapacità nel trovare un posizionamento netto e deciso nello scacchiere ideologico del Partito Democratico. Spinto da una parte dai nuovi progressisti e incalzato dall’altra dai vecchi moderati, Beto viene sballottolato tra le due ali non riuscendo ad essere leader né dell’una né dell’altra. Sul tema della sanità è pro-choice, nel senso che non vuole eliminare la sanità privata ma non vuole neanche negare la possibilità di un’opzione pubblica che potrebbe poi un giorno prendere il sopravvento su quella privata. Insomma, indecisione totale. Non è certamente l’ora di essere democristiani in un partito polarizzato come quello democratico. Infine, sono da evidenziare anche le ottime prestazioni di Castro, l’unico candidato ispanico alla Presidenza, e del Senatore di colore Booker. Due candidati forti sul tema dei diritti civili, ma che dopo la prestazione trionfante della Harris rischiano di svanire nel nulla.    

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter