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Biden prossimo ai cento giorni lascia l’impronta tra politica interna ed estera

Il presidente spinto dai consensi per il piano sulle infrastrutture rilancia anche su come affrontare le questioni con Russia e Cina. Il Gop resta in crisi

Joe Biden (Illustration by Antonella Martino)

E’ una America più ottimista quella a fine mese celebrerà i primi 100 giorni della presidenza Biden. La pandemia che ha bloccato il Paese per più di un anno sta per essere messa sotto controllo, più di 80 milioni di americani sono stati vaccinati. Le aziende riprendono la produzione, la disoccupazione è in diminuzione, gli americani tornano a spendere, i mercati finanziari sono in fortissimo ripresa, elettrizzati dal piano per l’ammodernamento delle infrastrutture. E naturalmente cresce il consenso per il lavoro del presidente: secondo un sondaggio di Pew Reasearch Center, il 59% degli americani approva il suo lavoro (in marzo era il 54%), nettamente superiore a quella di Donald Trump (39%) nello stesso periodo di tempo. Il 72% del campione, inoltre, afferma che l’amministrazione Biden ha fatto un lavoro eccellente o buono nel gestire la produzione e la distribuzione dei vaccini. E il consenso popolare è un’arma fondamentale per portare avanti i cambiamenti che la Casa Bianca vuole fare. Biden gioca a tutto campo: dalla politica interna, a quella estera, dal coronavirus alle infrastrutture.

Dopo aver condannato l’ennesima strage, quella commessa a Indianapolis, ha ricevuto alla Casa Bianca il premier giapponese Yoshihide Suga. Tra i punti toccati, interscambio commerciale, la minaccia della Corea del Nord, ambiente e soprattutto i delicati rapporti tra Tokyo e Pechino.  Il Giappone è titubante nel porre sanzioni alla Cina per le violazioni dei diritti umani degli uiguri.

Diplomazia al lavoro dopo quattro anni di isolamento che di fatto ha accantonato gli Stati Uniti fuori dalla scena politica mondiale. Il forte segnale lanciato ieri a Mosca con le nuove misure punitive per le interferenze nelle presidenziali a favore di Donald Trump e per il cyber attacco SolarWinds che ha colpito agenzie governative e società private è stato il segnale del cambiamento di rotta nella diplomazia. Dalla passiva indifferenza di Trump nell’escalation russa in Crimea e all’avvelenamento e all’arresto di Alexei Navalny, ieri si è passati alle sanzioni espellendo 10 diplomatici di Mosca, tra cui agenti dell’intelligence. Ma non solo la Casa Bianca ha vietato alle istituzioni finanziarie americane di acquistare titoli di Stato dalla Banca centrale russa. Un modo per tagliare ai russi l’uso dei dollari nelle loro transazioni. Poi sono state sanzionate 32 persone accusate di aver cercato di interferire nelle elezioni, nonché otto persone associate alle azioni della Russia in Crimea.

Tra queste anche Konstantin Kilimnik, socio di Paul Manafort, l’ex responsabile della campagna elettorale di Donald Trump finito in prigione dopo essere stato condannato per evasione fiscale e graziato dall’ex presidente, identificato dall’Fbi come un agente dello spionaggio russo. Kilimnick era la spia che cercava di falsificare la ricostruzione del tentativo di estorsione fatto all’Ucraina dall’amministrazione Trump. Una volta che Biden è stato eletto i rapporti tra le due potenze sono cambiati. “Ho detto al presidente Putin che le sanzioni avrebbero potuto essere ancora più pesanti, ma ho preferito agire in modo proporzionale”, ha affermato ieri Biden.  “Gli Stati Uniti non sono interessati a un confronto con la Russia. I nostri paesi hanno sempre controllato  le tensioni”. Biden ha anche detto di aver invitato Putin a un summit in Europa questa estate. “La via per risolvere il problema in Ucraina è attraverso la diplomazia”, ha concluso il presidente.

Mentre Biden “salta” dalla politica estera a quella interna, il partito repubblicano è in piena crisi di identità. La leadership tradizionale del partito, soprattutto Mitch McConnell al Senato, e Liz Cheney alla Camera dei Rappresentanti, contrastano la linea dell’ex presidente Donald Trump e del leader della Camera Kevin McCarthy, glorificati dall’ala più estremista del partito. Una profonda divisione che mette in pericolo la stessa sopravvivenza del Grand Old Party.

Donald Trump (Illustration by Antonella Martino)

Le manovre per le elezioni di Mid Term sono già iniziate: Trump che con i suoi PAC ha moltissimi dollari a disposizione vuole finanziare solo quei politici a lui fedeli escludendo tutti gli altri. Nei giorni scorsi la congresswoman del Wyoming ha detto che se Donald Trump si dovesse candidare alle presidenziali del 2024 lei non lo voterà. Ma non solo La congresswoman con gli altri parlamentari repubblicani, Mitt Romney, Pat Toomey, John Katko,  che hanno votato in favore dell’impeachment di Donald Trump, secondo quanto scrive il ben informato sito web Punchbowl News, sono stati costretti ad avere agenti privati per la loro sicurezza dopo le numerose minacce che hanno ricevuto.

La settimana scorsa Trump ha riempito di insulti Mitch McConnell che subito dopo il secondo procedimento di impeachment dell’ex presidente aveva detto che i problemi di Trump erano di pertinenza della giustizia ordinaria e non del Senato. Uno schiaffo che difficilmente Trump perdonerà. E l’invito del leader del Senato è stato accettato dagli inquirenti. I magistrati, una volta venuta meno l’immunità presidenziale, non hanno perso tempo. Sull’ex presidente pendono una valanga di inchieste giudiziarie sia per le sue società della Trump Organization, che a livello personale. Tra le tante anche quella di aver fomentato i disordini al Campidoglio del 6 gennaio scorso.  A questo proposito nell’inchiesta della magistratura ieri c’è stato il primo patteggiamento di uno degli arrestati per il tentativo di sommossa. Si tratta di Jon Ryan Schaffer, chitarrista 53 enne della banda rock heavy metal “Iced Earth” e estremista degli Oath Keepers quando non suona. Ha patteggiato il verdetto di colpevolezza collaborando con gli inquirenti ai quali sta fornendo i particolari dell’associazione, la linea di comando, gli ordini ricevuti, i preparativi prima del 6 gennaio. “Un patteggiamento molto importante per le indagini – afferma Peter Skinner – ex procuratore federale – perché si potrà capire chi ha dato gli ordini e quando i preparativi per la sommossa sono stati fatti”.

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