Cerca

PoliticaPolitica

Commenti: Vai ai commenti

Partono le audizioni pubbliche e arriva a Trump il primo siluro per l’impeachment

L'ambasciatore Taylor dichiara al Congresso che in una telefonata con Sondland gli è stato detto che a Trump interessa più dei Biden che dell'Ucraina...

Ambasciatore William Taylor

Le audizione pubbliche del Congresso per l'impeachment di Donald Trump si differenziano da quelle di Clinton e Nixon per via dei social media e del materiale a disposizione della Commissione d'Inchiesta. Riusciranno queste audizioni a far emergere fatti nuovi che mettano all'angolo Trump? Ma sopratutto, riusciranno queste audizioni a far cambiare l'opinione pubblica degli Americani sulla rimozione di Donald dalla Casa Bianca?

Con le audizioni in diretta televisiva dell’ambasciatore William Taylor e del supervisore al Dipartimento di Stato per la politica nell’est Europeo, George Kent, si apre ufficialmente la fase pubblica della procedura di impeachment contro Donald Trump. Per la quarta volta nella storia degli Stati Uniti d’America si giunge a questo punto di non ritorno. I precedenti, in ordine cronologico, sono le procedure d’impeachment contro Andrew Johnson, Richard Nixon, e Bill Clinton. 

Escludendo Johnson, che fu messo in stato d’accusa nell’epoca in cui non esisteva ancora la televisione, si possono trarre delle differenze sostanziali tra le audizioni televisive per l’impeachment di Nixon e Clinton rispetto a quelle per l’impeachment di Trump. Per prima cosa, c’é un fattore social media da tenere in considerazione: queste sono le prime audizioni pubbliche per l’impeachment di un Presidente Americano ad essere seguite e commentate in tempo reale da una serie di piattaforme digitali connesse 24 ore su 7 giorni. Attraverso Facebook, Twitter, e Instagram, il pubblico Americano potrà cogliere gli aspetti più significativi delle audizioni, senza doverle necessariamente seguire da uno schermo televisivo. Nell’era di Clinton, i social network non erano ancora stati creati, mentre in quella di Nixon non esisteva internet. 

La potenza che queste piattaforme social possono avere nel formare l’opinione pubblica degli Americani sull’impeachment di Trump non è affatto da sottovalutare. L’elezione del 2016 ci insegna che, grazie ai social network, alcune frasi pronunciate dai candidati sono state condivise e retwittate cosi tanto da diventare dei veri e propri tormentoni che hanno successivamente influenzato il voto degli Americani. Basti pensare alla Clinton che dice ai supporter di Trump che sono deplorevoli, o a Trump che in un dibattito dichiara che la Clinton si dovrebbe trovare in prigione. Già nella giornata di ieri, la frase pronunciata da Taylor, “A Trump interessa più dei Biden che dell’Ucraina”, ha fatto il giro di tutti i social media ed è diventata un trending topic su Twitter. 

Il presidente Donald Trump nell’illustrazione di Antonella Martino

Un’altro fattore fondamentale che differenzia le audizione pubbliche per l’impeachment di Nixon e Clinton rispetto a quelle per l’impeachment di Trump è il materiale a disposizione della Commissione d’inchiesta. Sia per Nixon che per Clinton, le audizione pubbliche arrivavano dopo mesi di investigazioni approfondite e materiale raccolto, grazie al lavoro di procuratori speciali come Archibald Cox e Leon Jaworski – nel caso di Nixon – e Kenneth Starr, nel caso di Clinton. Insomma, le audizioni pubbliche hanno semplicemente reso noto al pubblico Americano alcune scoperte fatte in precedenza dagli investigatori. Nel caso di Trump, non c’è stata alcuna investigazione del Dipartimento di Giustizia Americano. La Commissione d’Intelligence della Camera ha raccolto dei documenti per costruire un caso giuridico attorno a Donald senza alcun aiuto esterno. È per questo motivo che le audizioni pubbliche di questo impeachment sono fondamentali: possono rivelare fatti nuovi di cui nessuno è ancora a conoscenza. Se queste scoperte si intrecciano con il potere dei social network di cui parlavamo sopra, l’opinione pubblica degli Americani può cambiare radicalmente da un momento all’altro. E sappiamo bene, grazie all’impeachment di Nixon, che se l’opinione pubblica cambia, il partito che sostiene il Presidente non ci mette molto a seguirla. 

Detto questo, la rimozione di Donald Trump dalla Casa Bianca rimane molto improbabile. Il Senato è ancora saldamente in mano a Trump, e servirebbero almeno 20 Repubblicani favorevoli all’impeachment per far si che Donald venga rimosso. Le audizioni pubbliche però, rimangono una mina vagante: già ieri, grazie alle dichiarazioni di Taylor, si è capito che ci potrebbe essere stato un cosiddetto “quid pro quo” tra i fondi militari destinati all’Ucraina e la richiesta di Trump a Zelensky di investigare i Biden. Se questa teoria venisse ulteriormente confermata dalle audizioni dei prossimi giorni – da tenere d’occhio sopratutto quella dell’Ambasciatore Americano per i rapporti Europei Gordon Sondland – Trump potrebbe essere messo all’angolo senza alcuna via d’uscita.      

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter