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La maratona al Senato taglia il traguardo, vince Biden, stimolo da 1900 miliardi

Per l’aumento dei salari minimi l’area più a sinistra dei democratici ha promesso battaglia, ma il tutto è stato rimandato. Ora il provvedimento torna alla Camera

Alla Camera dei Rappresentanti la votazione finale, poiché ci sono state delle modifiche sulla proposta approvata in prima Battuta dalla Camera e poi finirà alla Casa Bianca per la firma del presidente Joe Biden.

La maratona politica tenuta al Senato ha dato i frutti: il pacchetto da mille e 900 miliardi di dollari è stato varato.

Joe Biden era radiante quando ha parlato dalla Casa Bianca del grande successo ottenuto dando molto merito al leader della maggioranza democratica al Senato, Chuck Schumer, che il presidente ha definito “strumentale regista” per l’approvazione dello stimolo economico. “Gli aiuti sono in arrivo” – ha detto il presidente.

Non è stato facile. Ci sono volute più di 24 ore di dibattito, anche perché il “trumpiano d’acciaio”, il senatore Ron Johnson, ha forzato la lettura delle 628 pagine della proposta di legge.

Il voto ha seguito le direttive dei leader dei partiti: 50 democratici a favore, 49 repubblicani contro. Non ha votato Dan Sullivan, repubblicano dell’Alaska, ma il suo voto sarebbe stato ininfluente perché quando si verifica la parità il voto decisivo spetta al presidente del Senato, che istituzionalmente è il vicepresidente degli Stati Uniti, che in questo caso è Kamala Harris, la quale avrebbe votato a favore del pacchetto di aiuti.

Ora il provvedimento torna alla Camera dei Rappresentanti per la votazione finale, poiché ci sono state delle modifiche sulla proposta approvata in prima Battuta dalla Camera e poi finirà alla Casa Bianca per la firma del presidente Joe Biden.

È stato un dibattito lungo, ma non solo per la massiccia quantità di aiuti. Nel pacchetto sono inclusi anche 160 miliardi di dollari per la lotta al covid-19, ma all’ultimo minuto a questa parte dei finanziamenti è stato “attaccato” un fondo per rifinanziare parte parte dell’Obamacare. Così come l’aumento della paga minima che, per ora resta a 7.25 dollari l’ora, come hanno voluto repubblicani e democratici conservatori del Senato (erano 8). Nella versione approvata dalla Camera c’era la norma che voleva un graduale aumento fino a 15.25 dollari l’ora entro il 2025. E questa norma è stata cancellata. Un compromesso che ha fatto rientrare i democratici che si opponevano. Ma su questi due punti è infuriata la battaglia.

“Hanno una lista dei desideri che non riguarda affatto l’emergenza Covid – ha tuonato il senatore repubblicano Lindsey Graham – stanno usando lo stimolo come scusa per far passare altre cose, ma non glielo consentiremo”. Ma non c’è stato nulla da fare. Una volta eliminato l’aumento della paga minima il fronte dei dem è stato granitico.  Per l’aumento dei salari minimi l’area più a sinistra dei democratici ha promesso battaglia. Per ora il tutto è stato rimandato.

Il pacchetto di aiuti prevede che chi ha un imponibile di 75mila dollari o meno avrà un assegno da 1.400 dollari. Se l’imponibile familiare è sotto i 150 mila dollari gli assegni saranno due. L’assegno di disoccupazione è stato ridotto a 300 dollari settimanali e sarà versato per chi non trova lavoro fine alla fine di agosto. 350 miliardi di dollari ai singoli Stati per far fronte alle spese necessarie per le attività pubbliche dopo che per la pandemia sono crollate le entrate fiscali. 130 miliardi per la riapertura delle scuole e delle Università.  30 miliardi in rimborsi ai proprietari delle case che hanno mantenuto gli affittuari che non hanno potuto pagare l’affitto. 50 miliardi alle piccole e medie aziende per continuare, o riprendere, le attività commerciali e produttive. 160 miliardi per la distribuzione dei vaccini e delle strutture in cui i vaccini vengono somministrati. Inoltre, è stato concesso uno sgravio fiscale da 3mila e 600 dollari per ogni bambino del gruppo familiare.

Alla fine, i democratici erano raggianti. I repubblicani ferocemente scontenti e molto probabilmente questa sarà la musica che il Congresso eseguirà, almeno fino alle elezioni di mid term.

Joe Biden, presidente USA (Illustrazione di Antonella Martino)

Un’altra battaglia che si sta profilando al Congresso è quella sulla crisi migratoria al confine col Messico, dove da febbraio sono stati bloccati quasi 100 mila immigrati. Per i repubblicani è il risultato dei cambiamenti annunciate dalla nuova amministrazione democratica per ridisegnare la politica di accettazione e di asilo degli stranieri negli Stati Uniti, ma anche per regolarizzare i “dreamers”, i giovani che sono stati portati clandestinamente negli Stati Uniti dai genitori quando erano bambini. E questo dell’immigrazione è un problema politico differente: anziché essere tra repubblicani e democratici è tra gli Stati del Nord e quelli del Sud il cui confine è quello con il Messico. L’emergenza, però sta creando una serie di difficoltà inaspettate perché in attesa che il Congresso approvi le nuove regole ci sono circa 100 mila persone accampate al confine. Biden sta prendendo in considerazione un piano per trasformare un paio di questi centri di detenzione in punti di accesso e ispezione simile ad Ellis Island, dove fino agli anni Cinquanta confluiva il flusso degli immigrati dall’Est. Nella proposta Biden intende rilasciare le famiglie entro 72 ore dal loro arrivo negli Stati Uniti. Un radicale cambiamento rispetto alle precedenti amministrazioni, sia democratiche che repubblicane.

 

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