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L’incoerenza del governo: gli italiani possono uscire, ma se lo fanno sono irresponsabili

Con il "cashback" e le regioni tornate gialle, i cittadini vengono incentivati ad andare per negozi. Quando escono, però, a Palazzo Chigi si indignano

Il centro di Milano domenica 13 dicembre

È la storia degli eterni indecisi. Governo e mass media puntano costantemente il dito sulla gente, mettendo in pubblica piazza immagini di assembramenti nelle vie più popolari delle grandi metropoli italiane. Premier, ministri e capidelegazioni si sono incontrati in un vertice d’emergenza per valutare nuove restrizioni da applicare durante le feste, ipotizzando l’istituzione di una zona rossa ad hoc per prevenire l’arrivo di una terza ondata.

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte (governo.it)

In Italia, negli ultimi giorni, sta accadendo qualcosa di paradossale. Il governo propone una misura per incentivare la spesa chiamata “cashback”, un servizio in cui gli utenti registrati possono ricevere un rimborso percentuale in base ai loro acquisti effettuati tramite pagamenti elettronici. In pratica, un impulso agli italiani che vogliono spendere prima di Natale. Decide poi, restando fedele ai parametri che lo stesso governo ha fissato, di trasformare quasi tutte le regioni in zona gialla, permettendo così la riapertura delle attività commerciali, compresi bar e ristoranti fino alle ore 18. In contemporanea, dunque, viene proclamata un’iniziativa pensata per stimolare i cittadini a fare compere e vengono riaperti i negozi. Risultato? Le strade tornano a popolarsi. Direte voi, “è ovvio”.

Invece no, evidentemente da Palazzo Chigi non si aspettavano tutto questo. I rami dell’esecutivo iniziano così a lavorare per fermare questa preoccupante tendenza degli italiani a fare ciò che gli viene concesso e reagisce con indignazione. Il Ministro per gli affari regionali e le autonomie Francesco Boccia, membro di spicco della maggioranza, rappresenta bene lo stato di confusione nelle scelte del governo. Tre giorni fa, ai microfoni di Sky, si diceva favorevole agli spostamenti tra comuni confinanti nei giorni di Natale, mentre oggi, in un’intervista al Corriere della Sera, propone di seguire l’operato della Merkel, che ha proclamato il lockdown duro in Germania fino al 10 gennaio. Aggiunge poi, tuonando rabbioso, che “le foto degli assembramenti mostrano scene ingiustificabili, irrazionali, irresponsabili. In alcune strade ci sono assembramenti intollerabili, mentre dovremmo sentire ogni giorno dentro di noi il lutto nazionale”.

Il Ministro Francesco Boccia (youtube)

In poche parole, la posizione espressa da Boccia si riassume in una grande contraddizione. Si può uscire, ma se lo si fa si è irresponsabili e colpevoli in prima persona della terza ondata che si prevede arrivi a gennaio. Non importa se siano correttamente applicate le misure di sicurezza, se si indossi la mascherina, se si igienizzino le mani. Si è comunque peccatori. E il peccato è il rispetto delle regole.

Niente comunque è ancora deciso, dai palazzi del potere continuano ad uscire indiscrezioni e sembra quasi che i decreti inseguano gli animi popolari, lasciando trapelare informazioni in anticipo per registrate la reazione dell’opinione pubblica. Manca una linea chiara, unita, diretta. Si guarda alla Germania senza il coraggio di adottare misure ugualmente drastiche e perciò si concede, criminalizzando poi chi queste concessioni decide di sfruttarle.

Intanto il Natale si avvicina, il tempo si fa stringente e le domande diventano sempre più bisognose di risposte. Cosa succederà a ristoratori e commercianti durante le feste? La possibilità di restare aperti è ora un pendolo che oscilla indistintamente tra il “sì” e il “no”.

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