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Conte si dimette e attacca Salvini: crisi per “interessi personali e di partito”

In Senato il premier annuncia le dimissioni, e accusa duramente Matteo Salvini di poca responsabilità e scarso senso delle istituzioni

Le comunicazioni del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte hanno prodotto l’atteso risultato: questa sera il Premier si recherà al Colle per rimettere il proprio mandato nelle mani del Presidente della Repubblica. Prima, però, attacca pesantemente Salvini al Senato.

Le comunicazioni del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte hanno prodotto l’atteso risultato: questa sera il Premier si recherà al Colle per rimettere il proprio mandato nelle mani del Presidente della Repubblica. 

Ma prima di farlo, Conte si è concesso un discorso di 50 minuti davanti al Senato, e ai suoi ormai ex Ministri, in cui ha attaccato pesantemente il Ministro dell’Interno Salvini, non solo per aver chiuso anticipatamente l’esperienza di governo, ma anche per il suo modo di fare politica e per il suo comportamento sleale durante l’intera esperienza legislativa.

Il Premier Conte inizia il discorso accusando Salvini di aver aperto la crisi di governo per via di “interessi personali e di partito”, come d’altronde aveva già dichiarato settimana scorsa, quando in conferenza stampa aveva condiviso la volontà di Salvini di riscuotere il consenso datogli dai più recenti sondaggi politici. 

Sempre in riferimento alla crisi di governo, Conte prosegue dichiarando che i comportamenti di Salvini, “rivelano scarsa responsabilità istituzionale e scarsa presenza di cultura costituzionale.” Un’attacco forte in cui l’ormai ex Primo Ministro prova a posizionarsi come figura istituzionale, garante della costituzione, quasi a volersi ritagliare una poltrona in un futuro governo istituzionale che escluda la Lega.   

Conte ha poi fatto valere le sue preoccupazioni per quanto riguarda la richiesta di “pieni poteri” e il “richiamo delle piazze” da parte del suo Ministro dell’Interno. Richieste che Conte disprezza profondamente, e lo dimostra annunciando che l’Italia non ha bisogno di uomini con pieni poteri ma di uomini con senso di responsabilità. 

Conte ha poi lanciato il fendente finale verso Salvini parlando della vicenda Russiagate, accusando il leader leghista di non aver mai condiviso con lui tutte le informazioni disponibili prima che si recasse in Parlamento per difenderlo. In conclusione, Conte ha anche fatto un breve accenno all’utilizzo inadeguato della religione da parte di Salvini nei suoi comizi elettorali, esprimendo che secondo lui i comportamenti del Capitano non hanno nulla a che vedere con la libertà religiosa, anzi, rischiano di offendere il sentimento dei credenti.

Conte e Salvini in aula al Senato. Foto Keystone.

Insomma, un Giuseppe Conte che attacca a tutto campo il suo ormai ex Ministro degli Interni, dimostrando di essersi sentito tradito sul piano personale per la scelta di staccare la spina all’esecutivo gialloverde.  

La risposta di Salvini si è incentrata più sulle persone fuori dal Senato che su quelle presenti dentro. Da buon animale politico, Salvini sapeva perfettamente che questa sessione al Senato sarebbe stata una delle più visualizzate, anche per via della diretta nazionale sulle varie reti pubbliche e private. Ha quindi risposto velocemente alle accuse di Conte, declassando le sue osservazioni a quelle di un “Saviano qualsiasi”; quindi, ha colto l’occasione per dar seguito ai suoi comizi al Papeete, ed è partito sparando a zero sull’Unione Europa, con tanto di riferimenti “a padroni che tengono l’Italia incatenata” e alle tanto odiate regole europee degli “zero e virgola”. Salvini ha concluso con la posizione della Lega, già espressa settimana scorsa in occasione del dibattito parlamentare per la calendarizzazione della crisi, reiterando che la via maestra è quella del voto subito, ma tenendo sempre e comunque una porta aperta per concludere il taglio dei parlamentari assieme “agli amici” dei 5 Stelle, dato che rimarrebbe soltanto la quarta ed ultima votazione per far passare la legge. 

Renzi in aula al Senato.

C’è poi stato l’intervento di Matteo Renzi, che è tornato di prepotenza nella scena politica italiana con la sua proposta di un governo istituzionale tra PD e Movimento 5 Stelle. Renzi attacca il governo populista decretando il suo fallimento, sia sulle politiche economiche che su quelle sociali. Denuncia il clima di odio che Salvini ha fatto nascere nel paese e avverte sul possibile aumento dell’Iva che porterebbe una crisi dei consumi nelle tasche degli italiani. Per via di tutto questo, Renzi conclude tenendo aperta una porta a un governo istituzionale che possa condurre l’Italia nella complicata manovra finanziaria questo Autunno, senza però mai citare i 5 Stelle, che sarebbero ovviamente gli alleati naturali di un possibile nuovo esecutivo. Per togliere ogni eventuale dubbio su potenziali veti dei 5 Stelle nei suoi confronti, Renzi rinuncia davanti al Senato a qualsiasi posizione governativa in un nuovo governo giallorosso, dando campo libero al Segretario Zingaretti per contrattare i vertici del Movimento se lo riterrà opportuno.

Ora la palla passa nelle mani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che dopo aver accettato le dimissioni del Premier Conte, dovrebbe avviare delle brevi consultazioni per valutare se c’è una maggioranza alternativa in parlamento. Se questa presunta maggioranza tra PD e Movimento 5 Stelle risulterà esserci, si dovrà formare presto un nuovo esecutivo, anche per via delle scadenze urgenti che pendono sul nostro paese; la prima è la nomina del Commissario Europeo da consegnare entro fine Agosto. Se invece non dovesse presentarsi una nuova maggioranza, Mattarella dovrà scegliere se affidare l’Italia a un governo tecnico – sostenuto da chi, non si sa – o se riportare l’Italia al voto in Autunno, con il rischio concreto di una manovra finanziaria portata avanti in esercizio provvisorio. 

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