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Joe Biden accelera verso la nomination e corteggia già i supporters di Bernie Sanders

Joe Biden ottiene un'altra vittoria decisiva nel Mini Super Tuesday del 10 Marzo

Joe Biden nell'illustrazione di Antonella Martino

Joe Biden vince anche nel Mini Super Tuesday conquistando parte dell'elettorato che andò a Bernie Sanders nelle primarie del 2016.

Dopo il Super Tuesday del 3 Marzo che ha visto Joe Biden trionfare in ben 10 stati su 14, è arrivato il Mini Super Tuesday del 10 Marzo che ha messo in palio 352 delegati provenienti da 6 stati: Michigan, Missouri, Mississipi, Idaho, North Dakota, e Washington. Biden ha dominato la partita, stracciando Sanders in ben 4 stati su 6, e ottenendo il pezzo più pregiato della serata: il Michigan. 

Con i suoi 125 delegati, questo stato nella regione dei Grandi Laghi del Midwest fu il trampolino di lancio di Bernie Sanders nelle primarie del 2016, quando lo vinse a sorpresa contro Hilary Clinton. Questa volta però, Bernie ha perso il Michigan di ben 15 punti percentuali. Le colpe di questa sconfitta non sono tanto da attribuire a Bernie Sanders, quanto alla forza di Joe Biden. Nel 2016, la vittoria di Sanders in Michigan fu resa possibile grazie al voto degli elettori bianchi che vivevano in zone rurali. Oggi, questi elettori hanno votato in massa per Joe Biden. Basti guardare le contee al di fuori della zona metropolitana di Detroit come il Luce County, dove Biden ha surclassato Sanders di ben 25 punti percentuali. In questa contea Bernie raggiunse il 62% nel 2016, mentre oggi ha solo il 33%. Oppure la contea del Grand Traverse, dove Biden ha staccato Sanders di ben 10 punti percentuali. Qua Sanders aveva il 65% nel 2016, oggi solo il 42%. 

Data questa evidente fluttuazione nell’arco temporale di soli 4 anni, si può dedurre che gli ottimi risultati ottenuti da Bernie nel 2016 non furono tanto dovuti alle sue proposte rivoluzionarie, ma furono piuttosto un rigetto della sua rivale Democratica Hilary Clinton. È possibile che questo rigetto derivasse da una parte dell’elettorato che rimane ostile a una presidente donna. In particolare, Sanders ha perso tantissimi voti a Biden tra gli uomini bianchi senza una laurea universitaria, i cosiddetti lavoratori “blue-collar”. Non è una sorpresa che questo elettorato – che ha votato in massa per Donald Trump nel 2016 – non fosse favorevole a una Presidente donna, e piuttosto che rimanere a casa scelse Bernie Sanders nelle scorse primarie. Ma ora che tra le file dei Democratici è tornato ad esserci un uomo bianco moderato come Joe Biden, quell’elettorato è scivolato via dalle mani di Bernie. Questa è un’ottima notizia per Biden in vista di Novembre, dato che i blue collar workers del Michigan e degli altri stati del Midwest furono proprio uno dei motivi principali per cui i Democratici persero nel 2016. Se a questo Biden ci aggiungesse una vice presidente bianca del Midwest come Amy Klobuchar o Gretchen Whitmer, Joe potrebbe assicurarsi anche il voto delle donne bianche blue collar – un’altro pezzo dell’elettorato che rifiutò la Clinton e voto in massa per Trump. 

C’è poi da aggiungere che Biden ha continuato a fare bene negli stati con una numerosa popolazione afro Americana come il Mississippi e il Missouri, dove ha rispettivamente collezionato l’86% e il 69% dell’elettorato nero. Proprio per questo motivo Biden non ha bisogno di una vice presidente di colore come Michelle Obama – che comunque rifiuterebbe – o Kamala Harris. L’esperienza di Biden come vice presidente del primo Presidente di colore degli Stati Uniti è abbastanza per assicurargli il voto afroamericano. Meglio spendere quell’importante pedina per rubare alcuni voti a Trump.

Ma in questo mini Super Tuesday ritroviamo anche il trend generazionale che ha contraddistinto queste primarie democratiche finora. Biden continua a fare benissimo tra gli elettori over 60, ma fatica tantissimo tra quelli under 30 che invece continuano a preferire Bernie Sanders. Peccato per Sanders che questi elettori giovani non siano abbastanza per dargli un vantaggio su Joe. In Missouri, ad esempio, gli elettori under 45 hanno supportato Sanders con un margine del 47 percento. Il problema è che questo gruppo contava solo per il 30% del voto finale, mentre gli over 45 – che invece hanno votato in massa per Biden dandogli un margine del 43 percento – costituiscono il 70% del voto. In parole povere, i giovani non vanno a votare quanto i vecchi. Pure nello stato di Washington, Sanders ha stravinto tra i giovani, ma questo elettorato contava solo per  il 29% del voto finale. Chiaramente non abbastanza per incidere.

 

In un tentativo di convincere questo elettorato giovanile ad unirsi dietro a lui, Joe Biden ha fatto un discorso pacato, molto attento a unire e a non urtare e cercando di confortare i sostenitori delusi di Bernie Sanders. Insomma, Joe sa bene le conseguenze se non pesa bene le parole, perché senza i sostenitori di Sanders contro Trump, per i democratici sarebbe sconfitta certa. Bisogna poi vedere se i sostenitori di Bernie, molto puri ideologicamente, sceglieranno per la seconda volta di fila di turarsi il naso e sostenere l’ennesimo candidato moderato filo-establishment.

Bernie Sanders in the illustration by Antonella Martino

Dal campo di Bernie Sanders invece non si hanno notizie. Il Senatore del Vermont ha cancellato il suo evento post-elezione a Cleveland per via del coronavirus e ora si trova a casa sua nella piccolissima Burlington. Il prossimo dibattito democratico è Domenica 15 Marzo a Phoenix nell’Arizona e Bernie, per ora, ha confermato la sua presenza. Ma dopo queste sconfitte cocenti, l’unico modo per arrivare con un po’ di spinta a questo evento sarebbe un endorsement di Elizabeth Warren – l’altra candidata radicale che non si è ancora espressa dopo il suo addio. Altrimenti potrebbe accadere l’impensabile fino a pochi giorni fa……un addio di Bernie prima della fine?

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