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Biden si lecca le ferite col viaggio in Europa, intanto il Congresso sul 6 gennaio rivela

Il presidente mercoledì in Gran Bretagna per il G7, poi a Bruxelles per la NATO; intanto al Senato esce un rapporto di 100 pagine sull'assalto al Campidoglio

President Joe Biden (Illustration by Antonella Martino)

Il presidente Joe Biden parte mercoledì per il suo primo vertice del G-7 che si terrà in Cornovaglia presieduto dal leader britannico Boris Johnson. Nei giorni successivi proseguirà per Bruxelles per partecipare ai lavori della Nato e il 16 di giugno incontrerà il leader russo Vladimir Putin a Ginevra. Un’agenda di lavoro piena di impegni in un momento in cui la lotta al coronavirus sta dando risultati positivi nei Paesi del G-7 e per questo si parlerà anche dei vaccini da distribuire alle Nazioni più povere.

Al Congresso la presa di posizione del Senatore Joe Manchin che ha detto di opporsi sia alla legge elettorale federale che al cambiamento delle regole per il filibuster, la tattica della minoranza per bloccare al Senato i disegni di legge presentati dalla maggioranza, ha scoraggiato i democratici progressisti facendo tirare un sospiro di sollievo alla minoranza repubblicana. La CNBC ha pubblicato un lungo articolo sulle ingerenze elettorali fatte dall’American Prosperity, la lobby del gruppo superconservatore finanziato dal miliardario Charles Koch, per dissuadere il senatore democratico Joe Manchin a votare in favore della riforma elettorale e della riforma del filibuster presentate dal suo partito. L’American Prosperity ha lanciato un sito web con il nome West Virginia’s Value (la West Virginia è lo Stato del Senatore Manchin) invitando gli abitanti dello Stato a ricordare al senatore i valori tradizionali dello Stato e a respingere i cambiamenti voluti dai “radicali” del suo stesso partito.

Il presidente cerca la mediazione bipartisan, ma i repubblicani non sembrano disposti a molte concessioni sui finanziamenti del suo piano American Job Plan. Biden vuole mille e 700 miliardi, i repubblicani ne hanno presentato uno da 930 miliardi. Oggi c’è stato un altro contatto tra il presidente e la senatrice Shelly Moore Capito, la leader della commissione repubblicana per i negoziati. Alla fine dell’incontro il presidente ha respinto l’offerta dei repubblicani. Al Senato, invece, in una inusuale collaborazione tra repubblicani e democratici è stata approvata la US Innovations and Competition Act, una legge che finanzia con  200 miliardi di dollari la ricerca e lo sviluppo di tecnologie per rendere più competitivi gli Stati Uniti e limitare la crescente influenza della Cina. Ora la legge dovrà essere approvata anche alla Camera dei rappresentanti. 

Attack on Capitol Hill. January 6, 2021. (Wikimedia Commons)

Nella capitale federale è stato presentato il primo, e forse anche l’unico, rapporto del Senato sugli incidenti del 6 gennaio al Campidoglio in cui vengono messe a nudo le carenze della sicurezza del Congresso.

Le conclusioni dei lavori svolti congiuntamente da due commissioni bipartitiche, quella della Sicurezza Interna e quella delle Regole e Regolamenti, sono raccolte in 100 pagine. E’ stato esaminato come sia stato possibile che gli agenti del Congresso siano stati colti di sorpresa e inadeguatamente equipaggiati per contenere l’assalto. Nell’indagine sono state analizzati gli allarmi, le richieste di aiuto per far intervenire la Guardia Nazionale e le successive decisioni prese dai responsabili della sicurezza per cercare di arginare la violenta marea umana che ha assaltato il Congresso. Il rapporto evidenzia una serie di carenze ed errori commessi e propone i cambiamenti per il futuro. Le due commissioni, però, non hanno esaminato le cause che hanno portato i dimostranti a lanciare l’assalto al Congresso, ma solo le carenze che ci sono state per fermarli.

Nelle conclusioni viene evidenziata la pessima comunicazione tra gli alti gradi del comando della polizia del Campidoglio che erano stati avvertiti delle potenziali violenze che sarebbero potute scaturire dal comizio di Trump davanti al Congresso, ma queste informazioni non furono passate ai comandanti operativi. La polizia metropolitana di Washington aveva segnalato alla polizia del Campidoglio che le prenotazioni negli alberghi della capitale erano il doppio di quelle che erano state fatte in due precedenti comizi che Trump aveva tenuto in città a novembre e dicembre. In rete una valanga di post parlavano della “tempesta su Washington per il 6 gennaio”.  Ciò nonostante il comando della polizia del Campidoglio non prese le contromisure.

Il rapporto prosegue affermando che il responsabile della Sicurezza, Steve Sund, chiese l’intervento della Guardia Nazionale ma si è perso molto tempo non essendo pratico delle formalità e dei permessi necessari lungo la catena di comando militare per la richiesta.  Su questo punto i commissari hanno proposto che le regole debbano cambiare e che il comandante della Polizia del Campidoglio abbia l’autorità per richiedere l’intervento immediato dei militari.

Evidenziate nel rapporto anche le carenze della polizia della città di Washington che ha mandato in aiuto agli agenti del Campidoglio poliziotti che non avevano l’equipaggiamento per confrontare i rivoltosi “perché l’equipaggiamento era in un autobus di cui nessuno aveva la chiave”.

Infine nel rapporto viene evidenziato il coraggio degli agenti che nonostante fossero in inferiorità numerica si sono gettati nella mischia per difendere i parlamentari.

Il rapporto finisce con le parole pronunciate da un agente interrogato dalla commissione… “abbiamo fatto quello che potevamo. Eravamo circondati, in inferiorità numerica, urlavano che ci avrebbero ammazzati. Ho avuto paura e con me molti altri colleghi”.

Illustration by Antonella Martino

Nelle settimane scorse il Senato ha bloccato la formazione di una commissione bipartitica d’inchiesta per indagare non solo su cosa non avesse funzionato per fermare l’assalto, ma anche sulle cause che lo hanno scatenato e sulla preparazione della sommossa. La legge per istituire la commissione d’inchiesta venne approvata alla Camera, poi al Senato, più di 40 senatori repubblicani si sono opposti alla discussione della legge e il processo parlamentare si è bloccato. I leader repubblicani della minoranza al Senato e alla Camera hanno affermato che creare una nuova commissione sarebbe stato ripetitivo. Un modo per cercare di bloccare, almeno per ora, le responsabilità di Donald Trump che, il 6 gennaio, durante il processo di certificazione al Congresso della vittoria elettorale di Joe Biden, con parole infuocate ha incitato la folla che prendeva parte al suo comizio a marciare sul Campidoglio. Già l’ex presidente era stato salvato dai senatori repubblicani dal secondo impeachment, quello appunto per l‘assalto al Congresso, che motivarono il loro voto affermando che il procedimento di impeachment non aveva validità perché Trump non era più presidente. Dopo l’assoluzione al Senato i leader repubblicani lanciarono incandescenti accuse all’ex presidente che poi, con il passare dei mesi, hanno minimizzato, ignorato e negato.    

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