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Nella politica del fuggi fuggi, il duce Salvini non aveva fatto i conti col diavolo Conte

Rispettata la Costituzione ignorata dagli italiani. Ma non aspettiamoci che Salvini si arrenda, né che PD e M5S riescano a convivere a lungo.

Palazzo Madama, 20 agosto, 2019: Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in un discorso al Senato, accusa il suo ministro Matteo Salvini di avere "perseguito interessi personali e di partito" (Foto Palazzo Chigi)

La trama è avvincente quando il finale è inimmaginabile. Questo agosto italiano si è dipanato come un film: colmo di colpi di scena. E di scemenze. Siamo rimasti incollati alle news, ma via via sempre più delusi dai protagonisti che si sono rivelati non essere all’altezza dei loro ruoli: hanno trasformato il film in un reality show, dove si recita a braccio, ma senza cervello. O meglio, dove a farla da padrone è l’umana miseria che cerca di occupare un posto al sole, costi quel che costi.

Di conseguenza abbiamo assistito all’approntamento di scene di incoerenza politica messe in atto dalla più becera ambizione di chi sa fare solo politica e vuole governare il Paese.

Nella narrazione il regista Matteo Salvini è partito da Adamo ed Eva, vestendoli dei panni di Matteo Renzi e Maria Elena Boschi, senza specificare chi dei due avesse corrotto il partner trascinandolo nella completa perdizione tra crack bancari e bambini sottratti alle famiglie. Fatto sta che li ha resuscitati dai sepolcri del cimitero della politica, regalandogli ruoli da protagonisti in qualità di vampiri assetati di sangue sovranista; il che li ha fatti assurgere nuovamente all’onore delle cronache senza che spendessero per alcuna campagna mediatica.

Salvini, rosario tra le mani, ha accusato ancora il satanico Renzi di aver spinto Zingaretti nell’abbraccio mortifero di Di Maio. Non crediamo che Zingaretti sia così allocco: avrà fatto bene i suoi calcoli, tra i quali quello di non voler andare al voto. Anche Salvini aveva fatto i suoi: scappare dall’onere di un bilancio che si sarebbe rivelato inviso e andare ad elezioni. Ma appunto non ha fatto i conti con il diavolo che ci ha messo la coda incarnandosi in Conte. Egli è stato magnifico per non dire, appunto, diabolico: gliele ha rese tutte e in un colpo solo, per di più davanti a tutti gli italiani. Chapeau! Non è vero che è stato tardivo: è stato paziente, la vendetta è un piatto che va servito freddo.

Come dicevamo, Salvini da regista di un film che faceva sognare gli italiani è finito a comparsa di un reality, mentre era certo di diventare l’unico protagonista. Già si vedeva imperatore dei Romani sulla tribuna del Colosseo accogliere l’ultimo saluto dei gladiatori: “Ave, Caesar, morituri te salutant”.  E sotto, nell’arena, tutti i suoi nemici mangiati dalle fiere. Non ha considerato che le fiere erano i suoi nemici e se lo sono pappato. Ha sognato ad occhi aperti di comandare Italia ed Europa: ma la realtà non è un film né un reality. Ha peccato di hybris, accelerando per cambiare il finale. Il suo mussoliniano “Datemi pieni poteri” ha fatto sollevare compatti i governi d’Europa e d’America al motto TTS: “Tutto Tranne Salvini” (coniato da Claudio Cerasa, direttore de Il Foglio).

Salvini è sceso nei sondaggi Ipsos dal 51 al 36 %. Tuttavia, visto la frequenza con cui gli italiani votano, è inammissibile che molti urlino all’inciucio perché ignorano come funzioni la democrazia parlamentare. Riassumiamo per gli asini: i cittadini italiani non eleggono i governi; non esiste presidenzialismo all’americana o alla francese; la sovranità appartiene al popolo che la esercita nella forme e nei limiti della Costituzione (norma sconosciuta da Salvini e Meloni); i governi nascono da una maggioranza parlamentare che abbia almeno il 50 % + 1 dei consensi; soltanto il presidente della Repubblica può decidere se andare o meno ad elezioni e solo dopo aver verificato che non sia possibile ottenere una nuova maggioranza parlamentare; la legislatura dura 5 anni; i sondaggi non hanno valore di legge; i risultati delle elezioni europee o amministrative non inficiano quelli delle politiche. Da ciò discende che il Movimento 5 Stelle è ancora, che piaccia o meno, la prima forza del Paese con il 32%, il Pd la seconda con 18%, la Lega terza con il 17%. Dimenticavo: andare al voto ha un costo di 400 milioni di euro.

Gli italiani dovrebbero conoscere queste regolette come l’Ave Maria, invece preferiscono affidarsi a chi gli mostra il rosario promettendo di recitare l’Ave Maria per loro. E non si rendono conto che egli vuole trasformarsi in Pater Nostro. “Per comandarvi meglio” disse il lupo sovranista.

Ma non aspettiamoci che si arrenda. Né aspettiamoci che Pd e 5 Stelle riescano a convivere a lungo. Intanto la democrazia è salva grazie a TTS.

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