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Donald Trump, il presidente che invece di prosciugarla, nella palude ci ha sguazzato

Questa presidenza sarà ricordata per le menzogne ripetute sul coronavirus e le elezioni ma anche per non aver saputo celebrare il suo unico merito: il vaccino

Il presidente Donald Trump (Illustrazione di Antonella Martino)

Donald Trump è al capolinea. Finisce così, tra qualche settimana, la sua corsa durata 4 anni. Una corsa tumultuosa, piena di insidie e di avversità, ma è proprio nelle grandi calamità che si rivelano i grandi presidenti. Quelli che la storia ricorderà con ammirazione per le loro capacità di mettere insieme il Paese e affrontare unitamente le sventure. Washington, Lincoln, FDR, Kennedy, Ted Roosevelt, Eisenhower, Thomas Jefferson hanno avuto alcuni punti in comune: l’onestà politica, il senso del dovere, le capacità di mediare con l’opposizione, il rispetto per la Costituzione e le istituzioni. Qualità latenti in questa presidenza.

Trump è stato eletto per “prosciugare la palude politica di Washington”. Non l’ha prosciugata, ne ha creata un’altra a sua convenienza. Il muro non è stato costruito e quel poco che è stato eretto lo hanno pagato i contribuenti americani, i messicani ai quali voleva addebitare le spese gli hanno fatto marameo. La sua America First è stata degradata e non è più prima, gli alleati hanno preso le distanze, i nemici degli Stati Uniti e della democrazia si sentono legittimati. Il Paese è più diviso che mai per la sua retorica qualunquista e di confronto, il suo occhiolino ai gruppi di estrema destra ha trovato il paladino della “basket of deplorable” che, da frangia della societa è entrata nel “main stream” politico diventando alleata e difensore del presidente degli Stati Uniti. E poi la sua interessata caparbietà nel non accettare la sconfitta ha corroso e sta corrodendo ogni giorno di più il senso democratico del Paese, avvilisce la coscienza egalitaria che è la base costituzionale di questa Nazione, sfiducia quanti hanno votato e che vedono ora la legittimità del loro voto messa in discussione.

Con la sua infiammante retorica cerca di cancellare 47 decisioni dei tribunali di tutti i gradi, statali, federali fino alla Corte Suprema che hanno bocciato o respinto i suoi ricorsi con un denominatore comune: i brogli non ci sono stati.  Propone sotterfugi per ribaltare l’esito elettorale e chiama congressmen e governatori per essere suoi complici in queste dispotiche azioni, cerca cavilli legali per perdonarsi e perdonare familiari e amici che non sono neanche stati incriminati. Impone con i suoi 71 milioni di voti, le decisioni a Senatori e Congressmen che terrorizzati dalla sua mostrata capacità di vendetta, non osano contraddirlo e che dopo più di un mese, dopo che tutti i tribunali hanno respinto i suoi ricorsi, dopo che il ministro della Giustizia ha detto che i brogli per cambiare l’esito elettorale non ci sono stati, dopo che il responsabile della sicurezza cibernetica nazionale ha detto che queste sono state le elezioni più sicure a memoria di uomo, bocciano al Congresso una mozione presentata dai democratici per affermare che Joe Biden è il presidente eletto. Un presidente che per governare invece della ragione usa la paura e che imperterrito continua nella sua farneticante narrativa oscurando l’unico vero successo della sua amministrazione: il vaccino per il coronavirus.

E’ vero che ha preso sottogamba la pandemia, è altrettanto vero che, come i bambini, nascondere con le bugie è meglio che affrontare la realtà, ma alla fine se il vaccino è stato prodotto in tempo record il merito, l’unico del suo mandato, va a lui. E’ stato lui, infatti, a creare Operation Warp Speed alla fine di aprile dopo che poco prima Mnuchin, il segretario al Tesoro,  con democratici e repubblicani, aveva  preparato il Cares Act, il piano economico anticovid stanziando 2mila e 200 miliardi di dollari per stimoli con assegni di disoccupazione, rimborsi per gli affitti non pagati, piani di ripresa dell’economia per piccole e grandi aziende e 10 miliardi di dollari destinati a “Operation Warp Speed”, un think tank composto da ricercatori, medici, strateghi militari per i rifornimenti, economisti, assemblato dalla Casa Bianca per trovare in tempi brevi il vaccino contro il coronavirus. Sia ben chiaro, in pochi credono che si sia trattata di una decisione di Trump per il bene del Paese, ma di una scelta dettata dall’imminenza delle elezioni, ben sapendo che se avesse ottenuto il vaccino prima del 3 novembre probabilmente il Paese lo avrebbe confermato.  Non è stato così. Le case farmaceutiche coinvolte nell’Operation Warp Speed hanno annunciato le loro scoperte dopo il voto del 3 novembre. Sfortuna? Piano preparato? Non lo sapremo mai, anche perché la scoperta dei vaccini mette in secondo piano tutte le congetture politiche e le recriminazioni del capo della Casa Bianca. I vaccini sono qui ora e i piani per la produzione e distribuzione passano alla nuova Casa Bianca.

La palude politica non è stata prosciugata: sette dei suoi più stretti collaboratori o sono stati condannati e sono in carcere o sono in attesa di giudizio e uno ha ricevuto il perdono presidenziale. Gli intrallazzi politici che lui denunciava quando era candidato, sono proseguiti e, anzi, cresciuti come dimostra la vicenda dei 200 milioni di dollari concessi da un oligarca russo pochi mesi prima delle elezioni ad una azienda del Kentucky in via di fallimento vicina al senatore Mitch McConnell, soldi dati per mantenere l’occupazione nello Stato in una elezione che lo vedeva contrastato da una sfidante democratica, Amy McGrath, molto popolare nello Stato. E poi tutti i conflitti di interesse a Mar A Lago dove organizzava i suoi incontri e dove gli agenti del servizio di sicurezza dovevano pagare le stanze, o i ricevimenti imposti e le suite riservate nei suoi alberghi.

Un presidente senza ideologia politica che lancia le sue saette contro chi lo contraddice o che mette in discussione la sua convenienza personale, siano essi repubblicani o democratici non fa differenza.  Così è stato per i suoi ex collaboratori come Christopher Krebs, il responsabile federale della sicurezza elettronica che ha avuto l’ardire di affermare che le elezioni si erano svolte in modo corretto e che i brogli elettorali non ci sono stati. Affermazioni che hanno motivato uno degli avvocati di Trump, Joseph DiGenova, a dire ai microfoni di Newsmax che Krebs doveva essere ucciso. E più Trump fa la voce alta, insulta, minaccia, più i suoi PAC, i Political Action Committee, America First, Great America, Preserve America, ricevono donazioni per le future attività politiche. Finora ha ottenuto più di 450 milioni di dollari.

Prosciugare la palude, dicevamo.  Finisce così una presidenza accidentale che lascerà agli Stati Uniti il ricordo di come una scelta sbagliata possa danneggiare il Paese.

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