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L’Italia in Libia cerca l’intesa disperatamente e con qualche pasticcio…

L'incontro a Roma del premier Giuseppe Conte con il generale Khalifa Haftar e l'"offesa" a Fayez Al-Sarraj mostra una diplomazia in difficoltà

8 gennaio: il generale libico Khalifa Haftar con il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte (Foto Palazzo Chigi)

L’importante questione libica che sta tenendo tutti con il fiato sospeso è giunta ad un punto tale che pur di cercare di evitare l’allargamento della guerra, si prendono quei rischi che possono portare anche a magre figure. Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte mercoledì ha incontrato a Palazzo Chigi il generale “ribelle” Khalifa Haftar alle ore 15:30. Fayez Al-Sarraj, capo del governo di Tripoli appoggiato dall’Italia e riconosciuto dall’ONU, sarebbe dovuto arrivare qualche ora dopo, ma a quanto pare non era stato informato in tempo della presenza dell’avversario, disdicendo di conseguenza il viaggio in Italia all’ultimo minuto. L’intenzione di Conte era quella di costituire un punto di mediazione sulla difficile situazione libica, tramandando il messaggio di cessare il fuoco da parte dell’Unione Europea.

Tuttavia nonostante il malinteso dato dall’assenza del premier di Tripoli, Conte ha avuto modo di confrontarsi per circa tre ore con Haftar e intorno alle 18:30, orario in cui è terminato l’incontro, avrebbe dovuto chiamare Al-Sarraj, cosa che non ha fatto poiché è stato avvisato qualche minuto prima della sua assenza. In Italia questo episodio sta generando un acceso dibattito, dando vita alle più svariate opinioni. 

Alcuni sostengono che la mancata presenza di Al Sarraj sia data da una eccessiva fuga di notizie non desiderata, anche se l’ipotesi più accreditata dalla maggioranza è senza dubbio la presenza di Haftar. In molti hanno visto questo imprevisto come un errore e in questi giorni a livello politico. Il messaggio dell’Unione Europea, tramandato da Conte nei confronti di Haftar sull’attuale crisi libica, con possibile coinvolgimento della Turchia, risulta essere quello della necessità di cessare il fuoco, escludendo ulteriori operazioni militari. Ma trovare un dialogo è stato letteralmente impossibile e adesso si temono le conseguenze della cattiva gestione di Conte sulla tempistica degli incontri di ieri a Roma.

La netta posizione di cessare il fuoco da parte dei leader dell’Unione Europea coincide pienamente con quella dell’Onu, che ha proposto proprio una conferenza di pace a Berlino alla fine del corrente mese. 

L’esortazione del presidente Conte sembra essersi rivelata inutile nei confronti di Haftar, che sta continuando la sua escalation in Libia e sembra non avere alcuna intenzione di fermarsi o dare retta ai vari messaggi di pace o tregua degli altri paesi. Resta tuttavia un fallimento diplomatico il tentativo di mediazione del premier Conte, mentre in Turchia Erdogan e Putin, all’inaugurazione del gasdotto Turkestream, hanno lanciato un appello per il cessate il fuoco a partire da domenica che però Haftar ha subito rifiutato. 

Intanto l’ambasciatore libico Hafed Gaddur nella serata di ieri ha smentito le voci di un possibile rapimento di Sarraj al suo rientro da Bruxelles: “Il premier libico è tornato con me a Tripoli e sta bene”, ha detto Gaddur. Sarraj non ha fatto però scalo a Roma, irritato a quanto pare dall’accoglienza riservata da Conte ad Haftar: “Non ci può essere dialogo con un criminale di guerra”, hanno dichiarato da Tripoli. 

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