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A proposito del Salvini da spiaggia: Signor boia, sobrietà per favore!

Dal Viminale al Papeete Beach, la situazione è drammatica ma, aimè, non è seria

Matteo Salvini e la politica fatta al Papeete Beach

L’informatore è in Italia in vacanza e manda alcune riflessioni personali sugli ultimi avvenimenti che coinvolgono il ministro dell’interno e vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini

Ascolto sempre RDS quando guido. Mi piace il mix di musica italiana, musica internazionale, notizie e cazzeggio a cuor leggero da parte dei conduttori. 

Al mio tre, su le mani! Un, due, tre…. eeeeeeheheeeeheeee

La settimana scorsa Giovanni Vernia e Petra Loreggian, due simpatici speaker di RDS,  erano in diretta dal Papeete Beach di Milano Marittima, una specie di discoteca sulla spiaggia romagnola, e trasmettevano agli ascoltatori  l’atmosfera godereccia e vacanziera del posto. È un lavoro duro, ma qualcuno lo deve pur fare.

Discoteca all’aperto al Papeete Beach di Milano Marittima (fonte: YouTube)

Sarei tentato di parlare male di questi luoghi di villeggiatura dove non ci si riposa poi molto e dove la parola “cultura” potrebbe essere fraintesa, ma non ce la faccio. Se fossi vent’anni più giovane forse ci andrei anch’io: è oggettivamente pieno di figa. 

Del resto mi tornano in mente le parole di Papa Francesco: chi sono io per giudicare un omosessuale? E lì sembrano tutti etero per giunta.

Non è giusto giudicare gli altri. Che ognuno si diverta come sa e come può. 

Ma come in un videogioco sempre più difficile, il senso etico in Italia deve affrontare prove più dure ogni dì, ad esempio quando si scopre che, notizia dell’altro giorno, un ministro della Repubblica al Papeete Beach non solo ci passa le vacanze, ma ci organizza anche le conferenze stampa, e per giunta, lo fa trattando male i giornalisti che fanno il loro sacrosanto lavoro: fare le pulci a quelli che ci governano con supposta onestà, capacità e senso dello Stato. 

Nel caso particolare parliamo di Matteo Salvini, ministro degli interni e vicepresidente del Consiglio, e Valerio Lo Muzio, giornalista di Repubblica. Lo Muzio chiedeva conto del motivo per cui la scorta del ministro facesse fare dei giretti acquatici con il moto-scooter della Polizia di Stato al figlio del vicepremier. Il ministro ha esibito finta indignazione verso le parole del giornalista offendendolo e dandogli subdolamente del pedofilo, ovviamente guardandosi bene dal rispondere.

È consono il Papeete Beach per le conferenze stampa di un ministro della Repubblica? E soprattutto, è accettabile che un ministro tratti così un giornalista? La risposta è no in entrambi i casi, ovviamente, ma nell’Italia del governo più drammaticamente istrionico e balordo che il paese abbia mai avuto ci stiamo abituando anche a questo.

Eppure il fondo non era ancora toccato. Lo abbiamo toccato ieri, quando il ministro è salito sul palco del DJ e ha fatto ballare le truppe alcoliche del Papeete sulle note di Fratelli d’Italia in ottemperanza al suo impegno di adempiere al suo ruolo pubblico con disciplina e onore.

In un  tripudio di urla festanti, le culiste del Papeete, sentendo la chiamata al dovere, si portavano la mano destra al petto (sulla mammella sinistra per l’esattezza) in segno di patriottico rispetto per l’Inno di Mameli.

Le cubiste del Papeete Beach si portano la mano al petto durante l’Inno di Mameli (fonte: YouTube)

Sono insieme a voi!” ha fatto sapere il ministro al pubblico dei goderecci. 

Ma i goderecci già lo sapevano. Sono parecchi giorni che il vice-premier è al Papeete a farsi i selfie con tutti quelli che passano. Come del resto ha sempre fatto ovunque sia stato.

Anche l’informatore ha un selfie con Matteo Salvini (Washington, Novembre 2016)

Qual’è il problema? Io ne vedo due.

Anche ergersi a censore dei comportamenti altrui è un lavoraccio, ma, anche in questo caso, qualcuno lo deve fare.

Ci sono due cose che non mi stanno bene nel comportamento di Salvini. La prima è presto detta. Sei un Ministro della Repubblica. Il rispetto per i simboli della nazione, dello Stato e della cultura che sei stato chiamato a rappresentare (per scelta tua, per giunta) non può venire meno. Punto. 

Nella storia del nostro paese abbiamo avuto governanti disonesti, a volte criminali e spesso persino collusi con la mafia. Ma neanche in quei casi i politici si sono permessi di mancare di rispetto a quella religione laica che i simboli della Repubblica italiana rappresentano. Gli eventi “divertenti” di ieri, sabato 3 agosto 2019, rappresentano a loro modo un piccolo traguardo negativo nella storia politica del nostro paese.

Eppure c’è qualcosa che, a livello personale, trovo ancora più odioso in questa storia ed è un po’ meno immediato da spiegare. Partiamo dal ruolo che Salvini ha assunto nell’incarnare lo zeitgeist corrente: l’esecutore di quel rifiuto totale dell’immigrazione clandestina (posizione di per sé dura ma legittima) che è sfociato però nel sovranismo anti-europeo e in un sentimento anti-straniero tout court, con punte di razzismo inaudite che fanno francamente paura.   

