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Trump torna a fare Trump e i repubblicani continuano a stargli dietro

Alla conferenza dei conservatori del CPAC, tra un’ovazione e l’altra, l'ex presidente ha lanciato la sua raffica di proteste e lamenti sulle elezioni truccate

Intanto il District Attorney di Manhattan Cyrus Vance continua il lento e tedioso lavoro di studio dei documenti delle tasse di Trump che potrebbero incastrarlo

Trump torna sul palco. Abbronzato, dimagrito, compiaciuto dagli applausi dei suoi adoratori, più combattivo che mai se la prende con tutti quelli che lo ostacolano. Non fa differenza se siano democratici o repubblicani. Chi non lo vede come il Messia politico del Gop è suo nemico. 

Non ci sono stati colpi di scena alla riunione che si è conclusa ieri sera del CPAC, la conferenza annuale dei conservatori del Gop che dopo il suo intervento ha calato il sipario. Trump nel suo discorso che è durato un’ora e mezza ha solo ripetuto teorie e bugie che non lo hanno fatto vincere. Né, tantomeno, ha fatto l’annuncio della sua candidatura per le prossime presidenziali. Non ne ha parlato, ma l’ha lasciata in sospeso. Sta creando la strada per ottenere l’incoronazione che il partito gli offrirà per farlo tornare alla Casa Bianca. Nessuno nel Gop è ora più forte di lui. Se decidesse di candidarsi non ci sarebbe un candidato  candidato che oserebbe sfidarlo.

Donald Trump (Illustration by Antonella Martino)

Tra un’ovazione e l’altra, su un palco disegnato con la sagoma delle mostrine delle SS alpine, ha lanciato la sua raffica di proteste e lamenti sulle elezioni truccate, sull’inabilità di Biden, sulle fake news: “Queste elezioni sono state truccate.  E’ una vergogna. Queste illegalità non dovranno accadere mai più, non dobbiamo più permetterlo”. Dopo il suo lamento si è passati alla condanna del nuovo capo della Casa Bianca e alla compattezza del partito. “Con Biden siamo passati dall’America First all’America Last”. “Non ci sarà un nuovo partito.  C’è il partito repubblicano. Saremo uniti e più forti che mai. Non creerò un nuovo partito. Tutte fake news”. E poi “Siamo più forti e i socialisti non vinceranno”.

Bizzarra la parte del discorso riservata a Biden: “E’ contro le famiglie, contro i confini, contro l’energia, contro le donne e contro la scienza”. A questo punto ha  pronunciato il nome di Anthony Fauci e dalla platea si è alzato un coro di fischi seguito dallo scandire collettivo di “Fredom-Fredom”. Poi la lista dei 17 nemici interni, quelli da epurare dal Gop. Li ha nominate uno per uno cominciando da Susan Collins e Mitt Romney, finendo con Liz Cheney. E sulla figlia dell’ex vicepresidente ha avuto le parole più dure. “E’ già stata censurata dal partito in Wyoming. Le sue quotazioni sono in picchiata” auspicando che alle prossime primarie venga sconfitta. A queste parole la platea è andata in tripudio.

Donald Trump durante il comizio (da youtube)

Non ha condannato Mitch McConnell, che, è vero che ha votato per la sua assoluzione sull’impeachment, ma subito dopo il voto si è lanciato nella condanna più dura contro di lui espressa da un dirigente del partito affermando che le malefatte dell’ex presidente non erano di pertinenza del Senato, poiché non era più in carica, ma della giustizia ordinaria. McConnell non è stato invitato alla riunione, ma al contrario degli altri parlamentari il suo nome non è stato associato ai politici che dovranno essere messi fuori dal partito. Trump, però, si è preso il merito di averlo aiutato a farlo eleggere. E anche per lui, come per Fauci, appena il presidente ha fatto il nome di Mitch McConnell sono partiti i fischi dalla platea. Poi se l’é presa con i social che lo hanno bandito dalle loro piattaforme. Poi con gli atleti transgender che, secondo lui, umilieranno lo sport femminile. Probabilmente l’affondo era riservato ai democratici che alla Camera dei Rappresentanti hanno approvato nei giorni scorsi l’Equality Act, un provvedimento che espande le protezione nei confronti della comunità Lgbtq per il quale la congresswoman Marjorie Taylor Green, la repubblicana affiliate ai QAnon, ha esposto banner e cartelli. Non si è salvata neanche l’energia green. Sotto accusa le pale eoliche che, secondo lui, fanno sterminio di uccelli.

E’ finita così tra l’esultanza dei conservatori, ovviamente pochissime mascherine, grandi strette di mano, teorie complottiste e abbracci prima dell’arrivederci, questa riunione ad Orlando in Florida. Si è capito chi è totalmente allineato alla sua linea, come Ted Cruz e Josh Hawley e chi invece è stato messo all’indice. Neanche una parola sul mezzo milione di americani morti per il coronavirus, sull’economia in grave affanno, sui milioni di disoccupati. Solo un brevissimo accenno al pacchetto dello stimolo economico da mille e 900 miliardi definito “uno spreco di soldi pubblici”. 

Trump è tornato a Mar A Lago. Lo hanno seguito i suoi fedelissimi che stanno preparando la strategia delle epurazioni.

Bernie Sanders, Elizabeth Warren, Joe Biden nell’illustrazione di Antonella Martino

A Washington la battaglia politica per l’approvazione dello stimolo infuria. I democratici sono stati costretti ad una sconfitta: hanno dovuto ritirare l’aumento del minimo salariale che volavano a 15 dollari l’ora. Se la misura votata dalla Camera fosse rimasta non sarebbe passato tutto il pacchetto di aiuti al Senato perché alcuni democratici conservatori hanno detto che avrebbero votato contro. La senatrice Elizabeth Warren ha detto che sta preparando un piano per presentare la “tassa sulla ricchezza”, una imposta progressiva che scatta dal 2 al 3 percento mirata a chi annualmente ha un reddito da 50 milioni a un miliardo di dollari. Circa centomila americani ricadono in questa categoria. In questo modo si creerebbe un ulteriore gettito fiscale di 3 mila miliardi che potrebbe finanziare indirettamente l’aumento del minimo salariale.

A Manhattan il District Attorney Cyrus Vance, che la settimana scorsa ha ottenuto dopo una lunghissima battaglia giudiziaria le dichiarazioni dei redditi personali e societari di Donald Trump sta facendo il confronto tra le spese dichiarate nei documenti e le testimonianze rese dalle numerose persone ascoltate dagli inquirenti i quali oltre a Michael Cohen, l’ex avvocato di Trump, hanno voluto sentire i dirigenti delle banche che hanno avallato i prestiti alle società dell’ex presidente. Il lavoro è noioso e lungo e per questo sono stati assunti dal District Attorney per l’ inchiesta specialisti nella ricostruzione forensica contabile delle circa 500 aziende che fanno parte della Trump Organization. Secondo Bloomberg News Allen Weisselberg, il direttore finanziario della Trump Organization potrebbe testimoniare per l’accusa. Per ora di sicuro non si sa nulla, l’inchiesta si svolge nel massimo segreto.

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