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I repubblicani raddoppiano, Biden tratta come può, la procura indaga, Trump replica

Strada in salita per il presidente ostacolato dalle spaccature nel Congresso; Casa Bianca indaga su origini covid mentre Trump reagisce alle indagini di Vance

Trump vs Biden (Illustration by Antonella Martino)

Il presidente prende tempo per l’American Job Plans, dopo che i senatori del Gop hanno proposto una controfferta sul suo piano per finanziare la ripresa dell’economia creando posti di lavoro per l’ammodernamento delle infrastrutture con particolare enfasi alla produzione di energia pulita. Un piano, questo del presidente, da circa 2 mila e 300 miliardi di dollari. Domani la senatrice repubblicana Shelley Moore Capito, che guida la delegazione del Gop ne presenterà uno da mille miliardi: il doppio del piano originale. Le parti sono lontane, ma almeno si tratta. Di sicuro si sorpasserà la data del Memorial Day che il presidente aveva prefissato. 

Una strada tutta in salita questa di Biden ostacolata dal coronavirus e con l’opposizione che trascina i piedi per i piani per rilanciare occupazione e produzione. Difficile anche per il clima avvelenato che si respira al Congresso. Sono passati sei mesi dalle elezioni e sei repubblicani su dieci sono fermamente convinti che Donald Trump sia il vincitore delle presidenziali, che Joe Biden sia un presidente illegittimo, un usurpatore della Casa Bianca. Lo afferma un sondaggio condotto da Ipsos-Reuter. Nell’indagine demoscopica viene anche fatto notare come l’83% dei repubblicani ritenga che le leggi restrittive sul voto siano una giusta misura per eliminare i brogli elettorali.   

La campagna dell’odio e della disinformazione viene evidenziata dal Washington Post che punta il dito su Mosca e su Teheran.  Analizzando i dati rilasciati da Facebook e Instagram che hanno cancellato negli ultimi mesi più di un miliardo di account falsi in 50 Paesi. Dall’inizio della pandemia all’aprile 2021 Facebook e Instagram hanno rimosso più di 18 milioni di contenuti a livello globale in violazione delle policy sulla disinformazione sul coronavirus e negli Stati Uniti dal 2019 al 2021 più di 126 milioni di account legati alla diffusione intenzionale di notizie false o distorte allo scopo di influenzare la politica gestiti in gran parte da account fasulli creati dai troller della Russian Internet Research Agency. Ma non solo. Sono state create anche “enterprise”per gestire e diffondere con notizie false le relazioni pubbliche. Cinque solo negli Stati Uniti. Una, la Rally Forge era affiliata a Turning Point USA, uno dei PAC della campagna elettorale di Trump. E la disinformazione sta svolgendo un ruolo vitale sia nella lotta alla pandemia che alla ripresa economica. Diffondere notizie false, cavalcare il malcontento popolare, delegittimare le istituzioni mettono gli Stati Uniti in grave pericolo.

Questa mattina dalla Casa Bianca il presidente con una nota ha chiesto all’intelligence di “raddoppiare gli sforzi per raccogliere e analizzare le informazioni” all’origine del Covid-19 e riferire alla Casa Bianca le conclusioni entro 90 giorni.

Dopo lo scoop del Wall Street Journal che citando l’intelligence americana ha scritto che tre ricercatori del Wuhan Institute of Virology si erano ammalati a novembre 2019 avvalorando così la tesi che il coronavirus si sia sviluppato per un incidente di laboratorio, la Casa Bianca ci vuole vedere chiaro.

“Gli Stati Uniti continueranno anche a lavorare per spingere la Cina a partecipare a un’indagine internazionale completa, trasparente e basata sulle prove e a fornire l’accesso a tutti i dati pertinenti” scrive Biden. Nella dichiarazione il presidente rende noto che il mese scorso ha ricevuto un primo rapporto che lui aveva chiesto all’intelligence sulle origini del virus. “Per ora i nostri servizi di informazione si sono concentrati su due scenari possibili: quello del contatto umano con animali infetti e quello dell’incidente di laboratorio”. Biden aggiunge che due analisi tenderebbero a confermare la prima ipotesi, e un’altra invece la seconda. Ma entrambi gli studi affermano che non ci sono sufficienti informazioni per valutare che uno scenario sia più probabile dell’altro.

6 gennaio 2021: Trumpisti invadono Capitol Hill. (Foto: youtube)

Al Congresso non si riesce a trovare l’accordo per formare la commissione d’inchiesta sull’assalto al Campidoglio dei 6 gennaio. Trump non la vuole e tutti tentennano. Poi se una commissione dovesse essere formata le indagini e le sedute dureranno fino all’autunno del prossimo anno, quando ci saranno le elezioni di Mid Term e il partito dell’ex presidente teme la reazione dell’elettorato. 

Il giorno dopo che il District Attorney di Manhattan, Cyrus Vance, ha formato il Grand Jury popolare che dovrà esaminare i risultati delle indagini svolte sulla Trump Organization per poi decidere se rinviare a giudizio o meno l’ex presidente, Donald Trump continua a inveire.  “E’ una cosa puramente politica, un affronto ai quasi 75 milioni di elettori che mi hanno sostenuto nelle elezioni presidenziali, ed è gestita da procuratori altamente democratici”.

Cyrus Vance Jr (Wikimedia)

L’indagine di Vance è durata più di due anni. Sotto scrutinio transazioni commerciali, tasse, prestiti bancari, regali e pagamenti in nero. L’ex presidente è al centro di due indagini penali. La prima è questa di Cyrus Vance, in cui l’ex presidente, nella sua qualità di proprietario della Trump Organization, è indagato per frode alle assicurazioni, frode bancaria ed evasione fiscale fraudolenta.  La Trump Organization è una società privata fondata dai genitori di Donald Trump nel 1923 alla quale sono legate ora circa 500 aziende. Donald Trump, che nel 1973 ha cambiato il nome dell’azienda, è il proprietario di tutte le società mentre i suoi due figli Donald Junior ed Eric sono i vicepresidenti esecutivi. L’indagine è partita dopo le dichiarazioni dell’ex avvocato di Donald Trump, Michael Cohen, che testimoniando al Congresso affermò che i pagamenti fatti a due donne  che affermavano di aver avuto relazioni con l’ex presidente, la pornostar Stormy Daniels e la modella Karen McDougal, erano avvenuti poco prima delle elezioni del 2016 su ordine di Donald Trump con un complesso passaggio di assegni. Questa indagine ha preso forza dopo la decisione della Corte Suprema federale che ha dato accesso alla dichiarazione dei redditi del presidente e delle sue società. Nello Stato di New York il Grand Jury è formato da un minimo di 16 ad un massimo di 23 giurati che esaminano le prove presentate dal District Attorney e decidono se ci sia fondamento per il rinvio a giudizio o per il proscioglimento. La decisione dei giurati è a maggioranza, al contrario di quella del processo che deve essere all’unanimità.

La seconda indagine, invece, viene condotta dall’Attorney General di New York e riguarda in modo specifico la grande proprietà immobiliare di Seven Springs. Una villa con 212 acri di terreno che confinano con tre differenti villaggi nella contea di Westchester, il cui valore patrimoniale sarebbe stato ingigantito come bene dato in garanzia alle banche per ottenere prestiti e nello stesso tempo sarebbe stato ampiamente ridotto nella denuncia dei redditi in modo da ottenere una deduzione fiscale di 21 milioni di dollari.

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