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Biden cerca nelle spaccature del GOP i voti sui soldi per le infrastrutture USA

La Casa Bianca trova alleata per i piani di spesa pubblica da 3 mila miliardi di dollari anche la Corporate America; i repubblicani sempre più divisi

Joe Biden, presidente USA (Illustrazione di Antonella Martino)

La Corporate America è interessata ai piani della Casa Bianca per rammodernare le infrastrutture del Paese. A dispetto dei recalcitranti repubblicani che per cercare di bloccare l’iniziativa del presidente pronosticano l’aumento delle tasse le maggiori associazioni finanziarie e industriali seguono con particolare cura le proposte di Joe Biden.

Il Washington Post scrive che il giorno prima che il presidente annunciasse il piano i consiglieri economici di Biden avevano contattato David Salomon, CEO della Goldman Sachs, Brian Moynhian CEO della Bank of America e altri 4 CEO delle maggiori istituzioni finanziarie così come i responsabili della National Association of Manufacturers, delle Camere di Commercio e della Business Roundtable per avere il loro parere sull’iniziativa. “E’ una proposta sensata sia per i gruppi industriali, che per quelli finanziari e per i lavoratori” afferma Zach Butterworth, responsabile della Casa Bianca per gli investimenti nel settore privato.

Oggi pomeriggio alla Casa Bianca un gruppo di parlamentari sia democratici che repubblicani, si è incontrato con il presidente per parlare proprio del piano. “Sono disposto a trovare un compromesso ragionevole – ha detto Biden ai parlamentari quando erano presenti i giornalisti che per i primi tre minuti dei colloqui sono stati ammessi nell’Ufficio Ovale.

Con il presidente anche il ministro dei Trasporti Pete Buttigieg. I parlamentari sono stati scelti tra quelli che nelle precedenti esperienze politiche hanno ricoperto le cariche di sindaco o di governatore perché il piano per le infrastrutture richiede anche una nozione pratica del processo attuativo delle proposte.

Il piano di Biden prevede una spesa di quasi 3 mila miliardi di dollari. Il piano dei repubblicani, secondo quanto affermato dalla senatrice Shelley Moore Capito e dal senatore John Cornyn, prevede una spesa di 800 miliardi. Secondo il senatore democratico Chris Coons, intervistato domenica da Fox News, si potrebbe raggiungere prima un accordo con i repubblicani e poi, in un secondo tempo, procedere ai finanziamenti dei progetti che per la riduzione del bilancio sono stati esclusi.

Biden non ne fa mistero, cerca di ottenere l’appoggio bipartisan per questa iniziativa. Politicamente la Casa Bianca sta cercando di approfittare della frattura che si è creata tra alcuni gruppi che in passato hanno sostenuto il Gop e l’attuale Partito repubblicano. Tra tutti le Camere di Commercio, solitamente alleate dei repubblicani, che si sono allontanate dal Gop e hanno sostenuto molti candidati democratici alle scorse presidenziali. Proprio oggi l’annuncio del congressman Steve Stivers, dell’Ohio, della corrente del Tea Party, che si è dimesso per andare a ricoprire la carica di coordinatore delle Camere del Commercio dello stato dell’Illinois. Una mossa dettata proprio dalla necessità di riallacciare questa influente lobby commerciale con il Gop. Ora i repubblicani hanno alla Camera 212 seggi contro i 218 dei democratici.

A questo proposito durante il weekend la congresswoman Marjorie Taylor Greene aveva convocato una conferenza stampa per annunciare la formazione di una corrente all’interno del partito repubblicano “Nel rispetto e nella tradizione dei valori anglosassoni”. Iniziativa alla quale avevano aderito alcuni parlamentari tra cui Matt Gaetz e Louie Gohmert. L’idea, però, non è piaciuta alla leadership repubblicana che l’ha bloccata. Marjorie Taylor Greene è la parlamentare vicina al movimento dei QAnon e nelle settimane scorse, dopo che era scoppiato lo scandalo sulla vicenda del Congressman Matt Gaetz si era schierata in sua difesa affermando che le accuse di aver avuto relazioni con una minorenne “erano state fabbricate dal Deep State”.

Le indagini sull’assalto al Congresso vanno avanti. Ieri sera nella seguitissima trasmissione della CBS, “60 Minutes”, il vicepresidente dello stato dell’Arizona del movimento suprematista bianco “Oath Keepers”, Jim Arroyo, ha raccontato alla giornalista Sharon Alfonsi che lo intervistava che i suoi associati “sono tutte persone con molta esperienza perché sono agenti o militari in servizio attivo che ci fanno il training”. Arroyo afferma di aver preso le distanze da leader del movimento Stewart Rhodes dopo l’assalto al Congresso. “Era li tra la folla con altri dieci Oath Keepers che incitava all’assalto. Non ha capito che partecipare all’assalto è stato un gesto che mette il nostro movimento che difende le libertà individuali in una situazione indifendibile e cancella tutto ciò che noi difendiamo e crediamo. Una mossa che distrugge gli Oath Keepers”.

Nei giorni scorsi uno degli appartenenti al movimento suprematista armato, Jon Schaffer ha patteggiato un verdetto di colpevolezza per aver preso parte all’assalto dando tutte le informazioni in suo possesso sul coinvolgimento degli Oath Keepers nelle azioni del 6 gennaio. All’esame degli inquirenti gli stretti rapporti tra questo movimento e Roger Stone, l’ex consigliere di Donald Trump che aveva alcuni Oath Keepers come sue guardie del corpo al comizio tenuto davanti al Congresso lo scorso 6 gennaio.

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