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Scandalo indagini segrete sui parlamentari: dicono che non sapevano… o dormivano

I ministri della giustizia di Trump, Sessions e Barr, si difendono dicendo che non ne sapevano nulla... Intanto al Congresso si avvicina accordo per mille miliardi

Le tre scimmiette che non vedono, non parlano e non sentono (Foto Robert da Pixabay)

Cadono dalle nuvole e cade la prima testa. Jeff Sessions, per due anni ministro della Giustizia nell’Amministrazione Trump e poi William Barr che lo ha sostituito così come il viceministro Rod Rosenstein hanno detto che loro, delle indagini segrete del dipartimento della Giustizia sui congressmen Adam Schiff ed Eric Swalwell e dell’avvocato della Casa Bianca, Don McGahan, non ne sanno nulla. Così come non sanno nulla dei giornalisti del Washington Post, New York Times e della Cnn anche loro “osservati speciali” del Dipartimento della Giustizia.

Jeff Sessions

Nel pomeriggio il ministro della Giustizia, Merrick Garland, ha incontrato gli editori del New York Times, Washington Post e Cnn, le testate che avevano i giornalisti messi sotto osservazione. In un comunicato Garland ha affermato che le regole per chiedere le indagini segrete dovranno essere cambiate.

Le investigazioni sono state avviate dal 2018, pare per le soffiate sul Russiagate pubblicate dai media. Session era il ministro della Giustizia, ma si era ricusato dalla vicenda del Russiagate per i suoi contatti avuti con l’ambasciatore russo a Washington. L’indagine per capire che desse le notizie ai giornali invece veniva fatta dal suo vice, Rod Rosentein.

L’allora presidente Donald Trump con l’allora Attorney General William Barr (Wikimedia/Photo by: Shane T. McCoy/U.S. Marshals, Office of Public Affairs from Washington DC)

Nel 2018 venne imposto ad Apple di fornire i metadati, le informazioni su internet e cellulare che descrivono email, messaggi e telefonate, di Adam Schiff e Eric Swalwell, congressman democratici della Commissione di Intelligence della Camera. In loro compagnia anche l’avvocato della Casa Bianca, Don McGahan e molti dei loro familiari, incluso un minorenne.

La vicenda è venuta alla luce perché scaduti i termini dell’ingiunzione del Dipartimento di Giustizia fatta ad Apple, l’azienda di Cupertino ha informato gli inquisiti che erano stati messi sotto sorveglianza su ordine del Dipartimento della Giustizia che non solo aveva imposto ad Apple, ma sembra che ci sia anche coinvolta Google, la segretezza ma anche l’obbligo di non rivelare a nessuno l’esistenza dell’operazione. Questa richiesta è stata rinnovata tre volte fino a Maggio di quest’anno. Alla scadenza, senza che l’ingiunzione fosse stata rinnovata, Apple lo ha rivelato agli indagati.

Edward Snowden (wikimedia)

Questo tipo di operazioni sono sancite dalle FISA Court, le Federal Intelligence Surveillance Act in caso di spionaggio. Possono essere richieste sia dal Dipartimento della Giustizia, dalla NSA (National Security Agency) che dall’Fbi in casi di spionaggio o terrorismo. Per ottenere l’ingiunzione ci deve essere la “probable cause”, il ragionevole sospetto, che un crimine sia stato commesso o che venga progettato “con entità straniere”. L’ingiunzione deve essere approvata da un magistrato federale di alto rango. Nell’Amministrazione Obama il giudice incaricato era il leader della Corte Suprema Roberts. Un esempio è stato quello della NSA che chiese a Verizon tutti i metadata su Edward Snowden il quale aveva dato al Washington Post e al Guardian le informazioni sui programmi di sorveglianza della NSA e poi fuggì in Russia.  Mai fino alla presidenza Tump erano stati messi sotto osservazione parlamentari o giornalisti americani critici dell’operato della Casa Bianca.

Il ministro Merrick Garland ha dato l’incarico all’ispettore all’ispettore generale del Dipartimento della Giustizia, Michael Horowitz, di svolgere l’indagine.

I parlamentari democratici ritengono che per far luce sulla vicenda passerà molto tempo e loro vogliono risposte immediate. Il leader della maggioranza democratica al Senato Chuck Schumer ha detto che i due ex ministri della Giustizia, Jeff Session e William Barr saranno chiamati a testimoniare al Congresso per il disinvolto uso delle ingiunzioni per le indagini segrete e se non lo faranno verrà emessa una ingiunzione per farli andare al Campidoglio.

La speaker della Camera, Nancy Pelosi, durante il programma domenicale di Cnn “State of the Union” ha detto che queste indagini segrete sono un altro egregio esempio dell’assalto al sistema democratico da parte di Donald Trump”. 

E cade la prima testa. John Demers, il capo della National Security del dipartimento della Giustizia nominato dall’ex presidente, ha dato le dimissioni questa mattina. Ha detto che le aveva annunciate da tempo. La circostanza del suo congedo proprio ora, dopo che la vicenda delle indagini segrete, senza che Matt Olsen, il candidato dell’amministrazione Biden che prenderà il suo posto, sia comparso davanti al Senato per essere confermato, le rende sospette.

Il senato USA (Foto di Eric Haynes https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/)

La vicenda delle indagini segrete ha animato la giornata politica e ha un po’ oscurato l’accordo bipartitico raggiunto tra democratici e repubblicani sul piano da mille milioni di dollari, la metà di quelli richiesti da Biden nel suo progetto American Jobs Plan, per rammodernare le infrastrutture e creare posti lavoro nella produzione di energia pulita. Secondo quanto scrive il Washington Post la Casa Bianca starebbe esaminando la proposta, a patto che poi i senatori democratici dissidenti, Joe Manchin e Kyrsten Sinema, in futuro non si oppongano al finanziamento dei progetti sospesi allorché la Casa Bianca li presenterà usando il Reconciliation, la scappatoia usata per le leggi finanziarie che al Senato non vuole la maggioranza qualificata, ma solo quella semplice.  Da capire appunto se i due senatori democratici conservatori, così come quelli più a sinistra nel partito, Sanders, Warren, Gillibrand, Blumenthal, Markey accetteranno la proposta. Per ora Biden che si trova in Europa, non ha bocciato l’accordo.   

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