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Biden tra alti e bassi arriva ai 100 giorni e affronta l’epidemia di violenza poliziesca

Il presidente degli USA parlerà mercoledì al Congresso in seduta congiunta; intanto la Corte Suprema riprende in esame un caso sul secondo emendamento

President Joe Biden (Illustration by Antonella Martino)

Promosso sul modo in cui è stata affrontata la lotta al coronavirus. Bocciato per come è stata trattata l’immigrazione.

Giovedì prossimo il presidente Joe Biden arriverà al simbolico traguardo dei 100 giorni in carica con un risultato differenziato. In una indagine condotta da FiveThrityEight il 54.5% degli americani approva il suo operato. In altri 5 sondaggi la media è del 55,2%. Mentre il 42% degli intervistati disapprova quanto il presidente ha fatto sino ad ora. Negli altri 5 sondaggi la media è del 40.7%.

Anche il sondaggio condotto dal Washington Post-ABC NEWS dà ottimi voti a Biden per il modo in cui ha affrontato la pandemia, 64%. Insufficienza, 37%, invece sul modo in cui ha fronteggiato il problema dell’immigrazione alla frontiera con il Messico. Donald Trump nei primi 100 giorni aveva il 42% dei consensi.

Mercoledi sera Biden parlerà al Congresso in seduta congiunta. Un discorso, afferma la portavoce della Casa Bianca Jen Psaki, per fare il punto della situazione sulla lotta al coronavirus e per presentare l’agenda dei prossimi impegni. Sicuramente il presidente parlerà anche dell’ “epidemia” di violenza, delle sparatorie e dell’eccessivo uso della forza da parte della polizia. Nei giorni scorsi il presidente ha chiesto al Congresso di preparare una legge per la riforma della polizia.

Floyd a terra con il ginocchio dell’agente Chauvin sul collo, mentre implora di lasciarlo respirare (da yotube)

In realtà una proposta di legge fu fatta già lo scorso anno, subito dopo la morte di George Floyd, in cui erano contenute modifiche sul modo in cui la polizia può intervenire negli arresti: era vietata la presa per il collo dell’arrestato, il profiling, e il “No Knocks Warrant” il modo in cui la polizia può entrare nella casa di un sospettato senza nessun preavviso sfondando la porta. Ma anche questa proposta è finita nel cimitero dei disegni di legge approvati dalla Camera e bloccati poi al Senato con il filibustering. L’allora leader della maggioranza repubblicana al Senato, Mitch McConnell fece una controproposta con un disegno di legge presentato dal senatore Scott. I democratici che erano in minoranza, bloccarono con il filibustering questa proposta affermando che era una riforma solo di apparenze, ma non di contenuti non affrontando il “muro blu del silenzio”, l’omertà tra gli agenti nel coprire le malefatte degli altri agenti. Non si raggiunse il compromesso e il risultato è stato che non venne fatta nessuna modifica al sistema. Ora, dopo la condanna di Derek Chauvin per l’omicidio di George Floyd le trattative al Senato sono riprese nel tentativo di trovare un compromesso.   

Una protesta per George Floyd e contro le violenze della polizia a Brooklyn (Photo VNY)

A questo proposito oggi il ministro della Giustizia, Merrick Garland, ha annunciato l’apertura di una inchiesta federale sul dipartimento della polizia di Louisville, in Kentucky. In questa città lo scorso anno venne uccisa in un raid della polizia la 26enne Breonna Taylor, studentessa di infermieristica. Gli agenti all’1 del mattino sfondarono la porta del suo appartamento per arrestare il suo compagno il quale alcuni giorni prima, secondo la polizia, aveva ricevuto un pacco “sospetto” da un pregiudicato. La donna, disarmata, venne colpita dai proiettili di un poliziotto. La polizia disse che gli agenti avevano suonato il campanello e avevano bussato diverse volte non ottenendo risposta decidendo così di sfondare la porta dopo essersi identificati. I vicini di casa negarono questa ricostruzione dei fatti: nessuno sentì la polizia bussare o identificarsi ma solo gli spari. Nella confusione dell’irruzione, il compagno di Breonna, impaurito dal trambusto, sparò – affermando poi agli inquirenti – contro un uomo che era entrato nell’appartamento con una pistola in mano.  Colpì ad una gamba un agente. Gli altri agenti cominciarono a sparare nel buio e uccisero la donna con otto proiettili. Gli agenti arrestarono il compagno di Breonna Taylor il quale poi venne rilasciato dopo pochi giorni su richiesta della procura distrettuale perché gli fu riconosciuta la legittima difesa. L’agente che sparò é stato licenziato ma non venne incriminato per l’uccisione della donna. Il sindaco di Louisville, dopo l’incidente, vietò le irruzioni della polizia senza la flagranza di reato. Il fatto di non aver incriminato l’agente per la morte di Breonna Taylor diede l’avvio ad una serie di manifestazioni. Lentamente il giornale locale, il Courrier Journal, ha cominciato ad indagare sul dipartimento della polizia della città scoprendo una lunga serie di abusi commessi dagli agenti nel corso degli anni. E ora è partita l’inchiesta federale.

La sede della Corte Suprema, a Washington D.C. (foto Massimo Manzo)

La politica non riesce neanche a trovare un freno alla facilità con cui si possono comprare le armi nonostante le sparatorie quotidiane in molti degli Stati dell’Unione a dispetto dell’opinione pubblica. Forse qualcosa cambierà, sia ben chiaro non per una decisione politica, ma per l’intervento della Corte Suprema che oggi, a sorpresa, ha deciso di prendere in esame il Secondo Emendamento della Costituzione, quello che permette l’acquisto delle armi. L’ultima volta che la massima corte giudiziaria degli Stati Uniti affrontò il Secondo Emendamento fu 13 anni fa con la decisione che ognuno può avere un’arma in casa propria per la difesa personale. Oggi la Corte Suprema ha detto che prenderà in esame quanto stabilito dal parlamento dello Stato di New York che, in pratica, rende impossibile il porto d’armi per le pistole. E’ possibile acquistarle e tenerle a casa, ma non andare in giro armati, a meno che non si dimostri l’assoluta necessità o la pericolosità del proprio mestiere. Questa restrizione è stata impugnata da una associazione che rappresenta i club di tiro a segno, la New York State Rifle and Gun Association che nella decisione del parlamento dello Stato di New York vede una violazione del Secondo Emendamento.

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