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La seduta congiunta al Congresso per il voto dei Collegi Elettorali: che succederà?

Il ruolo fondamentale di Mike Pence secondo la Costituzione e i precedenti che il senatore Ted Cruz ora "fedele" a Trump invoca contro l'elezione di Biden

Il vice presidente Mike Pence, mentre da presidente del Senato presiede al giuramento dei nuovi senatori eletti (Immagine da Youtube)

Domani il Congresso si riunisce in seduta congiunta per l’approvazione dei voti del Collegio Elettorale. La sessione viene presieduta da Mike Pence, vicepresidente e presidente del Senato. Il suo è un ruolo formale, da cerimonia, che diventa attivo solo nel caso ci sia parità di voti al Senato. Non ha nessun potere per poter cambiare il risultato elettorale. Dodici senatori, primo tra tutti Ted Cruz, contestano la vittoria di Joe Biden.

Le regole per il dibattito sono quelle dettate dall’Electoral Count Act del 1887, la seconda dal 12mo emendamento della Costituzione.

L’Electoral Count Act venne varato dopo le elezioni del 1876 che vedevano opposti Samuel Tilden e Rutheford B Hayes. Elezioni velenose, come queste del 2020. Il Congresso decise di mettere fine alle eventuali possibili astiose dispute post elettorali in modo da evitare che situazioni simili si potessero ripetere dando il potere del conteggio dei voti e dell’assegnazione degli Electoral College ai singoli Stati. Secondo l’Electoral Count Act il presidente del Senato ha solo un ruolo formale: deve certificare il voto espresso in aula dai Collegi Elettorali letti in ordine alfabetico: comincia l’Alabama e finisce il Wyoming. Dopo la lettura il presidente del Senato chiede se ci siano obiezioni ai risultati. Le ragioni per contestare il voto devono essere messe per scritto, devono essere esposte in modo chiaro, breve, senza polemiche, e in rispetto dei fatti. L’Electoral Count Act limita i poteri del Senato e della Camera per respingere i voti elettorali.

Il senatore repubblicano del Texas Ted Cruz: una volta acerrimo nemico di Trump, ora è diventato il suo fedele avvocato al Senato (Wikimedia/Michael Vadon)

Molto probabilmente la tattica di Ted Cruz puntando sul risultato elettorale dell’Arizona, sarà quella di obiettare la costituzionalità dell’Electoral Count Act e cercherà di portare la vertenza alla Corte Suprema.  C’è però il 12mo emendamento della Costituzione che è molto più specifico e autorevole: “Il presidente del Senato deve aprire alla presenza di senatori e congressmen le buste contenenti tutti i risultati espressi dai Collegi Elettorali, contarli e nominare presidente il candidato che ha ottenuto più voti”. Una norma molto specifica che elimina possibili interpretazioni. L’emendamento inoltre stabilisce che il potere del presidente del Senato è quello di aprire le buste con i voti dei Collegi Elettorali e certificarne il voto.

Fino ad oggi, questi precetti sono sempre stati rispettati per 245 anni e hanno funzionato.

Nella lettera mandata da Ted Cruz e condivisa da altri 11 Senatori per obiettare la certificazione del risultato elettorale vengono ignorate queste regole fondamentali mentre vengono abbondantemente evidenziate le caotiche conseguenze delle elezioni tra Tilden e Ruthford che stavano per provocare una nuova guerra civile e che di fatto misero fine alla Reconstruction bloccando la trasformazione socio economica degli Stati del Sud. La lettera di Cruz incredibilmente finisce con le parole: “We should follow the precedent”, dobbiamo rispettare questo precedente.

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