Cerca

PoliticaPolitica

Commenti: Vai ai commenti

In Arizona Trump insiste con le bugie sulle schede elettorali e il partito lo segue

Nella contea più popolosa dello stato si ricontano ancora i voti... Intanto la vicenda giudiziaria del Congressman trumpiano Matt Gaetz si aggrava

Donald Trump (Illustration by Antonella Martino)

Sei mesi dopo le elezioni presidenziali in Arizona ancora si contano i voti. Per la terza volta. Si contano solo quelli della contea di Maricopa, la più popolosa dello Stato. Ma non è né un riconteggio facile, né con alcun valore: è solo una sciarada per continuare a minare la credibilità delle elezioni che hanno portato alla presidenza Joe Biden. Ed e’ anche un altro modo per Donald Trump per mantenere vivo il rapporto con il suo esercito elettorale.

Il popolo MAGA stregato dall’ex presidente, non si arrende. Vede brogli e cospirazioni dappertutto. Poco importa se gli amministratori dello Stato, Governatore e Segretario di Stato tutti repubblicani, abbiano già certificato il risultato elettorale, poco importa se la magistratura ha respinto i ricorsi presentati dagli avvocati di Trump che non sono riusciti a portare una sola prova dei brogli. Aizzati dallo stesso presidente sconfitto, sobillati da mestatori professionali come Steve Bannon, pagati dalla stazione televisiva OANN di Charles Herring, nota per la campagna di disinformazione sui rivali di Trump, il riconteggio è stato ufficialmente chiesto da Karen Fann, leader della maggioranza repubblicana al Senato statale, che ha affidato ai Cyber Ninja il compito di svolgere questo ultimo controllo chiamando tra gli scrutatori Anthony Kern, un ex senatore statale, simpatizzante dei QAnon che ha preso parte all’assalto del Congresso.

Ma il riconteggio è stato interrotto per alcuni giorni perché il Veteran Memorial Coloseum di Phoenix, il piccolo stadio affittato per svolgere questo terzo controllo, aveva già un precedente impegno con una una scuola locale che lo aveva riservato per la cerimonia del graduation degli studenti. E per questo le casse che contenevano le schede e i computer elettorali sono state nuovamente sigillate e messe in un deposito. Trump per istigare i suoi sostenitori con un comunicato continua a ripetere che il database dei voti è stato illegalmente cancellato e che ora vuole un riconteggio fatto degli esperti di computer per recuperare le schede cancellate in tutto lo Stato.  “L’intero database della Contea di Maricopa, in Arizona, è stato cancellato! Si tratta di un atto illegale, e il Senato statale dell’Arizona, che guida l’audizione forense, è sul piede di guerra. In aggiunta, sono stati rotti sigilli delle urne che contengono i voti, diversi voti mancano all’appello, e c’è di peggio. Mark Brnovich, procuratore generale dell’Arizona, ora non potrà far altro che avviare accertamenti su questo incredibile crimine elettorale!”, ha scritto Trump.

Il controllore elettorale della contea, Steven Richer, anche lui repubblicano, si è rivolto ai suoi colleghi di partito chiedendogli di smetterla di prendere ordini da uno “svitato” che continua a ripetere bugie. “Sto letteralmente osservando il database del registro dei votanti sullo schermo del mio computer in questo momento. Non è possibile continuare ad indulgere in queste assurde falsità come partito, come Stato e come Paese”, ha detto Richer al microfono della Cnn. 

Questa sera nell’aula del Senato del parlamento locale a Phoenix ci sarà il confronto tra i repubblicani che continuano a sostenere Trump e quelli che non vogliono proseguire più con la politica delle bugie.

Il seme del dissenso all’interno del partito piantato da Liz Cheney sta attecchendo.   

“Siamo una nazione in crisi – scrive US Today – il partito repubblicano è diventato un movimento che accetta falsità e inganni per la sua sopravvivenza”.

In un sondaggio condotto dalla CBS News e YouGov l’80% dei repubblicani intervistati è d’accordo con l’ex presidente per la rimozione di Liz Cheney dai ruoli dirigenziali del partito. Solo un quinto degli intervistati ha detto che l’ex presidente è una distrazione. Nel sondaggio viene pure evidenziato come il 67% degli intervistati ritenga Biden un presidente illegittimo.

La battaglia all’interno del partito viene combattuta anche sulla falsa ricostruzione degli avvenimenti del 6 gennaio che un larga parte di parlamentari repubblicani tende a minimizzare. Nei giorni scorsi è stato trovato l’accordo tra democratici e Gop per la formazione di una commissione d’inchiesta per l’assalto al Congresso. Il leader della minoranza repubblicana alla Camera dei Rappresentanti, Kevin McCarthy, non condivide la formazione di questa commissione che inevitabilmente alla fine dei lavori darà la colpa dei disordini all’ex presidente e quindi cerca di non fare passare l’approvazione della legge alla Camera, ma molti repubblicani sono in favore di questa commissione e il voto potrebbe essere una umiliazione per il leader della minoranza.

Un’altra umiliazione potrebbe arrivare al partito prossimamente con l’incriminazione del congressman Matt Gaetz, fedelissimo sostenitore di Trump, accusato di aver avuto rapporti sessuali con una minorenne. Oggi in Florida il suo ex amico con cui avrebbe organizzato i festini, Joel Greenberg, ha patteggiato un verdetto di colpevolezza per una lunga serie di altri reati in cambio della sua testimonianza sulla vicenda che lo vede coinvolto con il parlamentare. L’indagine era partita nel 2018. L’Fbi stava svolgendo le indagini su un’altra vicenda di corruzione e sesso in Florida che con il parlamentare, inizialmente, non aveva nulla a che fare. Gli agenti indagavano su un caso in cui era invischiato Joel Greemberg, allora politico repubblicano locale che aveva vinto le elezioni per ricoprire la carica di “Tax Collector” della contea di Seminole in Florida. Secondo il quotidiano Orlando Sentinel, alcuni impiegati dell’ufficio statale avevano notato che ogni tanto, dall’ufficio della motorizzazione della Contea, situato nello stesso palazzo dove c’era l’ufficio di Greenberg, “sparivano” delle patenti di guida. Il responsabile della motorizzazione chiamò gli agenti e le indagini cominciarono.

Matt Gaetz con Roger Stone e Joel Greenberg

Non ci volle molto per scoprire, grazie alle telecamere di sicurezza, che di notte Greenberg andava in questi uffici. Ma non solo. Il suo telefono venne messo sotto sorveglianza perché si temeva che potesse fornire documenti di riconoscimento a potenziali terroristi. E tra le frequenti telefonate anche quelle di Matt Gaetz. I due organizzavano incontri con delle ragazze e prelevavano contanti dalle Atm per non lasciare tracce. Si scoprì che il neoeletto tax collector aveva una fedina penale non proprio pulita: era stato condannato per traffici sessuali ed era indagato da un altro ufficio federale per aver illegalmente sottratto soldi da alcune donazioni. Poi era accusato di corruzione, minacce e per aver preso tangenti a quanti chiedevano licenze e permessi nella contea. Inoltre, chiedeva ad alcuni commercianti ed imprenditori locali, di pagare le tasse in bitcoin. Alle fine è stato incriminato con 33 capi di imputazione. Per lui si erano spalancate le porte del carcere, e per molto tempo.  Poiché Gaetz è un congressman come saltò fuori il suo nome venne informato l’ex ministro della Giustizia William Barr che voleva essere aggiornato sulle indagini. Durante il weekend in un comizio in Ohio ha accusato media e democratici e ha nuovamente affermato di essere la vittima di questa scabrosa vicenda.

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter