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Attenti Conte e Salvini, la vera maggioranza l’ha il partito della “sfiducia”

Quello di non andare a votare è un diritto sacrosanto; quindi invece di straparlare, in Parlamento cominciate da qui: fare, saper fare, far sapere

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ascolta le repliche dei senatori al suo discorso per il voto di fiducia (Foto Palazzo Chigi)

Il governo Conte-due ha dunque ottenuto la fiducia del Parlamento; vedremo ora all’opera che cosa saprà, vorrà, potrà fare questa nuova coalizione Movimento 5 Stelle – Partito Democratico – Liberi e Uguali e qualche altro “volenteroso”.

Sappiamo e conosciamo quello che è stato fatto nella passata coalizione. Sappiamo e conosciamo che cosa hanno saputo e voluto fare alcuni precedenti ministri che ora per fortuna non ci sono più; per fare due nomi: Matteo Salvini e Danilo Toninelli. Pensarli e sospirare un “libera nos a malo”, è un pavloviano automatismo. Quello che sarà da domani, è nel grembo degli dei.

Una cosa tuttavia va detta e ribadita; proprio perché, e al contrario, viene ignorata.

Un po’ tutti, per sostenere le loro ragioni, parlano di percentuali, che sono una sorta di pelle di zigrino: ognuno le tira dove e come vuole.

Il leader della Lega Salvini, per esempio: a ogni pié sospinto ricorda e sostiene che il governo Conte-due è in minoranza nel Paese. Non ha torto. Dovrebbe però aggiungere che tutti i partiti sono in minoranza, e nessuno può dire di rappresentare la maggioranza degli italiani. Perché accade da anni che almeno il 50 per cento di chi ha diritto di voto, rinuncia a farlo, e di fatto dice: voi tutti, da Lega a PD, da Forza Italia a LEU, e  tutti gli altri, nessuno escluso, siete tutti uguali; e vi rifiutiamo tutti; non crediamo più in voi. Non avete più la nostra fiducia.

Questo ragionamento può essere giusto o sbagliato; chi lo fa può avere ragione oppure torto; fatto è che lo fa il 50 per cento e passa degli italiani. Il partito più grosso, consistente, numeroso, dunque, è quello della “sfiducia”. Dell’indifferenza. Del generalizzato rifiuto.

Fermo restando che quello di non andare a votare è anche questo un diritto sacrosanto che nessuno e niente deve mettere in discussione (sono i regimi plebiscitari che introducono il “dovere” di voto, per avere plebisciti), qual è la proposta, l’iniziativa politica, che si mette in cantiere per riconquistare la fiducia di chi questa fiducia non la dà più? Questo è il dato politico, il nodo che occorre affrontare e cercare di sciogliere.

Concretamente, occorre fare, saper fare, far sapere. Su questi tre fondamenti si consolida fiducia, si conquista credito. Vale per tutti. E’ un banco di prova per tutti. Hic Rhodus, hic salta.

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