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Immigrati: Biden firma ordini esecutivi ma il NYT svela l’intesa fra Trump e ICE

Il Presidente ha firmato nuove misure sull’immigrazione ma da metà febbraio dovrà fare i conti con il sindacato dell'Immigration Custom Enforcement

Una delle foto che mostrano il sovraffollamento di un centro per migranti al confine meridionale, tratta dal report dell'Office of Inspector General (Department of Homeland Security).

Trump ha giocato sporco e, alla fine del suo mandato, ha tentato di blindare nomine e provvedimenti che potessero mettere i bastoni fra le ruote ad una scontata azione riformatrice da parte della nuova amministrazione.

Martedì, Joe Biden ha firmato tre nuovi ordini esecutivi sul tema dell’immigrazione. “Tutto ciò riguarda come l‘America è più sicura, forte e prospera quando abbiamo una giusta, ordinata e umana immigrazione regolare”, così il Presidente ha voluto introdurre i suoi nuovi atti.

Il primo riguarda la creazione della Task Force che si occuperà di implementare le politiche sul ricongiungimento familiare dei migranti separati al confine con il Messico. L’organo dovrà interfacciarsi con le agenzie federali scrivendo raccomandazioni ed inviando rapporti periodici al Presidente.

La scorsa settimana, la first lady Jill Biden si era detta disponibile a lavorare assieme alla Task Force, mettendo a disposizione il suo staff della East Wing. Joe Biden ha voluto commentare l’ordine come un modo “per correggere la vergogna nazionale e morale della scorsa amministrazione”, rea di aver letteralmente strappato bambini dalle proprie famiglie senza un piano di ricongiungimento. 

Nel secondo ordine esecutivo, il team Biden-Harris mira a creare una strategia coerente per la gestione dei flussi migratori. Per prima cosa, l’amministrazione vuole tentare di combattere l’instabilità economica e sociale che colpisce i luoghi di provenienza dei migranti, così che questi non debbano sentirsi costretti ad abbandonare le proprie case. Poi, la Casa Bianca si impegna a concludere nuovi accordi con partner regionali così da poter concedere il diritto di asilo a chiunque sia idoneo. Infine, gli immigrati provenienti dall’America centrale avranno accesso a nuovi e più sicuri percorsi per ottenere lo status di rifugiati. A questo fine, il Dipartimento di Sicurezza Interna lavorerà per modificare il programma Migrant Protection Protocols (MPP).

La modifica del MPP, anche chiamato “Remain in Mexico”, non si configura nella sua cancellazione immediata. Il programma, voluto da Trump, negli anni ha ricacciato oltre i confini almeno 60.000 richiedenti asilo, condannandoli a stili di vita precari e spesso inumani. Con il nuovo provvedimento, Biden smetterà di ingigantire le liste di coloro che sono stati espulsi e tenterà di velocizzare e rivedere le domande di asilo inoltrate, ma non consentirà subito l’accesso a coloro che attualmente stanno aspettando sul confine messicano. Joe Biden, per il momento, lascia intatto anche il Title 42, che consente alle autorità di espellere coloro che attraverseranno il confine illegalmente, così da scongiurare l’ingresso di persone potenzialmente affette da Covid-19 e soggette a controlli sanitari.

L’ultimo ordine esecutivo è volto ad assicurare che gli Stati Uniti portino avanti una politica migratoria equa e non discriminatoria. La Casa Bianca richiede quindi alle agenzie federali di iniziare un processo di revisione interna di regole e linee guida che possano aver posto barriere al sistema di immigrazione regolare del paese. Questo atto pone fine anche ad alcuni memorandum firmati da Trump che ostacolano l’assunzione di lavoratori stranieri.

Una manifestazione contro le politiche di immigrazione di Trump dell’ICE (United States Immigration and Customs Enforcement) sul ponte di Brooklyn, New York – Maggio 2018 (foto di Terry W. Sanders)

I più ortodossi oppositori delle politiche di Trump potrebbero lamentare una certa lentezza nello smantellamento del sistema voluto dall’ex Presidente. La verità, però, è che Biden non può andare più veloce di così. Il coronavirus e le carovane provenienti dal Centro America pongono limiti all’azione dell’amministrazione al confine, costringendo il Presidente a camminare sulle braci per non rischiare che un’apertura troppo eccessiva delle politiche migratorie possa compromettere la lotta alla pandemia.

Trump, dal canto suo, ha giocato sporco e, alla fine del suo mandato, ha tentato di blindare nomine e provvedimenti che potessero mettere i bastoni fra le ruote ad una scontata azione riformatrice da parte della nuova amministrazione.

A proposito di questo, una soffiata esclusiva al The New York Times ha rivelato un accordo fra la AFGE National ICE Council 118, il sindacato dei funzionari ICE, e Ken Cuccinelli del dipartimento di Sicurezza Interna. Secondo l’informatore del NYT, un impiegato federale rimasto anonimo, l’accordo prevederebbe che “nessuna modifica di alcun tipo riguardo a politiche, orari, funzioni, turni di lavoro, risorse, strumenti” dei funzionari ICE possa essere implementata senza un previo consenso affermativo del sindacato. In questo modo, i vertici ICE potrebbero rifiutarsi di rispettare gli ordini esecutivi o altre riforme promosse dalla nuova amministrazione.

Manifestazione contro le politiche dell’amministrazione Trump dell’ICE (United States Immigration and Customs Enforcement) a City Hall Park, New York – Maggio 2018 (foto di Terry W. Sanders)

Le clausole dell’accordo incriminate possono essere eliminate, entro 30 giorni dalla sua firma, da parte del dipartimento di Sicurezza. Tuttavia, il sindacato potrebbe impugnare questi provvedimenti presso la Federal Labor Relations Authority, rallentando la modifica. Al decorrere dei 30 giorni richiesti per entrare in vigore, l’accordo potrebbe compromettere future politiche migratorie che vedano coinvolto l’ICE.

Il whistle-blower del The New York Times ha commentato l’accordo come un esempio di “cattiva gestione, grande spreco di denaro governativo e abuso di potere”. Cuccinelli, invece, ha descritto la trattativa come “completamente legale ed appropriata”. Lo scoop del giornale newyorkese getta nuove ombre sull’eredità trumpiana degli organi federali e dentro gli uffici ICE, agenzia fra le meno amate negli States che nel 2020 ha confermato l’endorsement al tycoon dopo averlo appoggiato nel 2016.

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