Cerca

PoliticaPolitica

Commenti: Vai ai commenti

Il 4 marzo 1933 si insediava Franklin Delano Roosevelt: per l’Italia un fascista!

Come l'apparato della propaganda del regime di Mussolini cercò di convincere gli italiani che il nuovo presidente USA col "New Deal" volesse imitare il fascismo

di Antonella Pagliarulo
Nei cinegiornali dell'Istituto Luce all’America ferita dalla crisi arrivava il riscatto promesso dal presidente neo-eletto che nel giorno dell’inaugurazione invitava il suo popolo a scrollarsi di dosso la paura perché “the only thing we have to fear is fear itself”: per i media del tempo imbeccati dalla propaganda di regime di Mussolini,  Roosevelt seguiva le grandi direttive segnate dalla Rivoluzione Fascista. 

“Non si deve mettere in rilievo che la politica di Roosevelt è fascista; ciò in quanto i commenti del genere vengono subito ritrasmessi in America e servono ai nemici di Roosevelt per combatterlo”: questo il singolare dispaccio, datato 28 luglio 1933,  trasmesso ai giornalisti italiani dagli apparati di censura messi a punto dal regime di Mussolini, l’ufficio stampa del Ministero della cultura popolare e l’agenzia Stefani. 

Nel giorno dell’insediamento del presidente del New Deal – avvenuto il 4 marzo del 1933 dopo la vittoria elettorale del novembre 1932 sulla promessa di un new Deal per un’America prostrata dalla crisi economica e dalla disoccupazione– riviviamo con gli occhi degli spettatori italiani degli anni Trenta il racconto del nuovo corso di Franklin Delano Roosevelt, FDR, nelle “attualità” dell’epoca, i cinegiornali prodotti dall’Istituto Luce, l’ente nato nel ’24 per istruire le masse e  costruire il consenso intorno al fascismo e al suo “Duce.

I Giornali Luce, realizzati sotto l’occhio vigile di Mussolini, che visionava in anteprima il “notiziario”  in una saletta cinematografica della sua residenza a Villa Torlonia  erano proiettati nei cinema circa tre o quattro volte a settimana, e per non perdere gli spettatori delle campagne, all’aria aperta grazie a speciali furgoni, i cinemobili Luce, forniti di proiettori. Costituite da un numero variabile di servizi – che mutò nel corso degli anni – le attualità cinematografiche aprivano spesso sulle notizie di politica interna, legate alla propaganda del regime (celebrazioni ufficiali, pose delle prime pietre, manifestazioni delle organizzazioni fasciste etc.) ed erano seguite da servizi sui costumi degli italiani, i paesaggi del belpaese, avvenimenti sportivi, cronache dall’estero.

Come raccontavano dunque i giornali Luce l’America ferita dalla crisi e il riscatto promesso dal presidente neo-eletto  che nel giorno dell’inaugurazione invitava il suo popolo a scrollarsi di dosso la paura perché “the only thing we have to fear is fear itself”?

4 marzo 1933: L’inaugurazione di Franklin Delano Roosevelt

Quel Presidente che avrebbe stretto un patto con la nazione per ben 4 mandati presidenziali (guidandola dal 1933 al 1945, attraverso le più grandi crisi del ‘900: la Grande Depressione e il secondo conflitto mondiale) cercò di avvicinarsi al suo popolo con un linguaggio diretto e una presenza sonora e visiva senza precedenti, dando vita ai fireside talk, i “discorsi al caminetto”, per entrare nelle case, focolaio per focolaio–ne vediamo un esempio in queste riprese del cinegiornale inglese Pathé- e visitando di persona in lungo e in largo i campi di lavoro attivati grazie alle sue riforme. 

“I think this would be a good time for beer”: questa la convinzione del Presidente Roosevelt, che, a pochi giorni dall’insediamento, varò  il Beer-Wine Revenue Act, primo passo verso l’abrogazione del proibizionismo, provvedimento che portò forse un po’ di leggerezza alla vita quotidiana degli americani, il cui umore sarà costantemente monitorato grazie ad analisi, rapporti, o campagne fotografiche governative, come la leggendaria e straordinaria campagna di documentazione fotografica sulle condizioni di vita degli americani dal 1935 al 1943, affidata dalle  agenzie governative del New Deal (Resettlement Administration, Farm Security Administration, Office of War Information) all’unità  fotografica di Roy Stryke. 

