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L’antidoto ai veleni del Trumpismo forse è proprio un presidente “Sleepy”

Trump game over. Ora toccherà a Joe Biden ricucire gli USA, fargli recuperare credibilità e un ruolo nel mondo, che li guarda ancora come faro di democrazia

Joe Biden presidente (Illustrazione by Antonella Martino)

Ci sono una quantità di ragioni per gioire della vittoria, finalmente accettata, di Joe Biden a presidente degli Stati Uniti. Quattro anni di presidenza Donald Trump sono stati pesanti, hanno segnato, non sarà facile e semplice archiviarli. Altri quattro anni di trumpismo sarebbero stati devastanti, con effetti micidiali. Il personaggio ha ampiamente dimostrato di non avere alcuno scrupolo; quando la speaker Nancy Pelosi si è chiesta se l’inquilino della Casa Bianca fosse nel pieno delle sue facoltà, ha posto un interrogativo fondato; forse si è atteso troppo prima di farlo. Il personaggio presenta tutte le caratteristiche di chi psicologicamente è disfunzionale, tarato da una psiche fin dall’infanzia lesionata. Un personaggio che non concepisce e tollera di essere percepito come un perdente. Alla fine ha dovuto mollare la presa, ma non ammetterà mai di essere stato sconfitto, blatererà sempre e comunque di essere vittima di un complotto, che gli hanno rubato la vittoria. Trump game over, ok. Il personaggio, si può dire sia stato disinnescato. Potrà sognare di ricandidarsi nel 2024, ma quattro anni sono lunghi; nel frattempo cambia il mondo; anche candidare al Senato la figlia ed eleggerla in Florida sarebbe nulla più che una vittoria di Pirro. “You’re fired!” ora è scattato per Trump. Anche per lui vale il discorso di Abramo Lincoln a Clinton, nel 1858: “Potete ingannare tutti per qualche tempo, e qualcuno per sempre, ma non potete ingannare tutti per sempre”.

Trump “Il Grande Dittatore” (Illustrazione di Antonella Martino)

Gli Stati Uniti hanno saputo trovare le risorse gli anticorpi per eliminare questo corpo estraneo. Tuttavia, resta il veleno: visivamente si esprime in quelle affollate manifestazioni di fanatici che si esibiscono armati ed esaltati, infiammati dalle irresponsabili parole d’ordine di Trump e il suo non meno irresponsabile clan: quelle facce gonfie e stravolte, imbottite di rabbia e rancore. Il danno di un Trump è qualcosa che sopravvivrà al responsabile, con effetti micidiali: Trump ha “insegnato” e teorizzato spavaldo, e messo in essere, la pervicace e sistematica violazione delle norme democratiche e civili. La sua forza è stata quella di scatenare e continuamente alimentare uno scontro, una tensione, un conflitto tra buon senso (il senso buono) e pulsioni irrazionali e viscerali. È toccato a Savannah Gutrhie, la coraggiosa moderatrice della “NBC” dire che il re era nudo: “Lei non è lo zio matto, lei è il presidente degli Stati Uniti…”.

La perfezione non è cosa terrena; tuttavia occorre pur chiedersi e interrogarsi come e perché una delle democrazie più grandi e solide, abbiano potuto eleggere come “Comandante in capo”, un individuo che si è rivelato il peggior presidente di sempre. Come ha osservato David Frum, politologo insospettabile di simpatie “liberal”, ma feroce critico dell’esperienza Trump, “il grande messaggio è che il sistema elettorale americano rappresenta questo Paese in maniera molto imperfetta, un’imperfezione che peggiora con il tempo. Diamo troppo peso all’America rurale, alle aree culturalmente più conservatrici, mentre ne diamo troppo poco a quelle parti di questo Paese in cui vengono inventate nuove idee, vengono realizzati nuovi prodotti, viene creata più ricchezza”.

La nota di ottimismo è costituita dal fatto che per quanto sia difettoso questo sistema elettorale non lo è stato abbastanza da salvare Trump dal verdetto negativo del più grande elettorato che si sia mai presentato alle urne in un’elezione presidenziale.

Trump vs Journalists (Illustration by Antonella Martino)

La “stangata” subita da Trump fa bene agli Stati Uniti; fa bene al mondo; fa bene perfino al Partito Repubblicano, che si libererà di una pericolosa infezione che lo ha stravolto. Se va bene, molti sono i vincitori; quando va male, uno solo è lo sconfitto. Vecchia “legge” universale. Non solo per via dell’età, dei mille imbrogli fiscali, dello stato mentale alterato, il GOP cercherà di liberarsi di un fardello gravoso e imbarazzante.

Un big del GOP come Mitt Romney offre un ramoscello d’ulivo: “Conosciamo Biden e Harris, sono persone di buona volontà e carattere ammirevole”. Il governatore del Maryland Larry Hogan ricorda che “Bisogna rispettare i risultati. Nessuno conta più della nostra democrazia”. Perfino un trumpiano della prima ora come l’ex governatore del New Jersey Chris Christie, severo ammonisce: “Se dici delle cose dal podio della Casa Bianca, devi mostrare delle prove”.

Se il GOP saprà recuperare la sua vera anima, saranno gli Stati Uniti a guadagnarci; e di riflesso, tutti noi che guardiamo ancora a quel Paese, come guida e faro della democrazia possibile.

A Joe Biden, Kamala Harris e i loro collaboratori spetta ora un compito immane. Ricucire gli Stati Uniti lacerati come non mai, e recuperare un’immagine, una credibilità e un ruolo nel pianeta. Chissà che “Sleepy Joe” non si riveli la persona più adatta per questo difficile e faticoso compito.

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