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La Regione Siciliana nominerà un leghista ai beni culturali: ha forse ragione Feltri?

Da Sebastiano Tusa, archeologo di fama internazionale a…? Altro che Covid-19, che ci ha finora risparmiato, è la fine della dignità e della “identità” siciliana

Matteo Salvini durante le campagne elettorai in Sicilia (Foto da www.ilcomizio.it)

La questione è molto semplice: o si tratta di una provocazione, e nessuno sembra indignarsi, o di un’estrema derisione alla dignità umana, uno sberleffo alla logica e alla razionalità.

E la gravità sta che a stilare l’accordo di persone a capo di cosiddetti partiti è un Presidente delle Regione che ha mantenuto e non modificato nell’intestazione la seconda finalità dell’Assessorato.

Sebastiano Tusa

Ma andiamo con ordine. Il 10 marzo 2019 presso Bishoftu in Etiopia precipitava l’aereo Boeing 737 del volo Ethiopian Airlines 302, partito da Addis Abeba e diretto a Nairobi. Su quel maledetto velivolo si trovava Sebastiano Tusa, di anni 66, assessore alla Cultura e all’Identità della Sicilia. Si stava recando a Malindi in nome della preminenza culturale della Sicilia in Italia per prendere parte ad una conferenza internazionale organizzata dall’UNESCO. I resti, parola burocratica terribile e tragica, che dice tutto e non precisa nulla, furono identificati alla fine di giugno 2019 e consegnati l’11 ottobre alla moglie Valeria Li Vigni, allora direttrice dell’importante novità per l’arte siciliana, il Museo Riso. Si tratta del Museo regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo, che, riporto dal sito, «promuove, sostiene e diffonde l’arte contemporanea in Sicilia attraverso un sistema museale che mette in rete il Museo Riso, con la sua collezione permanente e la sua intensa attività espositiva, il Museo d’Aumale di Terrasini, con la sua collezione archeologica, naturalistica ed etnoantropologica e i siti: Castello Medioevale di Caccamo; Real Albergo dei Poveri; Museo Osservatorio Paleontologico di Palermo.»

Al Palazzo d’Orléans il 17 settembre fu allestita la camera ardente e la sua salma riposa nel pantheon di Palermo, la chiesa di S. Domenico, accanto a quella di Giovanni Falcone.

Chi era Sebastiano, fondatore del Museo di archeologia subacquea? Figlio di Vincenzo, che conoscevo da ragazzo e poi da studente per le sue ricerche sulla Montagna dei Cavalli di Prizzi, riconosciuta ormai unanimemente per l’Ippana polibiana. La madre Aldina Cutroni era docente di Numismatica antica. Cosa poteva fare avendo a pranzo reperti e monete antiche se non l’archeologo? Chi lo ha praticato come me conosceva la sua profonda cultura, la sua affabilità, la sua profonda umanità, partecipe della miseria degli esclusi.

Poche note significative della sua instancabile attività. Dal primo ritrovamento di tre busti romani nel 2003 durante gli scavi a Pantelleria, a organizzatore di missioni in Pakistan, Iran e Iraq. Nel 2004 da parte dell’Assessorato ai Beni culturali è nominato primo sovrintendente del mare, carica che ha diretto con eccellenza di attività fino alla sua tragica morte. Intanto era stato chiamato a dirigere anche questo Assessorato, in sostituzione di Vittorio Sgarbi, il cosiddetto esperto di arte, quello della bella idea di sganciare sulla Sicilia una bomba atomica. Mi scrive la moglie e me ne assumo la responsabilità nel violare la privacy data l’irreale sostituzione: «Sono stata travolta da una tragedia smisurata e l’unica certezza che mi sostiene è quella di non disperdere quanto di bello e importante mio marito aveva creato. È una strada impervia perché tutti sono i testimoni di tutto e io devo essere  pronta a vigilare che non facciano dire a mio marito, quello che non avrebbe mai pensato». 