Un servizio del cinegiornale Luce racconta, dopo il proibizionismo, la fine del regime secco a Los Angeles, che saluta il piroscafo “carico di liquori con canti e suoni” e a New York dove arriva “7490 galloni di “vino vero”. Possiamo ascoltare la cronaca del tempo grazie all’Archivio storico Luce, che ha catalogato e pubblicato online in un portale centinaia di migliaia di documenti. Ma inutile cercare in archivio tracce della crisi del ’29, del Black Thursday: i cinegiornali del Fascismo tendono a nascondere  conflitti e divisioni. Anche quando, raramente, mostrano la protesta sociale non illustrano il contesto, rendendo i fatti incomprensibili:  nel servizio “Dimostrazioni a Washington dei reduci di Guerra”, le immagini documentano la marcia del Bonus Army,  organizzata nel luglio 1932 da 45.000 veterani della prima guerra mondiale che per protesta si accampano a Washington reclamando un bonus promesso nel 1924 per il servizio prestato in guerra. Il cinegiornale non spiega l’accaduto, sottolineail ricorso a “mezzi moderni” per disperdere la folla, ma la violenza dell’intervento di fanteria e cavalleria che incendia i ricoveri è attenuato dalla oscurità del racconto.   

Ora torniamo all’insediamento di Roosevelt, evento di attualità registrato dal Giornale Luce che mostra la grande folla radunata davanti a Capitol Hill per il giuramento.

Il giornalista Amerigo Ruggero, corrispondente della Stampa a New York, chiosava il titolo dell’articolo sulla cerimonia –  “Il programma di Roosevelt” –con “L’esempio dell’Italia fascista” (occhiello),  “Strenua difesa del dollaro e sorveglianza sulle Banche  Gigantesco programma di lavori pubblici per fronteggiare la disoccupazione = Chiaro monito al parlamentarismo: «se il Congresso non collaborerà, chiederò poteri di guerra » (sommario).

Insomma, per i media del tempo imbeccati dal regime,  Roosevelt seguiva le grandi direttive segnate dalla Rivoluzione Fascista.  Questa chiave di lettura chiarisce la “velina” iniziale e spiega  la simpatia con cui i cinegiornali seguirono le iniziative dell’amministrazione democratica promotrice del New Deal. Almeno fino allo scoppio della guerra. Nel 1933 il Presidente visita un campo di lavoro in Virginia: è un campo del CCC, Civilian Conservation Corps  – tradotto  nel servizio LUCE con campo di concentramento! – organizzazione creata da Roosevelt  per l’impiego dei giovani disoccupati in progetti a tutela dell’ambiente. Lo stesso evento è raccontato  anche da un cinegiornale Pathé, Roosevelt “Roughs It”.

Nei primi cento giorni di governo viene istituita la National Recovery Administration (N.R.A.) per moderare la concorrenza fra le industrie, sostenere i prezzi, garantire ai lavoratori un salario minimo e un orario di lavoro massimo.  Simbolo della collaborazione delle aziende con la N.R.A. l’aquila azzurra, che vediamo indossare come cappello dalle ragazze sui carri che sfilano nel festoso corteo. Il cinegiornale esalta il patto sociale, pensando all’Italia corporativa (link). Nel 1934 Roosevelt è anche allo stadio,“incorreggibile tifoso” dello sport più popolare d’America, accanto al sindaco di New York, l’italoamericano Fiorello La Guardia (link). Ancora gli uomini del CCC al lavoro nella Valle della morte, divenuta nel 1933 monumento nazionale: vi si costruiscono strade, impianti per l’acqua e il telefono, edifici (link)…Come non ricordare i servizi sulle bonifiche in Italia?

“Ortaggi colossali” assicurano i terreni dell’Alaska, racconta un cinegiornale: nel 1935 Roosevelt offre a 203 famiglie impoverite del Minnesota, Wisconsin e Michigan – lo racconta  anche un documentario del 2008 – la possibilità  di ricominciare una nuova vita come coloni, nelle valle fertile dell’Alaska dal nome Matanuska(link). Toni epici per l’opera di bonifica in California, che trasformerà un arido deserto in una delle regioni più fertili del mondo (link). Roosevelt compare ben 29 volte nei servizi cinegiornalistici dell’Archivio storico Luce ed è  protagonista anche di un documentario, L’America del signor Delano.  Con la guerra Roosevelt diventa il bellicista (link)  o il guerrafondaio protagonista di servizi caricaturali (link) sull’esercito americano multirazziale  o, nell’incontro sul Potomac con Churchill, alleato dei “senzadio bolscevichi” (link). Il leggendario presidente del New Deal  condurrà il suo Paese alla vittoria ma non riuscirà a vedere la fine della Guerra: morirà per un’emorragia cerebrale  il 12 aprile 1945.

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter