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Warren rifiuta la stretta di mano di Sanders e i conservatori democratici godono

I senatori Elizabeth Warren e Bernie Sanders litigano mentre gli altri stanno a guardare al settimo dibattito dem, l'ultimo prima del voto in Iowa

Crisi nell'ala progressista al settimo dibattito democratico quando la senatrice Elizabeth Warren decide di non stringere la mano al senatore Bernie Sanders (per via di un suo presunto commento contro le donne?). Si discute anche di sanità e Iran, ma a poche settimane dal voto in Iowa nessun candidato ha abbastanza incentivi per sferrare un attacco fatale. Il partito, ancora una volta, si divide tra progressisti e moderati, lasciando un grosso dubbio all'elettorato Americano su chi possa realmente battere Trump a Novembre.

E ne rimasero solo sei. Dopo mesi di palchi stracolmi e frasi ad effetto utilizzate per colmare il poco tempo a disposizione, il settimo dibattito democratico porta sul palco solamente i sei “migliori” candidati; cioè quelli che hanno raggiunto almeno un 5% di preferenze in 4 sondaggi a livello nazionale e che hanno superato il tetto dei 225 mila donatori. Questi sei candidati si dividono per ideologia in due fazioni ben precise: i moderati e i progressisti, o meglio, i pragmatici e gli idealisti. Nel primo campo troviamo l’ex Vice Presidente Joe Biden, il sindaco di South Bend Pete Buttigieg, e la senatrice del Minnesota Amy Klobuchar. Nel secondo campo troviamo invece il senatore del Vermont Bernie Sanders, la senatrice del Massachusetts Elizabeth Warren, e il miliardario Tom Steyer. Ma nonostante questa netta divisione, tutti i candidati sul palco sono accomunati da un’unico fattore: sono tutti bianchi. L’unico candidato di colore rimasto in gara per la nomination si è infatti ritirato due giorni prima del dibattito di Des Moines, mentre il candidato di origini asiatiche Andrew Yang non ha raggiunto i requisiti per qualificarsi al dibattito.

Il momento in cui Elizabeth Warren rifiuta di stringere la mano a Bernie Sanders (Immagine ripresa da youtube)

Ma non temete, se manca la razza ad incentivare l’identity politics, ci pensa Elizabeth Warren incentrando il dibattito sulla lotta di sesso, o meglio, sulla lotta di se stessa contro Bernie Sanders. Infatti, due giorni prima del dibattito e dopo un apparente “scoop” della CNN,   Warren ha dichiarato che nel 2018 Sanders le disse in una conversazione privata che una donna non sarebbe riuscita a battere Donald Trump nelle presidenziali del 2020. Questa notizia ha naturalmente scaturito grande scalpore e imbarazzo tra le file dei supporter di Sanders. Tant’è che Bernie ha dovuto rispondere all’accusa infamante durante il corso del dibattito, chiarendo che le dichiarazioni della Warren sono false e che lui rispetta le donne. Ma Elizabeth Warren non ci sta, e dopo aver risposto in diretta che sulla possibilità di vittoria di una donna lei e Bernie “la pensano diversamente”,  ha scelto di rifiutare la stretta di mano di Sanders al termine del dibattito. Un gesto che ha chiaramente lasciato tutti di stucco, dato che finora Sanders e Warren erano considerati grandi amici, non solo perché condividono pressoché la stessa linea politica, ma anche e sopratutto perché insieme rappresentano la lotta di lunga durata contro l’establishment moderato del partito Democratico. Warren ha poi rincalzato la dose dicendo che gli unici candidati sul palco a non aver mai perso un’elezione erano le due donne: lei e Amy Klobuchar. Un chiaro tentativo di far capire al pubblico Americano che l’unico modo per battere Donald Trump è quello di nominare una donna.

Il gesto della Warren sembra provenire da un momento di forte stress. La senatrice del Massachusetts si è ritrovata di colpo ad inseguire i due frontrunner Biden e Sanders, dopo aver dominato per mesi la scena delle primarie democratiche. Per darvi un’idea, la Warren ha toccato l’apice lo scorso Ottobre, quando i sondaggi la davano prima intorno al 27%. Da allora, Elizabeth ha perso oltre 10 punti percentuali, scendendo al 16,6%. Inoltre, la Warren si è vista sfilare da sotto il naso tutte le grandi organizzazioni progressiste, che insieme alle popolarissime deputate Alexandria Ocasio Cortez, Rashida Tlaib, e Ilhan Omar, hanno dato il proprio endorsement a Bernie Sanders. Non riuscendo più a competere sul piano delle proposte politiche, la Warren ha dunque scelto di attaccare Sanders su uno dei suoi unici punti “deboli”: essere un uomo. Attaccarlo sulla salute o sull’età forse sarebbe stato troppo anche per una come Elizabeth Warren. Fatto sta che con questo attacco privo di prove verso Bernie Sanders, la Warren non ha fatto altro che dividere ulteriormente il partito. Per una che si è candidata come “unificatrice” del partito Democratico, la sceneggiata di Des Moines potrebbe costare caro.   

Bernie Sanders, Elizabeth Warren, Joe Biden nell’illustrazione di Antonella Martino

Ma a parte questa lotta feroce all’interno del campo progressista, il dibattito ha mantenuto toni abbastanza moderati. A pochi giorni dalle prime votazioni in Iowa, nessun candidato aveva grandi incentivi per andare all’attacco. Il regolamento della votazione in Iowa prevede che i sostenitori dei candidati che non raggiungono il 15% di sostegno, saranno liberi di sostenere qualcun altro nella votazione finale. Questo fa si che nessun candidato abbia voglia di farsi nemici tra gli elettorati altrui, dato che rischierebbe di perdere la possibilità di diventare una seconda scelta. Detto questo, ci sono state delle divisioni palesi sul tema del conflitto con l’Iran in Iraq. Sanders ci ha tenuto a rimarcare la sua posizione pacifista, ricordando a tutti che fu già contrario nel 2003 all’invasione in Iraq delle forze Americane, ed è tutt’ora contrario alla strategia intrapresa da Trump. Sia lui che Warren hanno promesso il ritiro immediato di tutte le truppe dal Medio Oriente, mentre Biden, Klobuchar, e Buttigieg hanno offerto soluzioni più pragmatiche. Biden, ad esempio, ha proposto di mantenere solo le forze speciali nella regione, cosi da evitare la ricostituzione di organizzazioni terroristiche tipo Isis. Buttigieg e Klobuchar invece, si sono concentrati sulla negoziazione di un nuovo trattato nucleare con l’Iran, criticando Trump per aver lasciato quello concordato da Obama nel 2015. Ma nonostante le differenze, la cosa rassicurante è che la politica estera sembra sia tornata ad essere un argomento di discussione nel corso dei dibattiti democratici. Per troppo tempo la politica estera è stata vista con occhio distratto dal popolo Americano, che non ha compreso fino in fondo quanto questa possa influire sulle scelte domestiche dei propri governanti. Spesso, i candidati venivano eletti e solo dopo si conoscevano le loro reali intenzioni in politica estera. Il fatto che finalmente se ne parli a fondo prima delle elezioni, è certamente un buon segnale per la salute della democrazia Americana.

La perfetta “tempesta democratica” che favorisce Trump (Illustration by Antonella Martino)

C’è infine da sottolineare la solita ciliegina sulla torta che irrompe tempestivamente ad ogni dibattito democratico: la lunga e noiosa discussione sul miglior sistema di sanità per il paese. Ormai tutti conoscono a memoria le posizioni dei candidati su questo tema di fondamentale importanza: Warren e Sanders sono favorevoli al “Medicare for All”, il sistema che garantirebbe la sanità pubblica a tutti; mentre Buttigieg, Biden, Klobuchar, e Steyer rimangono ancorati al loro “Medicare for All who want it”, il sistema che produrrebbe l’estensione della sanità pubblica ma allo stesso tempo garantirebbe la sanità privata a chi desidera mantenerla. La cosa sorprendente questa volta, è che mentre tutti i moderati facevano a gara per screditare il piano “costosissimo” di Bernie ed Elizabeth, Biden se n’è stato in disparte, evitando di entrare nel vivo della discussione. Se permettete, è alquanto preoccupante che il leader nei sondaggi non offra la propria opinione sulla priorità numero uno dell’elettorato Democratico. È abbastanza comprensibile che Biden stia cercando di limitare l’utilizzo della parola il più possibile, dato che ogni volta che parla incomincia a balbettare, ma allo stesso tempo potrebbe far piacere al popolo Americano capire cosa abbia intenzione di fare nel dettaglio l’ex vice Presidente. 

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