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Trump ultimo atto: la firma su 143 “pardon” senza alcuna vergogna

Al top i nomi dell'ex consigliere Steve Bannon e dell'ex socio italiano Tommaso Buti. A sorpresa mancano dalla lista Rudy Giuliani, Julian Assange e i figli

Steve Bannon, al centro con la cravatta gialla alla Casa Bianca, quando era ancora il consigliere speciale del Presidente Donald Trump (Foto White House)

L’ultimo atto di Donald Trump alla Casa Bianca è stato il perdono giudiziario presidenziale: ha concesso la grazia a 73 persone e ha commutato la pena ad altre 70.  Tra i 143 nomi ce ne sono due che “colpiscono” in particular modo: il suo ex consigliere Steve Bannon, uomo chiave nella sua vittoria del 2016 e Tommaso Buti, il playboy italiano che aveva creato a New York la catena “Fashion Cafe”.

Nella lunga lista dei perdonati poi ci sono tanti condannati che, per una strana coincidenza, hanno visto l’avvocato di Trump, Alan Dershowitz, come loro difensore.

Steve Bannon era stato catturato lo scorso agosto a bordo di un gigantesco yacht di proprietà del miliardario cinese Guo Wengui (anche lui ricercato dalla polizia di Pechino) ormeggiato a Westbrook, in Connecticut. Gli agenti federali avevano eseguito l’ordine di cattura spiccato dalla procura federale del Southern District di Manhattan per una truffa. Nel rinvio a giudizio Bannon era accusato insieme ad altre tre persone di aver “architettato uno schema per defraudare centinaia di migliaia di dollari delle donazioni” raccolte da “We Build The Wall” una non profit privata create per costruire il muro lungo la frontiera con il Messico. Bannon si era dichiarato “non colpevole”. Gli altri due arrestati, coinvolti anche loro nella truffa, avrebbero patteggiato la pena diventando testimoni per l’accusa. Bannon è stato perdonato senza essere stato condannato.

Tommaso Buti, invece aveva solo delle pendenze giudiziarie ma, come sottolinea il suo avvocato, Valeria Calafiore Healy, “non è stato condannato negli Stati Uniti. Il provvedimento riguarda ipotizzati reati contro il patrimonio occorsi più di 20 anni fa e per i quali l’imprenditore italiano fu già processato in Italia e alla fine prosciolto dalla Corte di Appello nel 2007. La grazia che gli è stata concessa lo libera dall’ingiustizia che avrebbe continuato a patire se fosse stato costretto a subire un processo una seconda volta negli Stati Uniti sugli stessi fatti per cui era già stato giudicato».

Tommaso Buti all’inizio degli Anni Novanta aveva fondato con altri soci il ristorante “Focaccia” a Wall Street. Un ristorante che ebbe molto successo per via delle consegne che venivano fatte nei palazzi del potere economico che circondavano “Focaccia”, portando i suoi lunch agli executive di Merryl Lynch e Leaman Brothers. Aveva creato anche con Donald Trump un’agenzia di modelle, la Trump Models Inc. che Trump dissolse dopo che l’allora Attorney General di New York, Elliot Spitzer, aveva aperto una indagine sul Fashion Café in seguito alle denunce fatte dalle ex partner di Buti, Claudia Schiffer e Naomi Campbell che lo accusavano di aver sottratto dei fondi dopo che Fashion Café aveva aperto altre sedi a New Orleans, Londra, Manila, Mexico City e Barcellona. Buti patteggio il rimborso e restituì 15 milioni di dollari. E’ proprio per il fallimento della catena dei Fashion Café e per il mancato pagamento di creditori che Buti fu arrestato in Italia a fine 2000 su richiesta della magistratura di New York per riciclaggio e truffa aggravata. Ma l’imprenditore non è mai stato estradato negli Stati Uniti.

L’imprenditore italiano ebbe anche delle grane con l’agenzia immobiliare Corcoran per un appartamento della famiglia Gucci all’Olympic Tower che aveva dato in subaffitto. Le cronache, più che sui reati che avrebbe commesso sono ricche per i suoi flirt e le love story con donne famose e bellissime. Ma anche per le sue amicizie con Flavio Briatore e appunto Donald Trump. Oltre all’ex moglie Daniela Pestova, ex Miss Universo, tra le sue relazioni vengono ricordate quelle con Claudia Galanti, Beatrice Borromeo, Rita Rusic, Manuela Arcuri, Luisa Corna e Anna Falchi.

Sorpresa, invece, per i nomi che non ci sono nella lista di Trump come Rudy Giuliani, Edward Snowden e Julian Assangeoltre ai  suoi figli. L’ex Attorney General, William Barr prima di dimettersi alcune settimane fa aveva suggerito a Trump a non concedere la grazia a Snowden. Giuliani, invece, aveva detto che non aveva bisogno della grazia. 

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