Il Presidente alla Regione Nello Musumeci ha mantenuto la carica ad interim fino ad oggi. E perciò risulta evidente la sua manovra. Senza alcuna crisi e senza alcun passaggio all’assemblea ha, pare, ventilato l’entrata nel suo Governo della Lega e dell’assegnazione al partito anti-siculo per definizione la nostra “identità culturale”, cioè oltre che agli immensi beni materiali, anche quelli immateriali, la nostra cultura. Identikit del proposto: quarantenne sindaco di Furci Siculo, borgata della città metropolitana di Messina, 3.300 abitanti circa, vedi caso, elevata a città nel 2019. Non è una pecca che il candidato sia nato a Vancouver, o che mestiere faccia, ma che, passato da un’esperienza con il CDU, sia sbarcato alla Lega, si badi, non quella di Bossi e del giurista Gianfranco Miglio, del giuramento di Pontida e del dio Padus, in esaltazione dei Comuni medioevali e dei Longobardi sugli altri, folkloristica ed allegra, ma al gruppo astioso e burbero autodefinito “Lega – Salvini premier”. Inspiegabile, ritengo, l’immagine centrale di Alberto da Giussano. È uno dei tanti partiti personali italiani (come Renzi, Meloni, Bersani e vai), che sono proprietà privata di uomini o di aziende e società private che incassano addirittura la percentuale dell’esoso emolumento dei loro eletti. Ormai si usa spudoratamente il proprio nome per il partito personale, almeno Berlusconi ebbe la decenza di appellarsi agli ideali di Italia. Allora.

Qui invece si tratta di interessi di gruppi finanziari, dove l’industria italiana è stata svenduta all’estero e ciò che rimane è ridotto a semplici giochi di borsa, attivati con un clic, e ad attività ingessate e sovvenzionate a fondo perduto dalle banche che divorano i risparmi dei gonzi risparmiatori. Conosciamo le falcidie delle Banche rinomate del nord ricreate con le tasse dei contribuenti.

Matteo Salvini nell’illustrazione di Antonella Martino

Chi conosce il personaggio premier della Lega sa che i suoi slogan razziali vanno dai negri immigrati che lavorano per l’agricoltura e le attività sussidiarie rifiutate dai figli dei benpensanti, con ovvio passaggio dalla ndrangheta, agli sfregi contro il Sud intero, nessuno escluso. Assieme ai suoi consoci che pensano di fare una grande Nazione di estremo nord, sì, una sola e propria Nazione. Vedremo se il Sud chiuderà le frontiere e farà pagare la dogana al nuovo Stato o se rimarrà sempre colonia da sfruttare come area di sfogo del mercato, in questo caso esenti da ingiurie e da appelli al dio Etna che ci sommerga come Pompei. Chi si stupisce, faccia un giro online sulle esecrazioni che implorano sulla scomparsa di questi “uomini che puzzano”. Così, provare in giro per credere.

Ecco, quello che mi umilia è che un signore che veniva da una parte della DC sia a nome della Lega promotore della identità siciliana. Mi umilia come uomo e mi ripugna come umile studioso che ha un briciolo di ragione e un pochino di amor proprio. Ma i Siciliani sono caduti così in basso da farsi impunemente dileggiare ed irridere da un uomo che si vuol richiamare alla bellezza (#Diventerà bellissima, si noti l’ashtag), che probabilmente ha eliminato ogni scrupolo e dignità in nome di un appoggio ad un governo del non-fare. I progetti presentati dai suoi tecnici sono bocciati dalla UE e milioni di euro per le nostre attività tornano a Roma e a Bruxelles. Eppure paghiamo con splendide prebende le centinaia di tecnici assoldati e sparsi da Roma a Bruxelles.

Dove è la spina dorsale dei Siciliani di Sciascia? Oppure ha veramente ragione il direttore di un giornale benpensante sovvenzionato dai soliti occulti che ci definisce “razza inferiore”.

Altro che Covid-19, del quale siamo stati quasi esenti, qui è la fine della dignità e della “identità” siciliana. Eppure paghiamo questo assessore del partito che per propaganda verso i suoi tracotanti nordisti ci vorrebbe sepolti dalla lava.

E sommo dileggio: qualcuno parla di razzismo all’incontrario. Da Sebastiano Tusa, archeologo da generazioni di fama internazionale a…? Ma è logico, se a sovraintendi di aree archeologiche sono posti veterinari o ragionieri. Che stupidata è la professionalità o la cattedra universitaria in materia, conta soltanto l’esperienza progettuale e imprenditoriale. Ed è agli occhi di tutti che progetti. O quella della carriera di porta borsa e di apparatchiki? Ve li ricordati gli irrisi uomini grigi della Russia sovietica?

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