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Guerra al Coronavirus: Boris Johnson prepara gli inglesi a combatterla come “pecore”

"Herd Immunization": il diverso approccio con cui il governo britannico vuol far fronte all'emergenza della pandemia da Covid-19

Il premier britannico Boris Johnson nella caricatura di Donkey Hotey/Flicker

Il premier britannico ha detto ai sudditi della regina Elisabetta: "Il peggio deve ancora arrivare e molte famiglie perderanno i loro cari”. Le reazioni e lo scoppio delle polemiche per un approccio molto diverso da quello del governo italiano

Un evento storico, una maledizione, un incubo; tutto questo si è abbattuto sull’Italia quando circa un mese fa il Corona Virus ha fatto le prime apparizioni sulla penisola con i primi contagiati e i primi morti; attualmente i decessi superano i 1800 e vicino ai 20mila sono i contagi. Gli italiani diligentemente vivono in un forzato isolamento presso le loro abitazioni, in un paese con le scuole, negozi, posti di lavoro, pub, ristoranti, musei, tutto chiuso; un paese dove anche i funerali e matrimoni sono stati annullati.

Ma quello che non si è serrato negli italiani è il loro spirito di creatività: dopo solo pochi giorni di confinamento fra le mura domestiche gli italiani hanno trasformato i balconi in palcoscenici dove si danza, si canta, si suona, si recitano poesie e poemi. I neo-melanconici a Napoli, canti goliardici a Siena, la Macarena di gruppo sui terrazzi di Torino. Tutto questo in rispetto e in risposta alle misure draconiane emanate dal terzo decreto del ministro Giuseppe Conte.

Ma la pandemia non sta risparmiando altri paesi europei, dove il Covid-19 si sta espandendo.  Sebbene in Gran Bretagna il Corona Virus ha fatto registrare 1500 contagi e 21 morti, qui si respira uno stato di rilassamento generale. La linea guida dettata dal Primo ministro Boris Johnson, raccomanda di stare in casa per una settimana solo in caso di forte malessere, febbre alta, agli anziani si raccomanda, ma non si ordina, di stare in casa indipendentemente dal loro stato di salute. Cosi, mentre il resto dell’Europa sta chiudendo le scuole, punti di aggregazione, Boris Johnson sembra ignorare ogni forma di misura preventiva, tenendo le scuole, i posti di lavoro e i negozi tutto aperto e funzionante e sostenendo che ‘le misure draconiane fanno solo una piccola differenza’.

Due diversi approcci che si basano entrambi su due diverse teorie scientifiche.

L’Italia sembra voler fare tesoro dell’esperienza della Cina, adottando l’isolamento forzato per evitare la diffusione dei contagi, diluire cosi in un tempo lungo i casi gravi che necessitano di ospedalizzazione e di terapia intensiva. In tal modo si permette alle strutture sanitarie di poter fronteggiare il problema e poter accogliere e curare in modo appropriato più malati possibili. Un approccio che tende a salvare più vite possibili: ritardare e diminuire i casi di contagio, protrarli nel tempo anche nella speranza che una terapia e un vaccino possa correre in aiuto.

Questa è la versione italiana di risposta al Covid-19; una posizione accettata e condivisa dalla maggioranza degli scienziati.  Anche le divergenze politiche, in questo paese cosi diviso, in questi giorni si sono assottigliate. Intellettuali, infuencer, tutti sembrano convergere verso un unico obiettivo: salvare le vite umane anche se a discapito dell’economia.

La teoria che invece soggiace le decisioni del primo ministro britannico, Boris Johnson, è quella della “immunizzazione da gregge”, in UK detta “Herd Immunization” semplificata per il popolo britannico dalle parole dello stesso Boris: “il peggio deve ancora arrivare e molte famiglie perderanno i loro cari”.

