Cerca

PoliticaPolitica

Commenti: Vai ai commenti

Sullo stimolo la trattativa alla Camera continua, ma Biden pensa agli altri nodi

Dopo la battaglia sugli aiuti al Congresso, la regolarizzazione degli immigrati clandestini e l'accesso ai nuovi migranti le priorità. Si prepara vertice USA-Cina

Intanto continua la guerra tra il partito repubblicano e Donald Trump: questa volta al centro della battaglia ci sono i dollari...

Per l’approvazione dello stimolo economico alla Camera dei Rappresentanti se ne parla domani. Oggi c’è stata la lunga trattativa alla Commissione Regole per stabilire i parametri del dibattito che secondo il leader della maggioranza democratica alla Camera, Steny Hoyer, sarà “molto breve” breve e probabilmente questa storica legge sarà approvata in mattinata.

I democratici hanno una maggioranza risicata alla Camera. Se tutti i repubblicani si dovessero opporre e con loro anche quattro democratici il pacchetto di aiuti “salterebbe”. Questo perché anche se i democratici hanno 10 seggi in più dei repubblicani sei di loro sono impegnati fuori dagli Stati Uniti o sono in malattia. “Non vi preoccupate – ha detto il congressman Hakeem Jeffries – passerà. Ne sono convito al 110 percento”.

Tuttavia, i democratici sperano che la legge venga sostenuta anche da qualche repubblicano tanto per poter dire che è stata passata con il voto bipartisan. Nella legge un assegno da 1400 dollari per tutti quelli che hanno un imponibile sotto i 75 mila dollari l’anno (se fanno la denuncia dei redditi individuale, mentre saranno il doppio se la dichiarazione è congiunta e c’è un imponibile sotto i 150 mila dollari) dovrebbero partire già dalla settimana prossima. “Non saranno firmati dal presidente ” ha detto Jen Psaki, la portavoce della Casa Bianca per punzecchiare la precedente amministrazione che, invece, aveva stabilito che gli assegni del primo stimolo avessero la firma di Donald Trump.

Per Biden dopo lo stimolo si profila una nuova battaglia: la riforma dell’immigrazione. Alla Casa Bianca stanno studiando il modo per risolvere la regolarizzazione degli immigrati clandestini e regolarizzare il flusso migratorio. Al confine con il Messico stanno sorgendo delle tendopoli popolate da centro-sud americani che vogliono entrare negli Stati Uniti. Solo il mese scorso sono stati arrestati quasi 100 mila immigrati clandestini, con il record stabilito il 24 febbraio di 4500 persone che cercavano di entrare illegalmente negli Stati Uniti. L’amministrazione Biden ieri ha concesso un temporaneo permesso di soggiorno per 300 mila venezuelani residenti illegali negli Stati Uniti. Il neosegretario alla Homeland Security, Alejandro Mayorkas ha detto che potranno restare per altri 18 mesi e se riescono a dimostrare che sono fuggiti per le persecuzioni di Maduro sarà concesso loro lo status permanente.

Alla Casa Bianca lo studio per trasformare un paio di centri di detenzione al confine con il Messico in punti di accesso e ispezione per entrare ed eventualmente rimanere negli Stati Uniti. Un ritorno al passato creando dei centri in cui i nuovi immigrati dovranno sostare per 72 ore dal loro arrivo negli Stati Uniti sia per essere identificati e sia per distribuirli nelle aree geografiche che hanno bisogno di nuovi immigrati, un po’ come avveniva il secolo scorso con i “nuovi americani” che sostavano ad Ellis Island. Non sono stati ancora chiariti i punti essenziali della riforma ma è stato detto che avranno ruolo prioritario la ricongiunzione delle famiglie separate che ci saranno facilitazioni per concdere la carta verde agli immigrati qualificati.

Ad Ancorage, in Alaska è in preparazione, secondo quanto afferma la Casa Bianca, un meeting tra il segretario di Stato Anthony Blinken e il ministro degli Esteri cinese Jang Jechi con lo scopo di esaminare la possibilità di un vertice tra Joe Biden e il presidente cinese Xi Jinping. Per ora la Casa Bianca ha detto che gli incontri non sono stati finalizzati. Venerdì, invece, Biden in remoto si incontrerà con i leader di Giappone, India e Australia.

Il presidente Joe Biden con i suoi cani alla Casa Bianca (Foto White House/Flickr/Adam Shultz)

Alla Casa Bianca c’è stato un piccolo “incidente”. Major, uno dei due cani del presidente avrebbe morso un agente del servizio di Sicurezza. A malincuore i due cani del presidente, Major e Champ, sono stati rispediti nella casa privata di Biden in Delaware.

È guerra tra il partito repubblicano e Donald Trump. Al centro della battaglia ci sono i dollari. “Niente più soldi a RINO” tuona l’ex presidente. RINO è l’acronimo di Republican In Name Only, come provocatoriamente Trump chiama irepubblicani che condannano il suo comportamento. Secondo Trump sono quelli che danneggiano il partito repubblicano e pertanto devono smettere di usare i fondi dei PAC, i Political Action Committee, del partito perché secondo lui i soldi sono dati per le sue politiche. Così nei giorni scorsi l’ex presidente ha inviato una lettera formale al Republican National Committee per non usare la sua immagine o i suoi discorsi nella pubblicità per la raccolta di fondi del partito e nello stesso tempo ha invitato i repubblicani a finanziare solo i suoi Political Action Committe, come MAGA e “America First”. Pare che ci sia stato un ripensamento dopo che i leader del RNC lo hanno informato che terranno la convention primaverile nel suo resort a Mar A Lago.

Le indagini sull’assalto al Congresso proseguono. Da parte dell’FBI continua il lavoro di identificazione di quanti hanno preso parte alle violenze del 6 gennaio. E’ stata messa una taglia da 100 mila dollari da parte dell’Fbi per informazioni che portino alla cattura dell’uomo che ha lasciato un ordigno davanti la sede del Partito repubblicano ed un altro davanti alla sede del Partito democratico.

Enrique Tarrio. Photo: David Mazzucchi

Enrique Tarrio, uno dei leader dei Proud Boys, il gruppo di suprematisti armati vicini all’ex presidente, secondo gli agenti dell’FBI era in comunicazione con una persona legata alla Casa Bianca nei giorni precedenti all’assalto del 6 gennaio. Lo scrive il New York Times ricordando che Tarrio già si era incontrato con Roger Stone, il fedelissimo di Donald Trump, alcuni giorni prima. Secondo l’Atlanta Journal, che cita fonti informate sulle indagini, gli agenti federali stanno esaminando le telefonate fatte da dentro il Congresso ai gruppi di suprematisti bianchi. Al centro delle indagini ci sarebbe una telefonata tra la controversa parlamentare Marjorie Taylor Green e Anthony Aguero estremista ed attivista politico dell’estrema destra che ha preso parte all’assalto.

Infine, Jacob Chanseley, lo sciamano dei QAnon, resta in carcere. Il giudice federale Royce Lambert al quale era stata richiesta la libertà su cauzione l’ha respinta. In una motivazione di 40 pagine ha detto che rimetterlo in libertà rappresenterebbe un pericolo per la società.

 

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter