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Tik Tok, suona la campana per Trump: chi di social ferisce di social perisce

Il Presidente Donald Trump pensa di aver tutto pronto per il comizio di Tulsa e resta vittima di un boicottaggio su Tik Tok: lo stadio è mezzo vuoto

Lo stadio di Tulsa con gli ampi spazi vuoti per il comizio di Donald Trump

Che brutta figura Donald. Proprio lui il Presidentissimo Trump, il Comandante in capo, che dal suo profilo Twitter pensa di dominare il mondo, boicottato e beffato da Tik Tok in mano agli odiati cinesi.  Detta così fa un po’ ridere se non si trattasse di un flop senza precedenti, dal punto di vista della comunicazione politica, che giustamente rimarrà nella storia delle falle in campagna elettorale. C’è da chiedersi come mai il suo staff, i suoi comunicatori, i portavoce, gli esperti di web marketing che ha assoldato non si sono accorti di nulla. Non gli hanno lanciato l’allarme. Incomprensibile. Per raccontarla brevemente Brad Parscale, il guru della campagna di Donald Trump, aveva profetizzato un successo senza precedenti. Insomma un’operazione di comunicazione politica capace di risollevare il Presidente Trump dopo le batoste degli ultimi mesi. Un milione di richieste secondo il responsabile della campagna per la convention di Tulsa . Questo era il desiderio, il sogno, la speranza. Ma la realtà decisamente un’altra. Trump arriva e i posti sono metà vuoti. Nemmeno l’arena del Bok Centre di 19 posti riesce ad essere piena.

Il New York Times racconta senza pietà una verità, che sicuramente sarà smentita nelle prossime ore: l’11 giugno su Twitter il presidente ha invitato i suoi sostenitori a prenotare il biglietto, operazione possibile anche con gli sms.

Ed ecco che accade una cosa mai successa nella storia della comunicazione politica. I social salgono sul palcoscenico e diventano i protagonisti. Parte la sfida, la challenge e migliaia di utenti di Tik Tok e fan di K-Pop (pop di band sudcoreane mainstream Usa, hanno iniziato a prenotare biglietti per il comizio. Ma lo facevano consapevoli che non sarebbero mai andati ad assistere, anzi. Era appena iniziato uno dei più grandi boicottaggi della storia delle elezioni americani. Quanto è accaduto sicuramente rientra nei nuovi codici della comunicazione politica e dell’antipolitica nell’era social.

Trump nella illustrazione di Antonella Martino

I processi di disintermediazione che hanno condotto gli individui a vivere all’interno delle cosiddette “bubble”, nelle quali sono in connessione con persone che la pensano come loro o che sono d’accordo con il proprio punto di vista, rappresentano il terreno ideale per costruire strutture di inganno e manipolazione all’interno di un quadro di apparente credibilità. Del resto credibilità e fiducia sono le condizioni fondamentali di qualsiasi rapporto di influenza, consapevole o inconsapevole e all’interno di questi ambienti “chiusi”, che si fondano sul principio “ti credo perché la pensi come me”, è facile che si realizzino effetti manipolatori. Tik Tok è servito per creare il grande inganno.

Nell’era della post verità la politica e il movimentismo che ha assunto un ruolo predominante sulla scena politica stanno cavalcando l’onda della risposta emotiva alimentata da sfiducia e paura. Prevalgono gli slogan preconfezionati. La razionalità dei fini prevale sull’insieme di interessi e valori e si adottano strategie atte a penetrare nell’opinione pubblica per conquistare consenso in chiave elettorale. Nel linguaggio politico appannaggio dei populismi la verità assume un’importanza secondaria ed i media diventano strumenti per governare il potere. E Trump che ha sempre vissuto di populismo è stato punito sul suo stesso terreno. L’inganno trasformato in verità.

Secondo quanto hanno battuto le agenzie si è trattato di un boicottaggio di massa diventato virale. Con una modalità decisamente furbetta: condivisione social e cancellazione da parte degli stessi utenti 24 ore dopo la pubblicazione. Il New York Times scrive di Mary Jo Laupp che ha chiamato alla call to action in un video pubblicato a tarda notte su Tik Tok. “Consiglio a tutti quelli che vogliono vedere questo auditorium da 19mila posti riempito a malapena o completamente vuoto di prenotare tutti i biglietti adesso e lasciare così Trump da solo sul palco” questo il messaggio di Laupp nel video- challenge. Risultato: video virale con più di 700 mila like, 2milioni di visualizzazioni e una stima – basata su commenti – di almeno 17mila biglietti prenotati.

E così i posti in Oklaoma sono rimasti vuoti. Per Donald Trump un’altra lezione dai social con cui ha un rapporto di amore-odio.

E Donald Trump dovrebbe imparare qualcosa ripensando ad un grande presidente americano Abramo Lincoln che sosteneva: “potete ingannare tutti per qualche tempo, o alcuni per tutto il tempo, ma non potete prendere per i fondelli tutti per tutto il tempo”.

Infatti!!!

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