Secondo il governo britannico, il picco di diffusione del contagio dovrebbe manifestarsi verso giugno e solo allora misure più stringenti potrebbero essere adottate per permettere agli ospedali di fronteggiare il problema. Sir Patrick Vallance, capo del team dei consiglieri del ministro, ha inoltre dichiarato che “la diffusine del contagio è desiderabile, perché solo in tal modo potrà aumentare l’immunità nella popolazione, immunità che ci proteggerà nel futuro”. Sir Vallance sostiene l’importanza di creare immunità nella popolazione in UK, ma “questo può avvenire solo quando il 60 % della popolazione verrà infettata e coloro il cui sistema immunitario sarà in grado di fronteggiare la malattia creeranno la difesa contro la diffusione del virus”. Questa è la spiegazione scientifica della teoria della ‘immunizzazione da gregge’ che inevitabilmente aumenterà i rischi dei più vulnerabili, in base alla legge del più forte dettata dalla selezione naturale.

Si, ma quanta gente deve morire prima che si solidifichi lo zoccolo duro degli immunizzati?

Per il team di scienziati, consiglieri del primo ministro inglese, non c’è alcun motivo di preoccupazione e nessuna fretta di adottare misure restrittive “poiché” come sostiene il ministro della salute Matt Hancock, “prima si adottano misure restrittive, prima potrebbe verificarsi che la gente si stanchi di adottarle vanificando il lavoro fatto”.  Inoltre, il governo confida sul fatto che il picco della diffusione del contagio avverrà in vicinanza della stagione estiva quando più posti letto ospedalieri saranno disponibili.

Le scuole sono tenute aperte perché in base alle ipotesi governative “I giovani hanno una  bassa percentuale di contagio della malattia e perché se non sono a scuola i giovani potrebbero essere  a spasso”.

Contrario a tale teoria è Martin Hibberd, professore alla London School of Hygiene and of Tropical Medicine, “Con questa posizione governativa una grande parte della popolazione potrebbe essere contagiata, con grandi rischi, la miglior cosa da fare e’ adottare una strategia per contenere il problema più a lungo possibile, fino alla scoperta di una terapia”.

Ma Richard Norton, giornalista del Guardian, giunge a scrivere “sembra come se il nostro governo stia giocando alla roulette con la vita della gente”.  Le direttive di Johnson, sono in contrasto anche con opinioni di diversi scienziati britannici: “UK non sta adottando misure sufficienti “dichiara Jimmy Whiltwort, professor of internazionale Public Health presso l’ istituto della London  School  of Hygiene. Più accorato è l’appello di Martin Hibberd, professore della London School di Hygiene and Tropical Medicine, che ha dichiarato “ci giunge un chiaro messaggio dalla Cina a riguardo del controllo, vorrei che il governo prendesse stringenti misure. Tutti abbiamo un ruolo da giocare e la responsabilità di tenere il fenomeno sotto controllo”. Al coro dei dissidenti si unisce Roy Anderson, dell’Imperial College London “La più semplice regola della epidemiologica è che prima si interviene meglio è per tutti. Naturalmente contro questa regola gioca un ruolo l’impatto economico. È qui che sembra giocarsi il dilemma del governo”. L’approccio ‘laizer fair’ deciso dal governo britannico per combattere il Covid-19 è stato criticato anche dal World Health Organization (WHO).

In questo clima un po’ confuso alcune università, come Dhuram o la London School of Economic, hanno preso la decisione di sospendere le lezioni, e incentivare l’insegnamento a distanza.  Molte gite dei ragazzi sono state cancellate ma solo come decisione arbitraria dei diversi istituti scolastici.

Per il resto “Keep Calm and Carry On” è il clima che si respira nelle strade delle grandi città e delle cittadine inglesi, nessun divieto, tutto come normale. I pochi che indossano le mascherine sono per lo più visi asiatici. I britannici, da bravi sudditi, sembrano accettare le direttive del primo ministro: ‘Wait and See’ sembra essere il monito che li sveglia ogni mattina, li manda a scuola, al lavoro, in autobus e metropolitane.

Solo la Maratona di Londra e il Premier League sono stati posticipati ma la Mezza Maratona è ancora in programma, pur se non è chiaro il principio che sorreggono queste decisioni. 

Cosi in questo clima ambivalente la gente si incontra e si distanzia, i giornali continuano a riportare le domande più frequenti dei cittadini: è sicuro andare al pub? Si può fare visita agli anziani? Si può andare in palestra?

L’unica persona che ufficialmente si è messa in isolamento è la Regina Elisabetta II, che ha cancellato la tutte le cerimonie, incontri o visite: ‘Long live the Queen’.

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