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California: il governatore Gavin Newsom rischia il posto ma anche di rafforzarsi

I repubblicani hanno raccolto firme per confermare la procedura di recall, lo stato finirà di contarle il 29 aprile ma i sondaggi sono per lasciarlo al suo posto

19 Ottobre 2019: il Presidente Sergio Mattarella a San Francisco, al Parco Nazionale Muir Woods, con il Governatore della California Gevin Newsom, (foto di Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

Gavin Newsom, governatore democratico della California in carica dal 2019, è nei guai. Lo scorso giungo, lo stato della California ha approvato l’avvio di una procedura di recall su proposta Orrin Haetlie, ex sergente in pensione. Da allora, la campagna per raccogliere le 1.495.709 firme necessarie per indire le elezioni di recall ha preso slancio anche grazie al calo di popolarità che Newsom sta affrontando a causa della sua gestione della pandemia. Qualora la procedura dovesse concludersi con la validazione di un numero di firme superiore alla soglia richiesta, verrà indetta un’elezione con due quesiti. Il primo “Vuoi che Gavin Newsom venga rimosso dalla carica di Governatore?”, accompagnato da una lista di candidati da votare per sostituire il governatore deposto. La stessa procedura nel 2003 portò all’elezione di Arnold Schwarzenegger dopo la cacciata dell’allora governatore in carica Gray Davis.

In vigore in 19 stati dell’unione, l’istituto del recall trae le sue origini dalle spinte populiste che animarono l’epoca progressista statunitense agli inizi del XX secolo. Il recall in California è in vigore dal 1911 e fu voluto per rendere gli eletti “accountable”, responsabili delle proprie azioni davanti ai cittadini che avrebbero sempre potuto destituirli tramite voto qualora questi avessero agito contro mandato popolare. Il recall si inserì in un contesto più ampio: negli stessi anni vennero istituite le elezioni popolari per i senatori attraverso il diciassettesimo emendamento e poco più tardi il suffragio femminile con il diciannovesimo emendamento. Da allora, negli stati che hanno adottato questo istituto democratico, il recall è stato utilizzato soltanto tre volte. Quello contro Gavin Newsom potrebbe diventare il quarto caso nazionale ed il secondo nella storia californiana dopo quello del 2003.

Gavin Newsom è un membro di prim’ordine nell’entourage democratico californiano ed è considerato in ascesa all’interno della leadership democratica nazionale. Nelle elezioni per governatore del 2018 è riuscito a sconfiggere il repubblicano John Cox con uno scarto di più di 23 punti percentuale. Nulla di scandaloso, a dire il vero, in uno stato in cui i democratici registrati sono il doppio dei repubblicani.

Gavin Newsom | Flickr (Gage Skidmore)

Ma la sua popolarità è in picchiata dalla scorsa estate. In lotta contro le politiche lassiste di Donald Trump, Newsom ha optato per chiusure selettive di zone e settori economici per contrastare il Covid-19 mentre nel frattempo la California bruciava a causa dei numerosi e massivi incendi. Fra gli elementi critici che hanno portato alla sua caduta di popolarità, lo scorso novembre Newsom è stato ripreso all’interno di un costosissimo ristorante francese della Napa Valley mentre consumava un pasto da $350 in occasione di una festa privata: fra gli invitati nessuna mascherina, nonostante Newsom le avesse rese obbligatorie nello stato. La chiusura delle scuole pubbliche mentre, contestualmente, Newsom iscriveva i suoi figli ad una scuola privata in presenza ha alzato ulteriormente il livello del malumore per una gestione del lockdown che ha creato frustrazione fra la popolazione. Negli ultimi mesi, soltanto il 46% degli elettori è favorevole al suo operato.

La raccolta firme per il recall ha superato quota due milioni ed entro il 29 aprile sapremo quante di queste saranno valide. Le cifre aggiornate però indicano un costante avvicinamento alla soglia minima necessaria per indire le elezioni di recall. Per questo motivo, repubblicani e democratici stanno già affilando le spade. John Cox, sfidante di Newsom nel 2018, e Kevin Faulconer, ex sindaco di San Diego, sono due fra le figure di spicco del partito repubblicano che correranno per sostituire il governatore in carica. Nel campo democratico, invece, cresce il timore che il partito possa dividersi fra candidati pronti a disarcionare Newsom. Nancy Pelosi, californiana Speaker della Camera, sta tentando di far convergere moderati e progressisti sull’attuale governatore. La stessa Kamala Harris il 5 aprile si è incontrata con Newsom ad Oakland per confermargli il supporto della Casa Bianca.

Secondo un sondaggio del Public Policy Institute of California, se ci fosse effettivamente una votazione per deporre Newsom, il NO al recall si attesterebbe al 56% contro il 40% del SI . Questa evenienza finirebbe per rafforzare la figura di Newsom, aprendogli la strada fino a fine mandato e rendendolo di fatto il democratico più potente dello stato. Secondo Arnold Shwartzenegger, ex governatore dello stato intervistato da Politico, “Il recall è una valvola. Le persone devono poter avere un modo per sfogare la propria rabbia. E questo recall è un modo per farlo. Quindi adesso sta a lui [Gavin Newsom] dire, ‘Aspettate un attimo, okay, forse all’inizio ho tradito le vostre aspettative, ma vi prometto che questo è il tipo di governatore che voglio essere’. E poi buttarsi nell’azione”.

Gavin Newsom, da quando la raccolta firme per il recall ha preso slancio, ha iniziato a girare la California per raccogliere il malcontento e spiegare le motivazioni dietro alle sue politiche. L’iniziativa ha raccolto il plauso dello stesso Shwartznegger, sicuro che se Newsom continuerà così potrà evitare di essere sostituito.

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