Il problema dell’immigrazione clandestina, soprattutto quella dai paesi africani, è mastodontico, come sappiamo bene. Da un lato c’è il rispetto dei diritti umani, che è un valore fondante delle nostre democrazie occidentali. Dall’altro c’è un continente di 1,2 miliardi di persone, molti milioni delle quali verrebbero volentieri in Europa con ogni mezzo.

Ebbene, per quanto rispetto io possa avere per quelli che salvano vite umane nel Mediterraneo, razionalmente arrivo sempre alla stessa conclusione: non è facendo venire un numero illimitato di africani in Europa che si risolvono i problemi dell’Africa. Si rischia anzi di far diventare l’Europa un po’ più Africa senza spostare in maniera percettibile i problemi africani. I problemi dell’Africa vanno risolti in Africa, magari facendoli diventare un po’ più come l’Europa, in modo che la gente non abbia né il bisogno né la voglia di scappare dal loro paese. 

Non si può fermare quella massa umana con delle semplici parole. Accettare i migranti significa illudere i più avventurosi che lanciandosi nel Mediterraneo su delle carrette acquatiche ci sia speranza di arrivare qua. Occorrono atti concreti che mandino un messaggio chiaro: se non potete venire legalmente, statevene a casa vostra.

Per farlo serve che qualcuno con senso dello Stato prenda su di sé l’ingrato compito di fare il lavoro sporco di decidere il destino di altri essere umani: impedire il più possibile gli sbarchi con tutti i mezzi, incluso fare in modo che sia la guardia costiera libica a riportare la gente sui barconi nei loro campi di concentramento (e se sui barconi c’è qualcuno che avrebbe diritto all’asilo politico in Europa, pace).

Non è una questione semplice. È un big fucking problem, come direbbero in America. Una questione senza soluzione che ci costringe quotidianamente a non fare i conti con la nostra coscienza. Essere “disumani” con i disperati è il modo più razionale per disincentivare altre partenze e, quindi, paradossalmente, il modo migliore per salvare migliaia di vite umane nel medio e lungo termine.

Da questo punto di vista, ho difficoltà a condannare Salvini per il suo operato, anche se disprezzo la retorica deindividuista con cui ha infarcito la sua propaganda politica.

Il boia

Il ministro ha scelto di essere la faccia cattiva degli “italiani brava gente” e questo, scherzi a parte, è un vero lavoro di merda. Occorre tenere donne e bambini per settimane su una nave in condizioni igieniche precarie, quando va bene. Quando va male, occorre avvallare il ritorno di esseri umani nei lager libici dove potrebbero essere mutilati, stuprati, torturati e uccisi. Questa è la realtà.

“Selfini”, come alcuni suoi detrattori lo chiamano ultimamente, ha scelto di farsi carico di questo compito, di essere il boia. Non è una situazione invidiabile.

E qui vedo il problema numero due col comportamento del ministro. Se hai scelto di fare il boia di altre persone nel nome e per conto dello Stato che rappresenti, devi farlo fino in fondo: con quella sobrietà che è il minimo rispetto dovuto a quegli esseri umani le cui esistenze vengono stravolte in modo così catastrofico forse non per colpa tua, ma certo a causa di scelte di cui ti sei fatto carico. Non è giusto ostentare una vita godereccia tutti i santi giorni, in TV e sui social, mentre c’è gente che soffre e muore per scelta tua. 

Mentre Selfini posta la sua foto a letto dopo aver scopato, c’è gente che soffre e muore. Selfini ci fa sapere che ora mangia la Nutella alla faccia dei sinistri. C’è gente che soffre e muore. Balla al ritmo dell’Inno di Mameli tra le culiste del Papeete. C’è gente che soffre e  muore. Tratta con leggerezza quei simboli dello Stato che dovrebbe considerare sacri. C’è gente che soffre e muore. 

Non va bene. Non è un comportamento consono. Serve rispetto davanti alla sofferenza, tanto più se si rappresenta una nazione intera nell’atto di implementare politiche anti-immigratorie spietate mentre il mondo ci guarda.

Signor boia, sobrietà per favore! 

Gli italiani hanno votato la Lega di Salvini in gran numero affinché la Lega, una volta arrivata al governo, ponesse in atto politiche anti-immigratorie decise. Da questo punto di vista, le scelte del ministro hanno una loro legittimità. Quelle politiche non possono però essere una legittimazione a dimenticare, o persino deridere, i diritti umani che nelle democrazie occidentali abbiamo posto a fondamento della nostra identità.

Quando si è responsabili per scelte così gravi occorre essere coscienti della situazione e ribadire con tutti gli atti e tutti i comportamenti che la vita umana è importante, coerentemente con i dettami della Costituzione che ogni ministro ha giurato di osservare. Fare il pagliaccio sui social un giorno sì e l’altro pure quando si è responsabili della vita di migliaia di persone significa venire meno ai propri obblighi di servitore fedele dello Stato. Questo per me è un problema.

EDIT 17 agosto 2019: in una prima versione dell’articolo avevo erronamente confuso l’espressione “la bestia” come un nomignolo affibbiato dai suoi detrattori al vice-premier Matteo Salvini. Il termine si riferisce invece al “nome di battaglia” del team di propaganda populista della Lega. Mi scuso con i lettori per l’errore che comunque non cambia il significato dell’articolo.

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